La portaerei Cavour in Africa per vendere le armi italiane: monta la polemica

Nelle scorse ore la portaerei Cavour è salpata verso l’Africa, dando il via ad una spedizione commerciale che sta suscitando molte polemiche e non pochi problemi al Ministro della Difesa Mario Mauro. Sia Beppe Grillo dal suo blog, che SEL attraverso un’interrogazione parlamentare, hanno infatti sollevato forti dubbi sui costi e le finalità della spedizione, descritta come una vera e propria “fiera espositiva” dei prodotti militari italiani. 
Come annunciato dal sito della Marina Militare, la spedizione avrà come obiettivo la “promozione delle eccellenze imprenditoriali italiane”: tra queste spicca la presenza di Agusta Westland (elicotteri militari), MBDA (produzione missili), OTO Melara (artiglieria navale), Selex ES (sistemi radar e di combattimento), Telespazio e WASS. Tutte industrie appartenenti al ramo bellico. 
La polemica è montata anche a causa delle destinazioni scelte per il tour promozionale: fra queste vi sono sia Paesi coinvolti o sull’orlo di una guerra, come Senegal, Angola, Nigeria e Congo; sia le ricchissime monarchie dittatoriali del Medioriente, tra le quali l’Oman, il Kuwait ed il Qatar. La durata complessiva della spedizione sarà di cinque mesi, con un costo stimato di 20 milioni di euro. Una cifra enorme, coperta soltanto parzialmente dagli sponsor. 
Dopo un iniziale silenzio, nelle scorse ore il Ministro Mauro è intervenuto smentendo la schiera degli accusatori, alla quale nel frattempo si era aggiunto anche il PD: “la missione in Africa della portaerei Cavour non ha alcuno scopo di vendere sistemi d’arma all’estero. Tutto quel che riguarda la vendita delle armi avviene nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e del trattato Onu”. Il giro di parole del Ministro suscita più di un dubbio sugli effettivi scopi della spedizione, che pur non trattando la vendita diretta di armi, ha sicuramente lo scopo di pubblicizzare e promuovere l’industria bellica italiana. 
Ma è etico che l’Italia venda armi? La domanda è sempre la stessa e, come ben sappiamo, non esiste una risposta condivisa da tutti. Quel che è certo è che attualmente il Bel Paese ha interessi fortissimi nell’industria bellica, e non pare disposto a rinunciarvi facilmente. I guadagni economici derivanti da quel settore possono rappresentare, però, un rischioso boomerang: sono le guerre combattute con le armi italiane a causare i grandi flussi migratori verso il nostro Paese, qualificandoci così come responsabili (seppur indiretti e non da soli) dei nostri stessi problemi interni. Resta da chiedersi se il gioco valga la candela.
Giovanni Zagarella