La Cina apre alle richieste di cambiamento: le ultime riforme del PCC

 
Dopo anni di pressione da parte degli organismi internazionali la Cina allenta la stretta in tema di rispetto dei diritti umani. È un provvedimento di ieri quello che sancisce la chiusura definitiva di tutti i campi per la “rieducazione attraverso il lavoro” in cui venivano rinchiuse le persone considerate pericolose per il regime. Questa misura presa dal governo cinese fa parte di un intero pacchetto di riforme sulla giustizia, all’interno del quale vi sono altre importanti decisioni: la riduzione graduale dei crimini per i quali viene sentenziata una condanna a morte, l’abolizione della tortura e dei maltrattamenti come metodo di estorsione sui carcerati e la possibilità per i cittadini di difendere i propri interessi privati attraverso un avvocato. 
La linea politica del Partito Comunista varia anche in ambito economico. Infatti l’apertura agli investitori privati non è più un segreto e la competizione con le Compagnie statali si sta liberalizzando gradualmente. È sicuramente stata la grande crescita in termini di PIL a convincere il PCC a dare più spazio alle aziende private nel mercato, anche se tuttora lo Stato ha un ruolo primario e insuperabile soprattutto nel settore industriale. Gli obiettivi su cui attualmente si concentra la liberalizzazione nell’economia riguardano la compravendita dei terreni e l’imposizione fiscale ancora fortemente penalizzante per le imprese non statali. La rinnovazione dell’economia è più evidente e al passo coi tempi se si pensa che le maggiori garanzie di libertà sono state concesse in un settore moderno come l’e-commerce
Per quanto riguarda i temi sociali la Cina ammorbidisce la politica del figlio unico. Il controllo sulle nascite, previsto dal 1979, ha provocato un notevole invecchiamento della popolazione e questo non è un fattore positivo soprattutto in senso di diminuzione della forza lavoro. Il diciottesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha deciso: d’ora in avanti le coppie, in cui almeno uno dei membri è figlio unico, potranno avere due bambini. La questione grave, che si vuole bloccare, di questi trent’anni di pianificazione familiare riguarda gli oltre 280 milioni di aborti e le 515 milioni di operazioni di sterilizzazione e di contraccezione. La Cina con questa scelta cerca di riequilibrare la crescita economica con quella demografica, e prova a sfatare il mito di essere un paese vecchio prima che ricco. 
Bo Xilai
Sorprendentemente, ma questa non è una decisone del governo di Xi Jinping, si è assistito alla nascita di un nuovo partito alternativo al PCC. Si chiama Zhi Xhian, tradotto come Partito dell’autorità suprema della Costituzione”, ed è stato fondato da una professoressa dell’Università di Pechino, Wan Zheng, sostenitrice di Bo Xilai. L’ex segretario del Partito Comunista, condannato all’ergastolo lo scorso 25 ottobre per corruzione e abuso di potere, ne è stato nominato presidente a vita. Questa provocazione di Wan Zheng in sé e per sé non va contro i principi costituzionali, che non specificano l’esistenza di un singolo partito, ma in passato decisioni come questa hanno portato all’arresto e alla censura. 
La speranza della comunità internazionale è che le riforme che si sono susseguite repentinamente negli ultimi giorni siano i primi segnali di un cambiamento di rotta in Cina. È chiaro che non si può parlare di svolta democratica, ma la prima potenza mondiale sta cercando di ammodernare il Paese sotto tutti i campi e questo si deve anche all’inserimento, nello scorso marzo, del nuovo leader Xi Jinping

Emanuele Pinna

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Impiccati 16 ribelli in Iran: la situazione dei diritti umani non migliora

Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre sono stati impiccati sedici ribelli iraniani nella regione sud-orientale del Paese. Si tratterebbe di una ritorsione governativa contro i sedici insorti imprigionati nel carcere di Zahedan e giustiziati con l’accusa di aver assassinato quattordici agenti doganali nel confine pachistano. Secondo le poche testate di stampa indipendenti dal regime, l’esecuzione è avvenuta sommariamente, senza validi indizi della loro colpevolezza. Infatti si presume che i ribelli non avessero alcun legame con gli omicidi verificatisi alla frontiera, dato che al momento dell’attentato essi si trovavano già in carcere. La versione ufficiale parla di attentatori pachistani che hanno attraversato il confine allo scopo di attaccare le guardie doganali e poi ritornare in Pakistan. Questa versione sembra essere più ragionevole se si considera che negli ultimi anni 4mila agenti doganali sono stati uccisi dai contrabbandieri iraniani e pachistani che si trovano al confine tra i due paesi. 
Questa rappresaglia probabilmente è data anche dalla continua repressione della minoranza sunnita presente nella regione del Balouchistan, all’estremo sud-est del paese. L’Iran è uno dei sessanta paesi del mondo che ancora mantiene legale la pena capitale per reati come l’omicidio, adulterio e stupro. Quest’ultima ritorsione è un evidente segnale di come la Repubblica Islamica viva ancora nella paura delle minoranze, che siano religiose, per quanto riguarda i sunniti, o che siano politiche, per quanto riguarda i laicisti riformisti. 
Hassan Rouhani
Eppure il neo-eletto premier Hassan Rouhani sembrava aver apportato delle novità importanti al suo regime, soprattutto dal punto di vista della politica estera. Infatti il 68enne pupillo dell’Ayatollah Khomeini, pur essendo sostenitore della politica nucleare, è maggiormente incline al dialogo con l’Occidente di quanto non lo fosse il suo predecessore Ahmadinejad. Per quanto riguarda la politica interna, Rouhani ha promesso una carta dei diritti civili da applicare al più presto. Tuttavia, l’inviato speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, afferma che “la situazione dei diritti umani resta preoccupante e non dà alcun segno di migliorare.” Sulla base di un suo rapporto annuale, Shadeed denuncia l’esecuzione di 724 persone in diciotto mesi, le quali sono state nascoste dal regime. Inoltre i rappresentanti delle ONG vengono esiliati e si cerca di insabbiare le informazioni che riguardano le pene inumane ancora praticate in Iran, quali la flagellazione e l’amputazione. 
La Repubblica Islamica Iraniana è tuttora ostaggio della propria Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, il quale è il vero e proprio padre-padrone delle istituzioni semi-democratiche. L’ispirazione alla Sharia nelle leggi dello Stato non permette ai leader innovatori, come il riformista Hosein Musavi, di competere in elezioni libere con gli avversari politici. I forti condizionamenti sull’informazione e il cieco perseguimento dei precetti islamici più radicali non permettono a questo paese di evolversi dal punto di vista dei diritti civili. 

Emanuele Pinna