Maldive, la polizia impedisce le elezioni e prende il potere: è ‘golpe’

Mohamed Nasheed
“Un giorno buio per la democrazia”: così titola il Minivan News, a seguito del “golpe” effettuato stamattina dalla polizia nelle Maldive. Lo Stato insulare si apprestava a svolgere regolari elezioni, ma i preparativi sono stati interrotti nella prima mattinata e la democrazia sospesa. 
L’annuncio è stato dato dal Comitato per le Elezioni, che attraverso un comunicato ha dichiarato: “Mentre stavamo effettuando i preparativi per le operazioni di voto, il Servizio di Polizia delle Maldive ha imposto che nessun documento relativo alle elezioni lasci l’ufficio della commissione, stoppando di fatto lo svolgimento delle elezioni.” 
Si sospetta che la polizia abbia agito per impedire la rielezione del candidato progressista Mohamed Nasheed, che nei giorni scorsi aveva già subito attacchi giudiziari che avevano ostacolato il corretto svolgimento della campagna elettorale. Le elezioni si erano già svolte il 7 settembre scorso, ma il loro risultato era stato annullato dalla Corte Suprema del Paese in seguito al ricorso del principale concorrente di Nasheed, il Jumhoree Party. Anche in quell’occasione era stato l’ex premier a spuntarla, col 45,5% dei voti. 
La polizia si era già apertamente schierata contro Nasheed, rifiutando di eseguire i suoi ordini durante una crisi di governo nel 2011 e schierandosi al fianco dei protestanti durante una manifestazione contro il premier. L’atteggiamento delle Forze dell’Ordine fu uno dei fattori che spinse Nasheed a dimettersi anticipatamente.

Giovanni Zagarella
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Egitto nel caos, arrestato il capo dei Fratelli Musulmani

Mohamed Badie, leader dei Fratelli Musulmani

Si arricchisce di un nuovo capitolo l’inquietante golpe militare in Egitto: Mohamed Badie, leader dei Fratelli Musulmani, è stato scovato ed arrestato dalle forze armate in un appartamento del Cairo. Badie, 70 anni, il cui figlio era stato ucciso negli scontri dei giorni precedenti, è apparso in buona salute davanti alle telecamere, seppur circondato da un cordone di AK-47 spianati. Si stringe dunque il cappio intorno al collo dei pro-Morsi, che in queste ore subiscono anche lo scacco della prossima scarcerazione dell”ex presidente Mubarak, per il quale è stato disposto il reintegro nei gradi di generale e la decadenza dalla maggiorparte delle accuse.

Mentre gli opinionisti s’interrogano sulla fine della “Primavera Araba” e i militari mostrano al mondo, ancora una volta, la loro forza, fa scalpore l’inettitudine in materia estera non solo delle decadenti istituzioni comunitarie, ma anche e sopratutto degli USA di Barack Obama, che sembrano lavarsi le mani dello scacchiere mediorientale. Intanto non si ferma la conta dei morti: squadriglie armate rastrellano case su case alla ricerca dei Fratelli Musulmani, e in risposta ben 24 poliziotti sono morti in un attentato nella giornata di ieri. Il generale Al-Sisi, uomo forte del nuovo regime, sembra al momento in grande vantaggio sulla coalizione filoislamica, che annuncia tuttavia la disobbedienza civile permanente e il boicottaggio di tv, giornali, radio che sostengano il colpo di Stato.

Roberto Saglimbeni