Blue Jasmine di Woody Allen: Recensione film

Jasmine è sull’orlo del baratro. Separata, senza un soldo, senza un lavoro. Brancola nel buio della sua vita, aggrappata con le unghie alle uniche cose che ama: i vestiti firmati, i gioielli importanti, il suo disprezzo per tutto ciò che non è “classy“. Inclusa sua sorella, che è l’unica, nonostante tutto, che la accoglie dopo la caduta.
Woody Allen costruisce una commedia isterica sui suoi pilastri fondamentali, che sono diventati un po’ noiosi, a dirla tutta: il tradimento, la frustrazione, New York, l’opposizione della virtù all’egocentrismo.
La trama non è niente di speciale, così come i colpi di scena che tanto “colpi”, poi in fondo, non sono (possono essere definibili piuttosto come lievi scosse all’andamento di un film piacevole e divertente). Ma quello che è innegabile e grandissimo è l’interpretazione magnifica di Cate Blanchett. Signori e signore, sono rimasto esterrefatto e allibito davanti alla performance di un’attrice che sapevo di talento, ma non credevo così tanto. Da standing ovation.
Il dolce e austero elfo di Peter Jackson si scompone in urlo di Munch, isterica, forte, sprezzante, folle, arpia. In quegli occhi azzurro intenso, frutto dei “geni giusti”, si anima e fonda l’intera storia che si alimenta di un’interpretazione che vale l’intero film e il costo del biglietto.
L’Oscar come Migliore Attrice protagonista quest’anno è suo.
Le ho già consegnato la statuetta ieri sera.
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Arte, bellezza e armonia nei corpi danzanti della fotografa Lois Greenfield

Ho trascorso gli ultimi 25 anni della mia carriera fotografica ricercando nei movimenti del corpo tutto il potenziale espressivo. La mia ispirazione è sempre stata, grazie alla capacità della fotografia, quella di poter fermare il tempo e rivelare ciò che l’ occhio nudo non può vedere. Il mio interesse verso la fotografia non è quello di catturare in un fotogramma ciò che vedo, ma di esplorare le potenzialità di movimenti che posso solo immaginare.

Nata a New York City nel 1949, quando ha iniziato a scattare, verso la fine degli anni ’60, il suo sogno era quello di essere una fotoreporter per il National Geographic. Dopo la laurea presso la Brandeis University, nel 1970, ha iniziato a lavorare per raggiungere il suo obiettivo, collaborando come freelance per alcuni giornali culturali di Boston e fotografando qualunque cosa, dalle carceri di massima sicurezza ai concerti rock. Non avendo mai studiato fotografia, ha cercato di imparare tutto ciò che le fosse necessario, incontrando ostacoli e opportunità durante i suoi incarichi. Uno degli ostacoli consisteva nel dover cogliere gli imprevedibili movimenti dei danzatori, durante i concerti di danza a cui era stata assegnata.
Quando ritorna a New York, padroneggia perfettamente le tecniche di scatto con cui catturare movenze e luci. I movimenti dei corpi nelle sue fotografie si fondono e confondono lo spettatore. 

L’ oggetto delle fotografie potrebbe sembrare il movimento ma, ciò che la Greenfield trasferisce nei suoi scatti, è il Tempo, tradotto dai corpi dei danzatori, conferendogli sostanza, materialità e spazio. Una frazione di secondo diventa un’eternità, un momento effimero ma solido come una scultura. I danzatori sono liberati dai vincoli della coreografia e diventano strumenti creativi per la sua visione artistica, riuscendo a creare istanti improvvisati e spesso non ripetibili. 
Il rapporto dinamico tra il taglio quadrato dell’ immagine e il suo soggetto creano un’affascinante alchimia che intensifica l’energia dello scatto e lo sfondo bianco contribuisce a creare l’illusione di gravità all’interno di essi. Il risultato diventa un documento fotografico davvero unico, assegnando alle immagini mistero ed evocando il surreale per quella frazione di secondo che il nostro occhio e la nostra mente non sono capaci di percepire.

Cinzia Catanzaro

La passione per il legno di Ariele Alasko

Ariele Alasko www.arielealasko.com
Scoperta per caso su Instagram, Ariele Alasko, è una scultrice di oggetti in legno. Cresciuta in California e trasferitasi a New York 7 anni fa, ha studiato nella scuola d’arte Pratt Institute, laureandosi in scultura. Ha lavorato per alcuni artisti e in una falegnameria, “Tutto quello che ho fatto è stato costruito attraverso tentativi ed errori” spiega Ariele, e affascinata dal borough di Brooklyn ha deciso di spostarsi, e da 5 anni vive a Bedstuy. Lì, nel suo appartamento, ha dato vita al suo mestiere, costruendo mobili, grazie alla passione per la scultura e al legno vecchio. Le consegne hanno cominciato ad aumentare, così era arrivato il momento di affittare un monolocale, e ora Ariele ha un vero e proprio laboratorio dove produce e vende le sue creazioni.

Laboratorio di Ariele http://www.arielealasko.com
Testiere del letto, tavoli, quadri caratterizzati da disegni simmetrici o asimmetrici realizzati in listelli di legno di diversa grandezza, così Ariele esprime la sua creatività. Ha avuto la possibilità di realizzare tavoli da caffé, tavoli da pranzo per il ristorante Il Vecchio in California e per il Cafè Evoke in Oklahoma. Ognuno si distingue per il disegno diverso attraverso l’utilizzo di differenti tipologie di legno, diventando opere uniche nel suo genere.
Tavolo da caffè http://www.arielealasko.com
Le sue ultime novità sono le posate e taglieri, realizzati interamente a mano, di diverse dimensioni e forme.

Posate http://www.arielealasko.com

Così Ariele Alasko valorizza gli oggetti della quotidianità trasformandoli in vere e proprie sculture.

Lego-Art, con Nathan Sawaya il mattone prende vita

Lego-art ,con Nathan Sawaya il mattone prende vita.

Immedesimiamoci in una scena del colossal-cartoon Toy Story, dove improvvisamente i giocattoli si animano con vera e propria vitalità. Diventa più facile comprendere come le celeberrime Lego, mattoncini centenari da sempre presenti nelle camere di tutti i bambini, riescano a riunirsi per formare magnifiche sculture di grandezza naturale. Nathan Sawaya, artista newyorkese che lavora con il Lego dal 2004, compone bizzarre rappresentazioni tridimensionali in modo da sancire lo strabiliante matrimonio tra gioco e arte; infatti vedere ‘Il Pensatore’ di Rodin o il ‘Tyrannosaurus’ accuratamente riprodotti con mattoncini colorati ci introduce in un videogame ‘pixelato’.

Il colore, la forma e l’idea creativa confluiscono nella scelta della Lego-Art che diventa originalissima ai nostri occhi per la semplicità del materiale usato ma anche per la pazienza infinita di collocare ogni -brick- (mattone) nel posto giusto. Se ci imbattiamo in una creazione come ‘‘Yellow” , che ripropone un’uomo che si strappa il torace dal quale fuoriescono una moltitudine di Lego, entriamo in una sfera concettuale personale di Sawaya. Vuole così esprimere l’esplosione della sua identità ingegnosa rivelandoci appunto la doppia faccia della sua idea: il gioco travestito da arte.

Dietro queste sculture si cela una morale che l’artista stesso ripropone nelle sue dichiarazioni ”…i sogni si costruiscono ponendo un mattoncino alla volta…” e, così, dietro le sue elaborate opere vediamo dei sogni realizzati. L’artista newyorkese ha condotto le sue sculture in giro per il mondo tanto da acquisire una risonanza internazionale. Dal 16 settembre 2013 fino al 5 gennaio 2014 possiamo apprezzare tutti i modelli di Nathan Sawaya a New York presso il Discovery Times Square.
Se vi sono piaciute queste opere potrebbe interessarvi: “I Lego e la riproduzione di scatti storici

Raffaele Pinna

DOVE ACQUISTARE LE COSTRUZIONI LEGO AL MIGLIOR PREZZO

Book bar: quando la lettura diventa un’esperienza tutta da vivere

Chi avrebbe mai immaginato che sfogliare un libro sorseggiando un caffè o un cappuccino sarebbe diventata addirittura una tendenza?! La stessa che arriva direttamente da New York, culla dei book bar, i “loci amoeni” dei nostri tempi (Library Cafè, nel cuore della Grande Mela è il primo caffè con libreria aperto al pubblico), per poi diffondersi rapidamente in Europa, in Inghilterra ed ora anche in Italia.

Se nei caffè letterari e nei salotti culturali di illuministica memoria letterati, intellettuali, filosofi si incontravano per discutere, confrontarsi e scambiarsi piacevolmente idee ed opinioni, i book bar offrono, oggi, la possibilità di vivere l’esperienza della lettura in una dimensione nuova – insolita, se vogliamo – all’insegna di una quotidianità che si tinge di intimità ma, nello stesso tempo, di familiarità: chi entra in un book bar, infatti, è spesso spinto dalla voglia di rilassarsi leggendo un buon libro, ma anche dalla curiosità di condividere qualcosa in più, spezzando per un attimo la monotonia quotidiana. D’altro canto, la cultura è in primis tutto ciò: apertura, reciprocità, confronto, condivisione.

E l’Italia, paese che per innata tradizione pulsa di Cultura, non resiste alla tentazione dei book bar, che vale la pena visitare da Nord a Sud: Roma è la città che di sicuro può vantarne vari e ragguardevoli esempi (ne basti uno su tutti: il Caffè Letterario su Via Ostiense), ma anche Milano (con il sofisticato Caffè degli Atellani) e Torino (con il Mood) non deludono le aspettative. Cambiano le mode, cambiano le prospettive, cambiano le chiavi di interpretazione della realtà che ci circonda e cambia, quindi, anche il modo di leggere e di fare e trasmettere cultura.

New York ha un nuovo sindaco: trionfa l’italoamericano Bill De Blasio

Con oltre il 73% dei consensi, come ampiamente pronosticato alla vigilia, l’italoamericano Bill De Blasio è ufficialmente il nuovo sindaco della città di New York. L’esponente democratico, originario di Sant’Agata dei Goti (BN), ha nettamente sconfitto lo sfidante Lotha, repubblicano, delfino e pupillo di Rudolph Giuliani. Il neo sindaco, che ha pronunciato il discorso della vittoria a Brooklyn, dove vive e lavora, ha dichiarato:”Oggi avete chiesto forte e chiaro una nuova direzione per la nostra città. La gente ha scelto un sentiero progressista e stanotte andiamo verso di esso come una città unita”. In effetti De Blasio e la sua famiglia sono la piena espressione della mutietnicità made in USA.

Lui, di famiglia italoamericana, la moglie, afroamericana, i figli dalla pelle nera e dal nome italiano (Dante e Chiara), tutti uniti sul palco allestito a Park Slope. Il sindaco De Blasio ha poi salutato il paese natale nella lingua madre e inserito nel suo discorso anche frasi in spagnolo, a dimostrazione di come il suo consenso in città sia ampio e diffuso tra tutte le fasce della popolazione: dopo 20 anni i democratici hanno riconquistato la Grande Mela e, a quanto sembra, con una figura che ispira finalmente fiducia. 

Christophe Jacrot e le immagini di un mondo capovolto

Ci sono fotografi che attendono le giornate piene di sole per correre fuori e andare a fotografare, così da immortalare un paesaggio nella sua esplosione di colori.
Christophe Jacrot, giovane fotografo francese, attende, invece, con ansia giornate piovose e nevose. E più le condizioni climatiche sono sfavorevoli, più le sue fotografie diventano autentici capolavori.
Una città sotto un acquazzone è una città che si trasforma: i toni del cielo assumono varie intensità di grigio e la realtà sembra sdoppiarsi, riflettendo un mondo capovolto di luci, riflessi, striature e specchi d’ acqua. Quasi fosse un universo parallelo al nostro.

Così, mentre tutti corrono al riparo, Jacrot riesce a raccontare momenti di vita urbana che solitamente sfuggono a molti di noi. Un passante con un ombrello rosso, che transita casualmente sotto la Torre Eiffel, riesce a catturare l’ attenzione e a trattenere l’ occhio dell’ osservatore in un momento apparentemente fugace ma carico di intensità.

L’ acqua che si riversa sulle strade crea la superficie ideale per cogliere riflessi di auto, luci e cartelli pubblicitari.

Ogni passaggio umano davanti l’ obiettivo di Jacrot si traduce in una fuga verso il riparo, la sicurezza, in quanto ci ritroviamo costantemente vinti dalle forze della natura: acqua, vento o neve che sia.

Ovunque si sia trovato – Parigi, Tokyo, Hong Hong, New York – l’ obiettivo artistico di Jacrot ha immortalato le medesime situazioni di fuga verso il nostro luogo di sicurezza, mostrandoci momenti, a noi invisibili, in cui la vita rivela tutta la sua unicità e bellezza.

Ma lui, il nostro impavido fotografo, ha sfidato persino l’ Uragano Sandy, raccontando gli attimi cruciali in cui la forza della Natura si è abbattuta su New York, costringendola a fermarsi. Il blackout totale, che ha oscurato tutti i quartieri di Manhattan, gli ha permesso di rivelare la città nel suo momento di maggiore fragilità e sottomessa alla forza della tempesta.
Il risultato del suo progetto, “New York in black”, sono immagini di grande impatto visivo e dalla bellezza quasi spettrale.

Altri interessanti progetti sono visibili sul suo sito http://christophejacrot.com/

di Cinzia Catanzaro