Il museo dell’innocenza di Orhan Pamuk – Recensione Libro

Tutti gli avvenimenti e le coincidenze che cambiarono la mia vita  ebbero inizio un mese prima, e cioè il 26 aprile 1975, quando Sibel e io notammo una borsa della famosa marca Jenny Colon nella vetrina di un negozio

Sono queste le parole con le quali il premio Nobel Orhan Pamuk inizia a raccontarci nel suo libro intitolato “Il museo dell’innocenza”, l’avvincente quanto tormentata storia d’amore del giovane Kemal Basmaci, che si svolgerà a più riprese in una decina d’anni sullo sfondo di una Istanbul che cambia sia civilmente sia architettonicamente fra gli anni Sessanta e Settanta e che si prepara ad incontrare la modernità. Kemal entrerà nel negozio per esaudire il desiderio della sua fidanzata e promessa sposa Sibel, ma si presenterà a lui la giovanissima, bellissima e affascinante commessa Fusun, che si scoprirà poi essere anche cugina alla lontana dell’uomo.

I due cominciano a frequentarsi come amanti e la loro sarà una storia intrigante, torbida e misteriosa vissuta nella penombra e nell’oscurità delle stanze scelte come luoghi di incontro segreti per i loro appuntamenti amorosi. Dopo il fidanzamento ufficiale di Kemal alla presenza dei componenti di entrambe le famiglie dei promessi sposi, la ragazza decide di sparire senza lasciare traccia di sé.

Il giovane sprofonderà in un dolore lancinante per la perdita della donna amata, rinuncerà a Sibel, stravolgerà la sua vita e scombinerà i suoi progetti umani e lavorativi. Dopo otto anni, Kemal e Fusun si ritroveranno, ma anche in questa occasione la sorte giocherà loro alla fine uno scherzo tragico, che acuirà soltanto il dolore implacabile dell’uomo. Ma ciò che sconvolge il lettore e da una parte lo inquieta, riconoscendo di essere di fronte ad un uomo in preda alla sua stessa ossessione, è la decisione di Kemal di raccogliere tutti gli oggetti appartenuti alla donna misteriosamente dissoltasi per creare un museo dell’innocenza, da qui il titolo del romanzo, che possa renderle onore e impostare un vero e proprio percorso rammemorativo segnato da oggetti, articoli di giornale, fotografie, vestiti, gioielli e quant’altro.

Ecco come ci viene spiegata la sua psicosi: “L’unica cosa che rende questo dolore sopportabile è possedere un oggetto, retaggio di quell’attimo prezioso. gli oggetti che sopravvivono a quei momenti felici conservano i ricordi, i colori, l’odore e l’impressione di quegli attimi con maggiore fedeltà di quanto facciano le persone che ci procurano quella felicità.” L’avvenimento strabiliante risiede però nel fatto che questo museo dell’innocenza esiste davvero ed è stato inaugurato nel 2012 a Istanbul in Çukurcuma Caddesi, Dalgiç Çikmazi, 2, 34425, Beyoğlu, in quella che nel romanzo era indicata come la casa di Fusun. Con grande stupore del visitatore, ogni oggetto e brandello di memoria è esposta con cura e dovizia di particolari nelle varie teche seguendo una linearità cronologica e topografica nella mappatura del ritrovamento.

Nell’ultima sala si trova persino la ricostruzione della camera di Kemal, che Pamuk asserisce di aver davvero visitato e nella quale sostiene di aver ascoltato e preso nota della storia di quest’uomo, che a questo punto sembra essere esistito davvero. La sensazione di spaesamento e sperdimento è notevole: sto vivendo un sogno, l’autore mi sta prendendo in giro o davvero l’amore può raggiungere tali picchi di follia? Ai posteri l’ardua sentenza! 

Lucia Piemontesi

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