Mivar, si spegne la luce sull’ultima azienda italiana di TV

Non tutte le storie hanno un lieto fine, anche se lunghe quasi settant’anni. La Mivar di Carlo Vichi ha deciso di arrendersi alla potenza del mercato globale comandato dalle aziende coreane e cinesi. Non che loro se la passino meglio della Mivar perchè il mercato Tv è un mercato in fortissima crisi con Sony che sta riducendo la produzione, Panasonic che ha dichiarato smetterà la produzione di TV Led e Lcd per concentrarsi sul Plasma, Philips svenduta ai cinesi pronti a farne un’azienda low cost come già fatto con le gloriose Telefunken e Thomson. 
Come ha fatto la Mivar a durare tutti questi anni? La risposta è da ricercare nel suo titolare, devoto al lavoro anche nei momenti di massimo fasto della sua azienda, al’inizio del 2000 deteneva il 35% del mercato italiano, non ha mai perso la sua umiltà. Ha sempre incentrato la sua attività sulla semplicità:

  • semplicità di assemblaggio
  • vendita diretta senza intermediari
  • totale assenza di pubblicità 

Questo mix di difficile realizzazione gli ha permesso di mantenere dei prezzi bassi e una presenza capillare in tutti i negozi di elettronica italiani. Totalmente prodotti nello stabilimento di Abbiategrasso, i tv Mivar erano veramente brutti da vedere, con pochissime funzioni software, ma erano dei carri armati, quasi indistruttibili, ma se succedeva erano facilmente riparabili.
I guai sono iniziati con l’arrivo delle tv a schermo piatto. Il primo grosso problema è stato l’enorme investimento di circa 100 Miliardi di vecchie Lire messo in piedi all’inizio degli anni ’90 per costruire un impianto gigantesco per la costruzione di tv a tubo catodico ma che ha visto la luce nei primi 2000, ormai obsoleto per il nuovo mercato. Voglio precisare che il signor Vichi ha speso di tasca sua tutti questi soldi senza chiedere nulla alle banche o allo stato, cosa insolita nel nostro paese. 
Anche se in difficoltà non si è dato per vinto e ha convertito parte della vecchia linea di montaggio di tubi catodici in linea per gli LCD prima e per i Led poi, acquistando parte della circuiteria in Cina ma mantenendo l’assemblaggio e la progettazione in Italia. Gli ultimi prodotti Mivar erano anche abbastanza interessanti, con Smart Tv e ricevitori digitali in Hd, ma non potevano competere con i prezzi dei grandi produttori cinesi che rivendono con sottomarche i prodotti di seconda scelta delle grandi case mondiali.
Il saluto alla Mivar ci rattrista, ma è il suo stesso novantenne proprietario che ci comunica che se il mercato lo permetterà, sarà pronto a riprendere la produzione di Tv. Per ora i pochi operai ancora in attività saranno impiegati per la produzione di tavoli e sedie da vendere alla pubblica amministrazione.
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