In Kosovo le prime elezioni amministrative: al voto anche la minoranza serba

Nella giornata di ieri si sono tenute le elezioni amministrative in Kosovo. Per la prima volta dal 2008, quando la regione ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia, migliaia di profughi serbi sono stati invitati a prendere parte alle votazioni per le municipali. Il governo di Belgrado, in un appello alla comunità serba della regione, ha dichiarato che la sua partecipazione alle elezioni porterebbe ad un aumento degli eletti in grado di tutelare gli interessi della minoranza presente in Kosovo. A testimonianza della storica occasione per la riappacificazione dei due popoli, negli ultimi giorni si è recato in Kosovo il vicepremier Aleksandar Vucic al fine di convincere i serbo-kosovari a partecipare alle votazioni ed eleggere propri rappresentanti nelle comunità autonome serbe. 
Le elezioni si sono volte in conformità con l’accordo di Bruxelles del 19 aprile scorso, stipulato per la normalizzazione delle relazioni tra la Serbia e le autorità albanesi del Kosovo. Esso comprende quindici punti elaborati sia con l’obiettivo di conservare autonomia tra le diverse etnie, sia di fondare istituzioni univoche in grado di rappresentare gli interessi di tutti. In primo luogo viene creata per legge una Comunità di municipalità nel nord del paese con lo scopo di tutelare la minoranza serba e di difendere la sua autonomia legislativa rispetto al governo di Pristina. Inoltre, sotto un secondo punto di vista, viene fondato un unico comando di polizia nazionale, un unico sistema giudiziario e sarà elaborato di comune accordo un progetto per la fondazione di enti che si occuperanno di energia e telecomunicazioni. 
Tuttavia le tensioni all’interno della comunità serbo-kosovara non sono mancate. Contrari alla partecipazione al voto si sono dichiarati i radicali del Partito Democratico Serbo (DSS) dell’ex presidente Kostunica e i principali partiti nazionalisti serbi che hanno invitato a continuare il boicottaggio delle istituzioni. Un primo bilancio sulla giornata di ieri è senz’altro negativo, visto che i primi dati parlano di una bassa affluenza alle urne, soprattutto al nord a prevalenza serba, dove avrebbe votato il 13% degli aventi diritto. Oltretutto l’appuntamento elettorale è stato occasione di ulteriori scontri che, secondo le fonti governative di Pristina, sono stati circa 1.500 nel nord del Kosovo. Le autorità internazionali, garanti dell’accordo fra i due paesi, non sono riusciti a marginalizzare i violenti e la tensione è aumentata subito dopo che la polizia locale ha ritrovato un ordigno esplosivo nel seggio di Kosovska Mitrovica, una città al confine con la Serbia.
Questi disordini erano facilmente preventivabili se si considera che la popolazione del posto non è ancora abituata a ritenersi parte di uno Stato indipendente. Soprattutto non lo accettano i serbi del Kosovo, che sono circa 120.000, 40 mila dei quali concentrati nel nord confinante con la Serbia, il 10% su una popolazione totale del Kosovo di poco meno di 2 milioni di persone. La pulizia etnica messa in atto dalla Serbia negli anni Novanta nei confronti della popolazione kosovara e il recente smantellamento delle istituzioni parallele nel paese balcanico rendono difficile una totale pacificazione, la quale ha bisogno di altro tempo e nuovi accordi fra i due Stati. 

Emanuele Pinna

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Crozza: "Grillini, dallo tsunami alla secchiata d’acqua"

Copertina anomala quella di Maurizio Crozza, che ha aperto la scorsa puntata di Ballarò con un simpatico siparietto con la Carfagna. Inevitabili i commenti sulle amministrative (“Il PD sta rischiando di vincere, non sarebbe l’ora di chiamare Bersani?“) e in particolare sul ballottaggio tra Alemanno e Marino a Roma (“Si sfidano i candidati di due partiti alleati di governo, è come scegliere tra Superman e Clark Kent: sì, uno ha gli occhiali ma è uguale!“). 
Chiusura polemica sul M5S, fuori da quasi tutti i ballottaggi (“Non esiste più neanche il voto utile: ora potranno organizzare il primo VaffaDay della storia” […] potevano cambiare questo paese ma si sono astenuti“) e su Silvio Berlusconi (“Pensa di rifarsi al secondo turno… o meglio, al secondo grado di giudizio“).