Fat Flag: modelli col corpo dipinto coi colori delle bandiere che mangiano il corrispettivo cibo nazionale

La prima cosa che viene in mente quando si vede la bandiera americana? Libertà, la Statua della Libertà! O forse anche un grosso hamburger, ed è quest’ultimo tipo di associazione ad essere stato utilizzato dal fotografo francese Jonathan Icher nella sua serie fotografica intitolata “Fat Flag“.
La Make-up artist Anastasia Parquet oltre a “pitturare” il corpo dei modelli aiutò Icher a scegliere le cinque nazionalità da rappresentare nel suo progetto. La Francia è rappresentata da un giovane che mangia un croissant, una ragazza Giapponese mangia sushi, ovviamente l’Italia è rappresentata da una ragazza che mangia spaghetti, un uomo dipinto coi colori della bandiera Americana è pronto a ingoiare un hamburger e una ragazza mangia un uovo fritto per rappresentare la tipica colazione all’Inglese.

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Alexej Kljatov: Macro estreme di fiocchi di neve con attrezzatura "fai-da-te"

Alexej Kljatov è un fotografo appassionato di macro fotografia, che ha passato gli ultimi due anni a produrre scatti ravvicinati su dei soggetti davvero minuscoli. Fiocchi di neve.
Di recente ha deciso di aumentare l’ingrandimento della sua fotocamera, mediante un obiettivo Helios 58mm F/2 posto direttamente a contatto con la lente della sua Canon Powershot A650.
Questa costruzione casalinga lo ha ripagato con un incredibile ingrandimento portando alla luce gli infiniti dettagli degli intricati cristalli di ghiaccio.

Il sistema creato da Alexej Kljotov per “congelare” i fiocchi di neve
Helios 44M F/2.0 fabbricato in Russia

“Fotografo i fiocchi dal terrazzo di casa mia”. Dice Alexej, “Il più delle volte utilizzando un tavolino posizionato con la base a contatto con il pavimento e le gambe verso l’alto e una lastra di vetro appoggiata al di sopra, una torcia a LED fissata dall’altra parte del vetro illumina la scena attraverso due buste di plastica per rendere la luce più uniforme”. 

Altre volte invece” continua, “sfrutto la luce naturale e per lo sfondo utilizzo un tessuto di lana scuro“.
Aggiunge poi Alexej “In passato mi servivo dell’obiettivo macro della mia Powershot. Ma grazie all’esperimento con l’obiettivo Helios 44M-5 sono riuscito ad aumentare l’ingrandimento ottenendo dei risultati incredibili”.

Scopri di più sulla tecnica di Alexej Kljatov.

Il 44M F/2 montato su un Praktica MTL 5 B

Helios era una marca di obiettivi fabbricati in Russia, montati solitamente sulle fotocamere Zenit e compatibili anche con fotocamere con attacco M42 come la Pentax Sportmatic, il 44M come anche il 40M adottano il sistema ottico Carl Zeiss Biotar.

Cecelia Webber: l’artista che crea ritratti di animali, insetti e fiori con modelli nudi

Guardando da lontano le foto scattate da Cecelia Webber si vedono dei fiori colorati su uno sfondo scuro, ma osservandole più attentamente da vicino si nota che i fiori non sono normali, ma vengono creati con corpi femminili. Non per niente si dice che le donne sono come i fiori …
Per ottenere questi risultati Cecelia prima fotografa i modelli nudi, e poi durante la fase di postproduzione li modifica utilizzando i corpi delle modelle per creare incredibili collage. Le immagini di coloratissimi uccelli, insetti e fiori sono curate alla perfezione. Per raggiungere l’angolo corretto, Cecelia riesce a eseguire fino a 100 versioni della stessa immagine. Il risultato finale è un mix di diversi personaggi, ognuno dei quali è stato fotografato in una posa diversa.
Ogni immagine viene realizzata seguendo un lavoro suddiviso in più fasi. Si comincia con la ricerca dell’oggetto che voglio ottenere. Preparo uno schizzo dei corpi umani che nel passo successivo verranno fotografati. Non perfeziono i miei modelli con un programma di grafica, è molto importante per me presentarli così come sono. Quando vengono disposti su una foto, giocando con la composizione e con i colori può accadere di tutto perché ci sono innumerevoli variazioni. Quest’ultima fase è magica“.
Cecelia Webber trae ispirazione dall’osservazione della natura. Da bambina amava arrampicarsi sugli alberi e passava gran parte del tempo a osservare uccelli, insetti, foglie. Le opere dell’artista sono pensate per sottolineare il nostro legame indissolubile con la natura.

I naufragi fotografati da John Gibson

Il National Maritime Museum di Londra ha recentemente acquisito una collezione fotografica che mostra diversi disastri navali durante il diciannovesimo e ventesimo secolo.

John Gibson (1827–1920), l’autore di questa collana, iniziò, alla fine del 1860, quello che sarebbe diventato un vero e proprio business fotografico per lui e la sua famiglia. La sua prima fotografia raffigurante un naufragio, risale al 1869.

Grazie all’insegnamento del padre, i suoi due figli, Alexander and Herbert, catturarono alcune delle immagini più evocative nella storia delle tragedie del mare. L’archivio delle immagini di Gibson fu costruito foto dopo foto in ben 125 anni (1872 to 1997), da quattro generazioni della famiglia.

Le immagini mostrate, Clicca qui per vedere l’archivio di Gibson, anche se narrano di un argomento tragico e ad oggi ancora attuale, sono un chiaro esempio dell’immenso potere della fotografia nel raccontare la storia, con emozioni, dolori, gioie e l’insieme di sensazioni che solo un breve istante “congelato per sempre” può trasmettere.

I Ritratti Genetici di Ulric Colette: quando si dice ‘tale padre, tale figlio’

Figlio: Nathan (7 anni) & Padre: Ulric (29 anni)

Quante volte una qualche vostra zia vi ha detto che siete la copia sputata di vostro padre, ma, guardando una qualche vecchia foto, non avete colto i tratti che vi assimilavano a lui? Tratti che, magari, si evidenzieranno con i segni del tempo che solcheranno il vostro viso con il passare degli anni? 

Ulric Collette, Fotografo e Grafico residente a Quebec City, centro urbano dell’omonima provincia canadese, ha pensato quella che potrebbe essere la più sorprendente idea per le fotografie della famiglia mai realizzata prima! Qualcosa capace di mettere in mostra il modo in cui il DNA rende evidenti ai nostri occhi i legami di sangue.
Durante un progetto del tipo “un’immagine al giorno” Ulric ha provato ad invecchiare il proprio figlio utilizzando Photoshop, arrivando, in via del tutto accidentale, al suo primo ritratto genetico (la prima immagine della sequenza). I ritratti genetici, se non risultasse abbastanza evidente alla prima occhiata, sono stati realizzati unendo i ritratti dei due parenti coinvolti, portando a risultati spesso sorprendenti; infatti, abbastanza stranamente, i ritratti ottenuti dalla combinazione di questi volti hanno un aspetto relativamente normale, o, in certi casi, non troppo anormale. 
È stato lo stesso Ulric ad attribuire il nome di “Ritratti Genetici” a questa sua serie di lavori fotografico-informatici e pare avere ancora altre idee legate al potenziale della tematica genetica in fotografia. 
In ogni caso, dopo aver lanciato queste sue creazioni, ci aspettiamo di vedere nuovi pionieri di questa tecnica fotografica; magari anche voi appassionati potreste provarci e scoprire chi trai vostri fratelli e sorelle assomiglia di più a vostra madre e vostro padre, e, se proprio non somigliate abbastanza ai vostri parenti stretti, potrete sempre provare a combinare insieme i volti di vostri amici e conoscenti.

Adesso però godetevi le foto che Ulric Colette ha realizzato per questa serie.

Sorelle: Gabrielle (28 anni) & Lèa (25 anni)
Gemelli: Alex & Sandrine (20 anni)
Figlia: Ismaëlle (10 anni) & Padre: Ulric (29 anni)
Figlia: Ariane (13 anni) & Padre: Andrè (55 anni)
Figlia: Marie-Piere (18 anni) & Madre: N’sira (49 anni)
Sorelle: Isabelle (32 anni) & Amèlie (33 anni)
Madre: Johanne (54 anni) & Figlia: Roxane (22 anni)
Madre: Julie (61 anni) & Figlia: Isabelle (32 anni)
Figlio: Nathan (9 anni) & Padre: Ulric (32 anni)
Sorelle: Roxane (22 anni) & Jill (25 anni)
Figlia: Amèlie (33 anni) & Padre: Daniel (60 anni)
Padre: Daniel (60 anni) & Figlia: Isabelle (32 anni)
Sorelle: Catherine (23 anni) & Vèronique (29 anni)
Figlia: Veronique (29 anni) & Madre: Francine (56 anni)
Madre: Francine (56 anni) & Figlia: Catherine (23 anni)
Fratelli: Christophe (30 anni) & Ulric (29 anni)
Padre: Denis (60 anni) & Figlio: Mathieu (25 anni)
Sorella: Karine (29 anni) & Fratello: Dany (25 anni)
Cugini: Justine (29 anni) & Ulric (29 anni)
Fratelli: Mathieu (25 anni) & Ulric (29 anni)
Gemelle: Laurence & Christine (20 anni)
Padre: Laval (56 anni) & Vincent (29 anni)
Madre: Julie (61 anni) & Figlia: Amèlie (33 anni)
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Eugene Richards: dietro al dolore

Eugene Richards, Child and Mother with aids, Safo, Niger, 1997
“È pretenzioso per un fotografo credere che i suoi scatti possano cambiare qualcosa. Se lo facessero non vorremmo esser tormentati dalla guerra, dal genocidio, dall’odio. Un contributo realistico lo possono dare facendo vedere le cose dal punto di vista di chi le vede accadere, creano un ricordo storico, queste fotografie ci danno modo di riflettere”. 
Nato nel 1944 nel Massachusetts Eugene Richards è uno dei migliori fotografi documentaristi di sempre. Laureato in letteratura e giornalismo, studiò fotografia con Minor White. Partecipò al movimento di protesta contro la guerra in Vietnam e nel 1968 prese parte al programma AmeriCorps VISTA (Volunteers in Service to America) e, assegnato alla zona est dell’Arkansas, fondò un’organizzazione per i servizi sociali e un quotidiano che dona una voce alla popolazione afroamericana, denunciando le attività del Ku Klux Klan. 
Dotato di una grande personalità ha saputo cogliere e raccontare le storie delle diverse classi sociali, dei sobborghi, delle guerre, delle malattie, ed ha riversato tutto questo in una serie di libri. Primo di questi, “Few Comforts or Surprises” del 1973, in cui descrive la povertà rurale dell’Arkansas. Segue un ancor più sentito secondo libro auto-pubblicato: “Dorchester Days” del 1978, il quale rappresenta un “ritorno a casa”, nella sua teca del Massachusetts (e forse per questo un documento molto più attento), in cui rigetta tutta la sua rabbia, sia politica che personale. “Exploding into life” del 1986 racconta la lotta al cancro della sua prima moglie, “Cocaine True, Cocaine Blue”, del 1994 è un’indagine sulla droga nelle città americane e “Fat Baby” è una collezione di quindici reportage fotografici e testuali. “The Blue Room” racconta a colori le case abbandonate d’America e “A Procession of Them” affronta il dramma degli istituti psichiatrici. 
“Turbato dalla crescente indifferenza del pubblico nei confronti della tragedia in Iraq e critico verso la mia stessa inazione, ho intrapreso un viaggio lungo alcuni anni per documentare le vite di quegli americani che la guerra aveva profondamente cambiato”. 
“War is personal” è il suo lavoro sulla guerra in Iraq che allora era al quarto anno. Tomas Young quando prese il fucile non poté certamente pensare di poter diventare un vecchio veterano paralizzato e pieno di rancore, proprio come Michael Harmon che tornato dal campo di battaglia non sente più d’appartenere alla propria casa. Non passa giorno senza che Carlos Arrdondo s’incolpi per suo figlio, marine, che credeva nella sua patria è che morì in guerra: non come Kimberly Riviera, che decise fatalmente di disertare e di fuggire in Canada piuttosto che tornare in Iraq; e non fortunati quanto Nelida Bagley, madre di un figlio leso al cervello, convinta che un giorno possa guarire. È una rivelazione sconvolgente, sono le vite celate dietro i media, quando leggiamo o sentiamo della morte di un soldato non possiamo certamente immaginare tutto il dramma che una morte possa generare. Cronache ed esperienze profonde, non sul campo di battaglia ma sulla reazione a catena di sofferenza che si trascina pesantemente alle spalle come la rete di un pescatore. 
Sono molti i riconoscimenti ottenuti, tra cui il Guggenheim Fellowship, il National Endowment for the Arts, il W. Eugene Smith Memorial Award, il National Geographic Magazine Grant for Photography, il Getty Images Grants for Editorial Photography, e l’Amnesty International Media Awards. Nel suo documentario “But, the day came” racconta l’ingresso di un anziano contadino del Nebraska in un ospizio, e con questo reportage ha ricevuto il premio come miglior cortometraggio al Full Frame Documentary Film Festival.

Andrea Silva

John Wilhelm: il fotografo che manipola le fotografie e lo ammette tranquillamente

Il fotografo John Wilhelm sta creando composizioni brillanti con le foto da lui stesso scattate: i soggetti principali sono gli animali. Il lavoro di Wilhelm è una combinazione di capacità fotografiche e abilità di elaborazione delle immagini mista a un’incredibile fantasia.
Sono rimasto molto sorpreso dell’interesse che ha suscitato il mio lavoro. Le persone che vanno in giro per il mondo possono fotografare gli animali nelle loro condizioni naturali, mentre un maniaco del Photoshop come me può solo andare allo zoo. Faccio quello che faccio perché mi piace. Io non voglio infastidire i fotografi di “National Geographic”. Penso che la cosa più importante sia l’onestà, non voglio ingannare nessuno. Confesso apertamente che il mio lavoro consiste nel manipolare molte foto. Questo è il mio modo di vivere, un modo per liberare la mia creatività“- ha dichiarato il fotografo.

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