Mezzosangue, spessore doppio: recensione di Musica cicatrene

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Conoscete la differenza tra un cavallo purosangue e un cavallo mezzosangue? Il cavallo purosangue vanta origini nobili, controllate, è idoneo ai concorsi, alle esposizioni, in poche parole a tutto ciò che abbia a che fare con l’apparenza. I mezzosangue invece, pur essendo più forti, veloci e resistenti, sono tagliati fuori da questo fantastico mondo ovattato, e sono destinati ai lavori di fatica. In guerra i cavalli sono quasi sempre mezzosangue! C’è quindi chi è idoneo all’apparenza, alla finzione, al grande pubblico, e chi al contrario vota la sua vita alla fatica, alla sofferenza e al prossimo. In un era del rap italiano dove tutti abbassano l’asticella contenutistica, dalla Capitale arriva con prepotenza un rapper atipico sulla scena, pronto a ritagliarsi lo spazio che merita. Il suo nome è Mezzosangue e, con il suo mixtape di esordio, “Musica cicatrene”, ha immediatamente attirato su di sé le attenzioni del pubblico underground. Altro che cicatrene, ragazzi! Il rap di Mezzosangue apre le ferite, ci scava con il cucchiaino e ci caga dentro, con una profondità (il vero punto di forza) disarmante, scaturita dalla trattazione di argomenti scottanti che spaziano attraverso una varietà di temi decisamente ricca.
Quello del rapper romano è un lavoro che si pone come obiettivo quello di esorcizzare le tragedie e le storture della propria vita, per cicatrizzarle, analizzarle e proporle al pubblico: in questo caso il rap rappresenta i dubbi e le delusioni di un giovane italiano come tanti, che come tanti si sente oppresso da una società che pretende tutto da lui ma che a lui niente offre, e da un quotidiano assillante, freddo e desolante (guardare il video di “Never mind” per capire), in cui diventa impossibile tessere rapporti umani sinceri, sviluppare le proprie passioni e quindi aspirare alla felicità.
Ma Mezzosangue si spinge ben oltre le proprie vicende personali, denunciando i vizi e le contraddizioni del mondo che osserva: una società soffocante (“questo mare uccide sempre chiunque punta al largo”), e dove soltanto il denaro a conta (“Questa è l’era del contante, è l’era del tutto e subito / puoi comprarti l’arte, farla su misura per un pubblico ignorante”). I temi del consumismo sfrenato, del capitalismo spietato e del (dis)valore dell’apparenza vengono approfonditi in “Secondo medioevo”, pezzo-bandiera del mixtape e picco di qualità dell’intero lavoro. In antitesi totale con l’immagine classica del rapper “bad boy”, interessato soltanto ai soldi e alle donne, Mezzosangue denuncia con un’amarezza atipica (specialmente per la giovane età del ragazzo, classe ’91) la discesa in un nuovo medioevo, un’epoca buia dove il valore è sostituito dal disvalore, che svilisce non solo l’arte, ma gli uomini stessi e le relazioni sociali. Non conta ciò che sei, conta come appari: “Nell’era in cui se sembri vali / vedo semi-umani dietro seni e mani / senza più ideali.” 
Altra caratteristica del mixtape è la presenza nei testi, seppur di fondo, di alcuni caratteri della filosofia esistenzialista. Ciò non riguarda soltanto il pezzo “Esistenzialismo”, che più di tutti esce allo scoperto dicendo: “tu trova appigli, una zattera non basta / Itaca è lontana e questo mare non si calma”, in un anelito verso una meta lontana, apparentemente irraggiungibile e forse inesistente; tutto il disco è pervaso da un pessimismo esistenzialista che si palesa particolarmente in alcuni testi, come Soldierz, dove Mezzosangue denuncia che “siamo l’uno contro l’altro in una guerra personale / l’uno contro l’altro dove cane mangia cane”, sussurrando alla fine del testo “Homo homini lupus”, in un richiamo ad Hobbes ed ai classici che chiude il cerchio, con lo stesso pessimismo-realismo che permea tutto il mixtape. La tendenza esistenzialista include anche l’atteggiamento pessimista nei confronti di Dio, che si traduce in una ben più terrena ostilità nei confronti del clero e della Chiesa: Questa è l’era delle chiese, la fede è nel saio / visto che ora un prete prende quanto un operaio e chiedigli se sbaglio / ma lui non campa una famiglia, quel bastardo / non lo sa cos’è una figlia, tocca quella di un altro. 

Il rapper romano dimostra di avere un bagaglio culturale sopra la media, grazie alla mole di citazioni presenti nei suoi testi: non solo svariati richiami ai classici, come la già citata Itaca, più volte utilizzata come metafora di una meta lontana e avvolta nella nebbia, ma anche citazioni a “L’ode al vento occidentale” di Percy Shelley, al mito di Icaro, al Gunpowder Plot, a I soliti sospetti. Difetti? Uno stile un po’ “old” e un flow non sempre trasportante, a cui si aggiunge una carenza di espedienti stilistici tipici del rap italiano contemporaneo (sostituzioni, allitterazioni, rime impure, rime non chiuse ecc ecc), carenze ampiamente giustificabili e comprensibili vista la giovane età, e che Mezzosangue potrà ampiamente colmare con il tempo. Dopo tutto conta cosa dici, non come lo dici!

Giovanni Zagarella e Francesco Bitto

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