Auguri alla Repubblica? Riflessioni sulla ricorrenza del 2 Giugno

67 anni? Davvero? Come vola il tempo in Italia! Era il 2 Giugno del 1946 quando, per la prima volta a suffragio universale, siamo stati chiamati alle urne per decidere tra Monarchia e Repubblica; uscivamo con le ossa rotte dal conflitto mondiale, ma con tanta voglia di rialzare la testa e di dire al mondo: sì, ci siamo anche noi! 
Sono passati tanti anni da quella data storica, ma troverete ancora tante, tantissime persone che a quei giorni hanno partecipato attivamente: mio nonno, ad esempio, ricorda di aver votato monarchia “perché Mussolini era un pazzo ma il re era una persona perbene” e come lui tanti altri scelsero di proseguire con Casa Savoia. Nel giorno della Festa della Repubblica non dobbiamo dimenticare che siamo quello che siamo per “soli” due milioni di voti. 
L’Italia è stata, ed è ancora, un paese diviso: in quel referendum al Nord l’esperienza partigiana portò la Repubblica a sfiorare il 70%, al Sud l’affezione alle forme tradizionali al risultato opposto; una frattura nata in tempo di guerra e acuitasi col passare degli anni di una Nazione definita disgraziata, martoriata, incivile, inquinata, violenta, mafiosa, corrotta, ma sulla cui unicità e bellezza tutti, anche i più colpevoli del degrado in cui viviamo, concordano. 
67 anni di… cosa? Viene proprio da chiedersi quale sia l’eredità lasciataci dai c.d. “Padri della Nazione”. Purtroppo, rispetto ad altri Stati del mondo, la storia italiana presenta la peculiarità di aver esplicitato il suo percorso di Indipendenza in due distinte fasi, Risorgimento e Resistenza, egualmente discusse e contestate: da un lato i neoborbonici, i federalisti, il Papa, Cavour, la Francia, l’Austria, dall’altro i neofascisti, poi i monarchici, i comunisti, i democristiani, i liberali, Togliatti, Andreotti, De Gasperi, Scelba, Giuliano, i servizi segreti… non mancava nessuno negli anni che hanno determinato ciò che siamo oggi, ciò che faticosamente amministriamo per quanto, sempre più spesso, con scarsi risultati.

Tagli al 2 Giugno, assenti le tradizionali Frecce Tricolore

Si è tenuta oggi, 2 Giugno, la tradizionale parata per celebrare la Festa della Repubblica: una cerimonia in tono minore, segnata dal risparmio per via della crisi. Ma siamo sicuri che sia solo una questione di soldi? Forse che l’America rinuncia al 4 Luglio, o la Francia non festeggia più la Rivoluzione? Sarà forse che l’Italia è una nazione che fa fatica a ricordare e a festeggiare perché orfana di coloro che l’hanno resa grande? Chi di noi risponde: “sono italiano” e non preferisce invece citare la regione di appartenenza? Privi di padri, senza eredità per i figli, con l’unica speranza di cambiamento riposta in quella Carta che oggi si vuole cambiare… e allora, Auguri, Repubblica.

Roberto Saglimbeni
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