Il Piccolo Principe: una fiaba poetica che sussurra il senso della vita

Ha recentemente compiuto 70 anni l’intramontabile gioiello letterario di Antoine de Saint-Exupery, “Il Piccolo Principe”, un classico dal linguaggio universale che, con delicato quanto intenso afflato poetico, narra del significato dell’amore e dell’amicizia e del senso della vita. Il mondo appare diverso se visto con gli occhi di un Piccolo Principe che viene da un altro pianeta, fatto di poche cose ma tutte importanti, che arrossisce ancora ad una domanda, che dedica l’intera esistenza alla cura della propria rosa, rendendola unica e speciale. 

Quindi, per un attimo, proviamo a chiudere gli occhi e ad accompagnare il nostro piccolo grande protagonista nel suo viaggio fatto di incontri con strani ed assurdi personaggi, ai limiti dell’imprevisto e dell’imprevedibile, simbolo forse delle più “incomprensibili abitudini umane”, ma da cui “imparare” inevitabilmente qualcosa; prima di arrivare sulla Terra, infatti, il bambino dai capelli dorati vaga per diversi pianeti, conosce ciò che non immaginava neanche potesse esistere e, per questo, rimpiange ancora di più ciò che ha lasciato. Tra altre innumerevoli avventure, trascorre qui un anno prima di poter finalmente tornare a casa: porta con sé nuovi amici, nuovi tesori scoperti e, soprattutto, la consapevolezza che prendersi cura della sua rosa è ciò che l’ha resa così importante e che ha dato senso a tutto il resto. 

Curarsi di qualcosa, consacrare a qualcuno il proprio tempo ed il proprio amore: spesso ci vuole coraggio, il coraggio di crescere e di fare delle scelte lungo il percorso, il coraggio di vivere la vita riuscendo a coglierne tutta la purezza e la bellezza; ed un amico sul proprio cammino può – perché no?!- aiutare a godere della bellezza, a guardarsi dentro, a coltivare la speranza in un mondo migliore. Ecco il segreto del Piccolo Principe: <>.

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David Cerny e il carro armato rosa: quando l’arte contribuisce a scrivere la storia

1991. La Cecoslovacchia è nel pieno di un profondo sconvolgimento sociale e politico conseguente al crollo dell’URSS, ormai definitivamente minato dalla spinta innovativa gorbacioviana della perestroika, l’imponente complesso di riforme atte a modernizzare e democraticizzare l’impero sovietico. 
David Cerny, allora giovane studente d’arte, è deciso a lanciare una durissima quanto dissacrante provocazione a quelli che sono ormai i resti dell’establishment comunista, così in piena notte, si reca nei pressi di un carro armato sovietico esposto nel centro di Praga per commemorare la vittoria della seconda guerra mondiale, e lo dipinge di rosa. Il giorno seguente, tra lo stupore generale di una folla scandalizzata e allo stesso tempo divertita dalla tinta “alternativa”, le autorità militari provvedono immediatamente a ridipingere il carro che però, pochi giorni dopo, sarà ritinteggiato di rosa da Cerny, destinato ormai a passare alla storia come uno degli scultori più sregolati  nel panorama artistico contemporaneo.
Quello dello scultore ceco fu infatti un attacco ai miti e ai simboli del potere sovietico a 360 gradi, assestato non con i convenzionali metodi di lotta, ma con l’ironia e lo scherno, che contribuirono a palesare l’assurdità e la fragilità di un impero ormai al collasso sociale ed economico. L’atto di Cerny fu sicuramente una delle istallazioni estemporanee di maggior impatto nella storia dell’arte e non solo, in quanto suscitò numerose reazioni politiche, contribuendo alla cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che trascinò la Cecoslovacchia e parte dell’est europa fuori dall’URSS, grazie alla tenacia del suo popolo e… Grazie alla sua brillante ironia!

Francesco Bitto