Progetto fotografico per diffondere sorrisi e felicità ai malati di cancro di Vincent Dixon e Fondazione Mimi

“Sai cosa mi manca di più? Essere spensierato”. Questa è stata la frase che ha dato l’ispirazione alla Fondazione Mimi per creare un progetto fotografico. A 20 persone malate di cancro è stato chiesto di partecipare a una esperienza di restyling con stilisti e parrucchieri. 
I partecipanti hanno dovuto subire un radicale cambio di look a occhi chiusi, per poi riaprirli solo una volta fatti accomodare di fronte a uno specchio. Nessuno di loro era a conoscenza che dietro allo specchio bidirezionale li aspettava il fotografo professionista Vincent Dixon per poter catturare i loro sguardi increduli nel momento in cui aprivano gli occhi. 
L’obiettivo della campagna è quello di permettere ai pazienti di dimenticare la loro malattia, mettere da parte le loro difficoltà quotidiane e godere la spensieratezza totale per un breve periodo di tempo. Le foto sono state raccolte e pubblicate in un album intitolato “If only for a second” (“Se solo per un secondo”)
“Ogni foto è seguita da una didascalia con la data e l’ora dello scatto e, soprattutto, il secondo scatto in cui la persona dimentica la propria malattia. Sfogliando questo libro il lettore è accompagnato da risate, risatine e volti spensierati. I lettori saranno sorpresi di avere sui propri volti… un sorriso. Questo è il messaggio “Se solo per un secondo”, un progetto per diffondere sorrisi e felicità”.







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Timothy Archibald cattura l’universo particolare di suo figlio autistico

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia.

Echolilia è un progetto dal valore documentario, carico di emozioni e assolutamente mozzafiato. È stato realizzato dal fotografo statunitense Timothy Archibald, che ha prodotto uno dei migliori servizi sull’autismo, mostrando suo figlio Elia attraverso una toccante serie di scatti.
Le immagini di  Elia raccontano i suoi sentimenti e l’introspettiva interiore del bambino. Sembrano mettere in luce tutte le sue debolezze e la sua spensieratezza, enfatizzando particolarmente questa condizione umana.
Si tratta di una fotografia documentaria veramente intima, onesta, emotiva, struggente, cruda e soprattutto molto bella.
C’è una bellezza innegabile nel modo di mostrare la vita quotidiana di Elia, dove sono i dettagli che danno un senso alla narrazione di una storia dal sapore agrodolce.
Il risultato è l’immedesimazione non soltanto con gli occhi del fotografo, ma anche con il papà di questo bambino. Ciò dà una visione particolareggiata di un argomento complesso come l’autismo.
S. Alessandra Severino: Flickr