Mille volte grazie all’Hip Hop

Un grazie all’Hip Hop per aver insegnato il significato della parola “meritocrazia” al paese della raccomandazione, perchè in questa cultura chi merita va avanti e chi è raccomandato, prima o poi… si scioglie.
Un grazie all’Hip Hop per aver colmato una voragine culturale gigantesca, per averci fatto uscire da un medioevo intellettuale che negli ultimi 20 anni ha erto a modelli gli emblemi della nullafacenza e della sterile apparenza, confondendo e guastando le aspirazioni dei giovani, mortificandone l’intelligenza e il talento.

Un grazie all’Hip Hop, specialmente a quello italiano, per aver avuto la forza di rialzarsi , ad un passo dalla definitiva estinzione, amplificando il suo messaggio, portandolo a vette mai toccate prima di oggi, sempre di più, sempre a più gente sempre più forte. Grazie quindi all’underground, che tiene vivo il vero spirito e i veri valori di questa cultura, e un grazie anche al mainstream, che consente a una gran quantità di gente di potersi avvicinare a qualcosa che altrimenti non avrebbe conosciuto.
Un grazie all’Hip Hop perchè è democratico e perchè permette a tutti di potersi esprimere: a chi non ha un foglio di poter scrivere poesie, a chi non ha studiato pianoforte di poter fare musica , a chi non ha una tela di poter fare arte e a chi non ha studiato danza classica di poter ballare.

Un grazie all’Hip Hop perchè ci rende indipendenti dagli strumenti e persino dalla consolle. Un grazie a tutti coloro che fanno Beat Box, perchè ci consentono di poter rappare anche senza corrente.

Un grazie all’Hip Hop per averci liberato dalle camicie, dai mocassini e dai pinocchietti. Perché sei ciò che pensi e ciò che sai fare, non ciò che vesti!
Un grazie a tutti i writer, che nei quartieri degradati, orfani di una deindustrializzazione traditrice, rischiano in prima persona pur di fare arte, avendo poi il coraggio di guardarla svanire, giorno dopo giorno, pioggia dopo pioggia.

Un grazie a tutti i rapper, perché hanno liberato la musica da un’ipocrisia asfissiante, perché non parlano solo d’amore ma anche del mondo che ci circonda, con le sue storture e i suoi drammi, di tutte quelle emozioni negative di cui la narcolettica musica italiana sembra essersi dimenticata.
Un grazie ai B-Boy perchè ci han fatto capire quanto sia ridicolo restare ingessati nei club, muovetevi ragazzi!
Grazie a tutti i produttori e a tutti i Dj, che nonostante i continui insulti da parte di chi afferma che la loro non sia musica, continuano a sudare per farci contenti. Signori, la musica si evolve ed oggi si può fare anche al PC e alla consolle, fatevene una ragione!

Un grazie a tutti i freestyler e alle loro battle, perché ci consentono di risolvere pacificamente screzi che, fino a 30 anni fa in America, si risolvevano sparando nei ghetti. L’Hip Hop ha portato pace in terra di guerra e parole al posto del sangue, peace!
Un grazie all’ Hip Hop perché è la cultura che mi rappresenta, perché mi completa, mi sazia, mi consente di esprimere ciò che ho da dire a 360 gradi, in qualsiasi campo, in ogni parte del mondo, in ogni momento. Perché mi ha insegnato il valore del talento e del rispetto, perché mi ha dato, e ci ha dato, una chance.


Francesco Bitto

E tu? Dì il tuo grazie all’ Hip Hop qui sotto! 
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Queste bombolette non sono in vendita. Fenomenologia del writing

Li odiano perchè non possono comprarli, perchè in un mondo in cui tutto è mobile, quindi commerciabile, loro disegnano su ciò che è immobile quindi non in vendita. Li odiano perché senza i loro studi, i loro pennelli, i loro critici e i loro vernissage riescono a produrre lavori senza termine di paragone nell’arte contemporanea, ormai malata di autofagia e autorefenzialismo, venduta alle logiche del mercato e dei mercanti. Ma soprattutto li odiano per la loro passione, perchè non è facile fare arte rischiando quotidianamente denunce e multe, non è facile trovare il coraggio di guardare la propria opera sbiadire giorno dopo giorno, pioggia dopo pioggia, impotenti, fermi, nella consapevolezza che non resterà niente di lei e quindi di te.
Da Philadelphia a Berlino, da New York a Marsiglia, da Milano a Lisbona i writer colorano i grigi e squallidi relitti di una deindustrializzazione urbana che sfoglia interi quartieri abbandonando a se stesse le città un tempo sedotte. Il writing è rivalutazione e riqualificazione di capannoni, muri e strutture in disuso. Il writing è colorare ciò che è buio, rianimare ciò che è senza vita. Esiste quindi arte più nobile? Esiste quindi arte più democratica? Quando cammini per le strade della città e ti soffermi a contemplare un graffito qualcuno ti chiede i soldi del biglietto? No! È gratis, ecco cosa li fa impazzire, il fatto che sia gratis!
Quindi si affannano a definite “merda vandalica” una disciplina che sfugge alle loro logiche, cancellano i graffiti e perseguitano i writer, tutto rigorosamente in mala fede. Perchè pensavate che odiassero il writing? Perchè non riuscivano a comprenderne la natura? Per un bug generazionale? No amici, il contrario, lo combattono proprio perchè l’hanno capito!

Alcuni tra i Murales che vedete qui in basso sono considerati tra i migliori al mondo!

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Francesco Bitto