Metastasis, arriva il ‘Breaking Bad’ colombiano!

Vi chiedete, di continuo, come sarebbe stato Breaking Bad ambientato in Colombia e, allo stesso tempo, vi chiedete come suonerebbe lo slang di Jesse in spagnolo? Nel caso, altamente improbabile, queste domande fossero il vostro tarlo quotidiano, ecco a voi un annuncio che allieterà la vostra intera esistenza: la Sony Pictures ha confemato la produzione di Metastasis!
Avete già capito tutto: Metastasis è la versione, in lingua spagnola, del capolavoro appena conclusosi negli Stati Uniti, lo stesso Vince Gilligan (creatore della serie) ha dato l’ok per la produzione di questo remake, che riprenderà fedelmente la storia e in cui non mancherà nessuno dei suoi storici personaggi.
Preparatevi ad amare Walter Blanco (Diego Trujillo) e Jose Miguel Rosas (Roberto Urbina), ovviamente i “nuovi” Heisenberg e Jesse; sono stati annunciati anche: Cielo (Sandra Reyes, Skyler) ed Henry (Julian Arango, Hank).

Chi mancherà sarà invece il famoso camper, giudicato “fuoriluogo” dai produttori, difatti non è un mezzo di locomozione tanto utilizzato in Colombia, verrà sostituito da uno scuolabus.
Walter Blanco, pronto a farsi rispettare
L’uscita è prevista per il 2014 e difficilmente potremo parlare di capolavoro; in ogni caso la Sony sarebbe piuttosto fiduciosa per quanto riguarda questo nuovo telefilm, data la scarsità di trasmissione dei canali via cavo nei paesi latini, che non permettono una messa in onda regolare di determinati prodotti, quindi si tratterà, per determinati spettatori, di un vero e proprio spettacolo mai visto.
Che dire? In ogni caso sarà uno show, perlomeno, interessante e varrà la pena seguirlo, anche solo per sentire la nuova versione di “I’m the one who knocks” e di “Science, bitch”!

Alex Ziro

Breaking Bad: Sangue, Metanfetamina e Lacrime

Disclaimer: l’articolo contiene spoiler sul finale di Breaking Bad
Vale la pena credere nel destino? Ognuno ha la sua opinione a proposito ma se dovessimo credere, anche solo per un attimo, in un qualcosa di così astratto, sarebbe giusto rivolgere i nostri pensieri, ad ogni singola azione della nostra vita, capire cosa ci ha fatto arrivare dove siamo, unire quei fugaci puntini per vedere il quadro generale delle cose. Vale la pena farlo?
La ciudad se llama Duke, Nuevo Mexico el estado, e parliamo di un uomo comune, uno come tanti, se lo incrociaste per strada neanche vi ricordereste il suo viso, il suo nome è Walter White, è un anonimo professore di chimica, con un’amorevole famiglia e qualche problema finanziario, che gli han reso necessario trovarsi un secondo lavoro in un autolavaggio. La vita potrebbe andare peggio.
Di certo a questo mite insegnante è andata meglio in passato: premio nobel per la chimica, co-fondatore della “Gray Matter Technologies”, azienda che registra un fatturato plurimilionario grazie alle ricerche di Walt… anche se succede dopo che lui lascia l’azienda e vende le sue azioni per soli 5.000 dollari. Poteva andargli peggio.
Cosa c’è di interessante in un insegnate di mezz’età? Almeno ha la salute. Mi correggo: almeno ha avuto la salute, fino al momento in cui gli viene diagnosticato un cancro terminale ai polmoni, le cui cure metterebbero letteralmente la famiglia sul lastrico. Forse abbiamo appena toccato il fondo.

Cosa succede quando si tocca il fondo, quando la tua vita viene svuotata da ogni prospettiva e rimani un impassibile spettatore della tua fine? Piangi e te la prendi con quel destino beffardo oppure… approfitti delle tue strabilianti conoscenze sulla chimica, usi un tuo ex studente già avviato nel mondo della droga, e sfrutti le coincidenze (destino?) che ti han portato ad avere un cognato che lavora per la D.E.A. che ti mette, non che fosse la sua intenzione, in testa l’idea di cucinare metanfetamina così da poter pagare tutti i debiti e lasciare la tua famiglia nella serenità economica.
L’ultima lezione che dovrai imparare è: Diventa cattivo, realmente cattivo, perché in quel mondo non sopravvivono gli anonimi professori di chimica.
Essere buoni, del resto, in che modo lo aveva ripagato fino adesso? Il concetto di etica è molto particolare.
Breaking Bad è molto più di questo breve riepilogo, tratta della trasformazione di un uomo, il mite Walter White (Bryan Cranston) in Heisenberg, l’imperatore di un regno che si sorregge su cristalli blu.
Un uomo beffato dalla vita, un genio che non ha mai potuto sfruttare pienamente il proprio potenziale, un uomo che ha sempre affermato di aver ucciso, prodotto droga, cospirato, solo per la sua famiglia ma che solo nel momento in cui ha ammesso di averlo fatto per sé, perché amava essere considerato il migliore, perché amava essere temuto per le sue capacità, è riuscito a trovare la sua pace interiore.
Esser considerato come “Heisenberg the kingpin” era peggio di una droga, il potere era troppo inebriante per lui, quel nome era troppo importante, così tanto da dirottare, praticamente, la D.E.A. nel cercare meglio le sue tracce, perché nessun altro poteva prendersi i meriti di Heisenberg, nessun altro poteva essere riconosciuto come il genio che ha creato la blue meth.

Jesse e Heisenberg
Walter White, in tutto questo, non è morto. Rimane il Walter White padre di famiglia, padre di due figli e marito di Skyler (Anna Gunn, “odiatissima” dai fan per la sua interpretazione di un personaggio che, più di una volta, ha sperato nella morte del marito), ma quanto può rimaner salda la maschera di cristallo? Non per sempre, ovviamente.
Walter, marito e padre devoto, non è riuscito a tenere tutto per sé, i problemi nella famiglia, i segreti da tenere al cognato, Hank (Dean Norris), che cercava come un forsennato questo nuovo padrone del mercato della droga, i soldi che spuntano dal nulla. Tutto è sempre stato vicinissimo ad implodere.
Impossibile non parlare del rapporto con Jesse Pinkman (Aaron Paul), che da semplice ex studente, diventa un figlio per Walter, una persona che deve proteggere, educare, difenderla dai suoi enormi problemi con la droga e dal suo stesso carattere. Nonostante i tantissimi problemi nel loro rapporto, del resto sarà lo stesso Pinkman a dare ad Hank ciò che gli serviva per inchiodare Heisenberg, Jesse è riuscito a rimanere in vita tutti questi anni, anche dopo il suo “tradimento”, solo grazie al suo ex professore.
Questo non è abbastanza per descrivere Breaking Bad, nulla probabilmente sarà mai abbastanza. La serie, appena conclusa, andata in onda su AMC è stata, come era logico aspettarsi, una delle più viste e premiate degli ultimi anni: Bryan Cranston ha il record di Emmy vinti come miglior attore protagonista in una serie drammatica (3), Aaron Paul, dal canto suo, può pure fregiarsi di due Emmy vinti come miglior attore non protagonista in una serie drammatica, così come Anna Gunn ha vinto l’Emmy come miglior attrice non protagonista, ovviamente non poteva mancare il premio finale come miglior serie drammatica. No, neanche questo è abbastanza.
Semplicemente si parla di un capolavoro senza sbavature, si parla di una narrazione fantastica e coerente che ha l’unico “difetto” nell’essersi conclusa, ci vorrebbe un libro per spiegare l’imponenza della serie creata da Vince Gilligan, per parlare di ogni dettaglio, di come lo slang di Jesse sia diventato virale (Science, bitch!), di come rimarrà per sempre immutata di fronte ai nostri occhi la trasformazione di Walt in Heisenberg, che si sublima quando ammette di fronte a sua moglie, timorosa per il loro futuro ora che erano entrati nel mondo. criminale, di essere lui l’uomo di cui tutti devono avere paura (avete già capito: “I’m the one who knocks!”).Per non parlare di tutti i personaggi secondari che si sono avvicendati nella storia, come l’avvocato Saul Goodman (Bob Odenkirk), che grazie ad un personaggio favoloso si è guadagnato il ruolo di protagonista in uno spin-off tutto suo, Mike (Jonathan Banks) il tutto fare e braccio destro di Gustavo Fring (Giancarlo Esposito), l’ex boss di Walter e Jesse, collegamento diretto con el cartel della droga in Messico.
Seriamente, ci vorrebbe un libro per ognuno di questi personaggi, non badate troppo a queste parole, servono solo per dare una menzione d’onore.
L’eredità lasciata da Breaking Bad è realmente pesante.
Il finale: con Walt steso per terra, pronto a sacrificarsi per Jesse, dopo aver messo al sicuro i soldi per la propria famiglia ed essersi vendicato di chi di dovere, è l’immagine che tutti temevamo che avremmo visto; non solo, è anche l’immagine che sapevamo di dover vedere, non per una semplice questione di “redenzione”, perché Walt non si pente realmente di aver fatto la maggior parte delle cose che ha fatto, la sua morte era dovuta proprio perché sapeva che i suoi gesti dovevano avere una conseguenza, sapeva che in ogni caso il suo cancro lo avrebbe stroncato prima o poi (o comunque avrebbe dovuto in passato), lui sa di non dover avere rimorsi nei confronti di un destino che lo ha lasciato senza fiato.

Il cast dopo l’incredibile trionfo agli ultimi Emmy Award

Ringraziamo Gilligan, il cast, ogni secondo di questa serie, per averci raccontato una storia impeccabile, la storia di un uomo pronto a sacrificare tutto per mettersi alla prova, per mostrare a sé stesso di non essere “solo” un padre o “solo” un marito, la storia di un uomo che non poteva arrendersi ad un destino che sembrava così arcigno, anche a costo di mettere a repentaglio tutto.
Ringraziamolo anche per aver raccontato tante altre storie, quella di Jesse, quella di Saul e della miriade di personaggi che abbiamo avuto l’onore di amare o odiare, ognuno di loro ha rappresentato una pennellata in questo quadro perfetto.
No, questo articolo non è perfetto, non è degno del suo oggetto, l’unica cosa che gli può dare rispetto è la sua visione. Ininterrotta.