La gorgone Medusa di Gian Lorenzo Bernini

La gorgone Medusa è sicuramente una delle figure più affascinanti della mitologia greca, figlia di Forco e di Ceto, aveva due sorelle: Steno ed  Euriale. Nelle “Metamorfosi”, Ovidio narra che Medusa, la più bella e mortale delle Gorgoni, aveva il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Solo Perseo riuscì ad ucciderla tagliandole la testa mentre Medusa era addormentata.

Tutte le rappresentazioni della Gorgone ci sono arrivate sotto forma di una creatura mostruosa e terrificante, chi l’ha dipinta l’ha fatto con colori scuri e tratti duri, chi l’ha scolpita l’ha impressa nel marmo con cattiveria e perfidia. L’unica rappresentazione che rende giustizia a questo meraviglioso personaggio è quella del Bernini, che la realizzò presumibilmente negli anni di pontificato di Papa Innocenzo X, tra il 1644 e il 1648. La medusa del Bernini ci appare serafica, non si scompone al passaggio delle migliaia di persone che  si fermano ad osservarla, è lì, con lo sguardo basso, con l’aria rassegnata: Medusa sa di non godere di una buona reputazione. Ironia della sorte, pietrificava chiunque la guardasse negli occhi ed ora è lì, imprigionata nel pregiato marmo bianco che il Bernini ha scelto per lei. Le linee morbide e la plasticità dello sguardo le donano un’ aria mite; è bella, di una bellezza classica, arcaica, lontana.

Tutto è fermo e sospeso, l’unica nota di movimento è data dalla capigliatura, i serpenti sembrano voler ribellarsi per lei, ad un primo sguardo sembrano muoversi, aggrovigliarsi sembrano persino sibilare. Tutto è sospeso tra l’inquietudine e la calma. Un gioco eccelso di luce ed ombra le conferisce un’aria austera ma triste nel contempo. Ciò che più destabilizza di quest’opera è proprio la scelta di far tenere lo sguardo basso ad un personaggio così forte e così controverso.

Bernini ha messo uno specchio immaginario sotto la Medusa scolpendo così nel marmo il suo sguardo nel momento della sua trasformazione; la bocca socchiusa, lo sguardo accigliato e il volto stretto in una smorfia di stupore e spavento. Nessuna descrizione potrà mai trasmettere quello che si prova stando di fronte ad un’opera del genere, bisogna vederla; d’altronde trovarla non è difficile, Medusa è sempre lì, ai Musei Capitolini, nella sala degli Arazzi del Palazzo dei Conservatori.

Francesco Bitto  Consuelo Renzetti
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