Poprap: Edipo approda in Giada Mesi

Cercate il nuovo Edipo? Provate a Colono! Anzi no, provate in Giada Mesi. Sissignori, uno degli artisti pop più interessanti nel tanto vituperato panorama musicale leggero italico approda nella casa discografica di vostra maestà rappettara (anche se per ora JD spazia alla grande) Dargen D’amico, andandosi ad aggiungere all’ormai già famoso Andrea Nardinocchi. Un gran bel colpo quello dalla casa discografica indipendente Tri-Petalata, che si assicura i servigi di uno dei pochissimi artisti in grado di fare del Pop intelligente e sagace in questo paese.
 
  
A tratti irriverente, mai banale e sempre originale. Queste le caratteristiche della musica di Fausto Zanardelli (alias Edipo) in grado di lambire con il suo pop, praticamente qualsiasi genere (ho avuto la fortuna di apprezzare dal vivo un’interessante rilettura Rap di “La classe operaia va all’inferno“) in un’interessante mistura di stili e generi, in grado di colpire ed entusiasmare anche i critici più annoiati. Niente sussulti quindi, alla notizia (giunta via social) che il rapper eoliano avesse arruolato il barbuto musicista milanese, in quanto i due avevano già precedentemente collaborato in “Adolescenza KO“.
Vi proponiamo alcuni dei migliori brani di Edipo, nella speranza che da questo matrimonio possa nascere una progenie musicale all’altezza delle aspettative.

Francesco Bitto

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Edipo, Hip Hop, PC e Strade. Sfogo confusionale

Edipo come pulsione generazionale: arrestate Edipo, assassino! I figli abbandonati, dimenticati e maltrattati, uccidono i padri, detronizzandoli, è normale: è fisiologia del genere umano, è storia. Ma nel paese dove la famiglia è “sacra”, dove è normale vivere in base ai desideri e alle costrizioni del “padre”, questa ribellione non è solo utopica, è osteggiata dagli stessi figli, che preferiscono l’infelicità e la sottomissione. Dopotutto, poi… Chi ve la pagherebbe la benzina? Chi ve la cercherebbe la raccomandazione all’università? Chi ve lo comprerebbe il maglioncino firmato? Padri padroni, comprano e ci possiedono, e per evitare che anche voi, come loro nel ’68, vi ribelliate a questo sistema, hanno introdotto la droga negli anni ’70 e ’80 (comprata dal Libano per qualche fucile) e i computer e i cellulari negli anni 2000. Vi sedano! Strategia del non fare, strategia del dormire.

Una volta girava tutto attorno alle donne o attorno ai soldi (che poi è la stessa cosa, proprietà sostitutiva), oggi gira tutto attorno ai cellulari. In cosa noi italiani siamo i numeri uno al mondo? Nello spendere soldi in cazzate tecnologiche, sono dati, sono numeri… Non si discute! E basta entrare in un negozio di telefonia per rendersi conto di quanta gente perda il proprio tempo appresso all’ultimo modello, all’offerta della mazza o alla mascherina della figa. Parlo con te? Non riesco a finire un discorso che ti ritrovo chino a scrivere qualche stronzata inutile via sms a qualche cretino come te che preferisce lobotomizzarsi su un telefono piuttosto che relazionarsi normalmente nella vita reale. E tutto questo perché? Perché ci controllano, perché ci spiano, sanno cosa vogliamo, sanno cosa diciamo, sanno cosa pensiamo, e nello stesso tempo ci sedano, ci addormentano, ipnotizzati a parlare e a vivere attorno ad oggetti inutili. E poi il lettore DVD, L’I-pod, il copri I-pod, le cuffie… Riempite i vostri vuoti con vagonate di tecnologia, che però non vi aiuterà ad essere più interessanti agli occhi degli altri… O forse sì?
E mentre noi stiamo buoni, zitti zitti dietro una tastiera a cortocircuitare la nostra protesta, i nostri padri (generazionalmente parlando) si spolpano il nostro futuro, si prendono le ragazze migliori (ricordate il connubio donne-soldi?) e ci controllano comodamente. Il rap parla di strada ragazzi, ma la strada è in lutto, è scomparsa, la piazza è in lutto, la bandiera a mezz’asta. La strada insegna molte cose ai ragazzi, insegna il valore del silenzio, quello del rispetto, ti insegna a valutare le situazioni, a decidere quando combattere e quando scappare. La strada ti insegna cose che il tuo PC non potrà mai insegnarti ragazzino! Ti insegna il rispetto. Io quando avevo 12 anni neanche mi sognavo di rispondere a uno di 20 anni più grande, perché aveva più esperienza, più sicurezza, e perché sapevo che se avessi esagerato mi sarebbe arrivato qualche ceffone. Oggi nessuno ascolta, nessuno ha più da imparare, tutti insultano tutti e nessuno rispetta nessuno… Pensi siano tutte cazzate? Allora vieni a dirmelo in faccia ragazzino!


Francesco Bitto