Le 4 migliori alternative a Photoshop

 

Pixelmator 

Piattaforma: OS X
Prezzo: $30 

Pixelmator è un editor di immagini ricco di funzionalità per OS X. L’applicazione è a pagamento ma è possibile scaricare la versione trial. Pixelmator è straordinariamente potente, ha un’interfaccia personalizzabile progettata per OS X, consente  la gestione degli stili di livello e degli strumenti di filtraggio/editing. Consente, inoltre, di operare con le più comuni funzioni per il foto ritocco.

Adobe Photoshop Lightroom 

Piattaforma: Windows/OS X
Prezzo: $139 (in offerta a $92)

Photoshop Lightroom è il prodotto della suite Adobe dedicato alla gestione e alla post-produzione delle foto. Questo prodotto è un ottimo sostituto di Photoshop per chi non ha esigenza di disegnare, ma solo di correggere e migliorare le proprie foto. Ha la gestione del catalogo fotografico, la gestione personalizzata della stampa, le funzionalità di condivisione sui vari social network dedicati alla fotografia. Il prezzo non è altissimo considerando che stiamo comunque parlando di un prodotto dedicato a professionisti fotografi.

GIMP 

Piattaforma: Win/OS X/Linux
Prezzo: Gratis 

Tra i prodotti gratuiti GIMP è quello che da maggiore copertura per quanto riguarda le funzionalità di disegno e foto ritocco.  Consente di gestire i livelli, ha diversi effetti predefiniti, e con un po’ di pratica si riescono ad ottenere risultati ottimi. Si tratta del prodotto più simile a Photoshop per caratteristiche e funzionalità.

Paint.Net 

Piattaforma: Windows
Prezzo: Gratis

Si tratta di un software che nasce come alternativa a Paint di Windows, ma con il tempo ha aggiunto un gran numero di funzionalità. Paint.Net ha la gestione dei livelli e consente di elaborare immagini con buoni risultati. Il fatto che sia gratuito lo rende decisamente appetibile e la buona flessibilità consente un utilizzo facile ed immediato.

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Winamp chiude? Forse no: Avviate le trattative tra Microsoft e Time Warner

A quanto pare per Winamp c’è ancora speranza.
L’annuncio della chiusura della Nullsoft, proprietaria del lettore multimediale, il 20 dicembre aveva gettato gli appassionati nello sconforto (ne abbiamo parlato Qui).
Winamp e le sue applicazioni, sono ancora oggi scaricate e utilizzate da milioni di utenti in tutto il mondo. E’ stato il primo lettore multimediale a leggere il formato Mp3 e rappresenta un caposaldo della storia della Rete.
Ma a quanto pare si è aperto uno spiraglio.
Secondo il blog tecnologico Techchrunch e alcuni insider, La Microsoft e AOI – Time Warner, proprietaria di Nullsoft e del marchio Winamp, avrebbero iniziato le trattative per la cessione del celeberrimo lettore e di tutte le applicazioni ad esso collegate.
L’annuncio è atteso per queste settimane, sicuramente prima della fatidica data del 20 dicembre.
Sulle motivazioni di questa improvvisa trattativa, esperti e blogger tecnologici di tutto il mondo sembrano essere concordi.

Da un lato AOI – Time Warner si libererebbe di una sua piccola divisione poco redditizia e gestita male guadagnandoci un bel gruzzoletto. Dall’altra parte il colosso di Redmond, sta cercando di rimediare ai disastri di Zune, investendo in nuove soluzioni per la musica digitale.
A giugno Microsoft aveva lanciato Xbox Music su console, Windows 8, Windows RT, Windows Phone, iOS e Android. Il nuovo servizio offre streaming gratuito con annunci pubblicitari o in abbonamento. 
Attraverso Winamp e le sue app mobile, per la nuova piattaforma Microsoft sarebbe possibile raccogliere informazioni e selezioni musicali di milioni di utenti sparsi in tutto il mondo.
Inoltre Nullsoft è proprietaria della piattaforma streaming SHOUTcast, che al momento ospita oltre 50.000 web radio che, se le trattative andranno in porto, verrebbero integrate in Xbox Music, rendendo il nuovo servizio di musica digitale di Microsoft uno dei più completi al mondo.
Gli appassionati restano in fremente attesa, un po’ fiduciosi, un po’ scettici, ma con la consapevolezza che la salvezza di Winamp è un affare che conviene a tutti.

Addio Winamp e grazie per tutta la musica

L’annuncio, chiaro è inequivocabile, è apparso sul sito della Nullsoft il 20 novembre:
“Winamp.com and associated web services will no longer be available past December 20, 2013. Additionally, Winamp Media players will no longer be available for download. Please download the latest version before that date. See release notes for latest improvements to this last release. Thanks for supporting the Winamp community for over 15 years “. 
È la fine di un’epoca, iniziata nel lontano 1997, quando una piccola software house americana, la Nullsoft creava Winamp, il primo lettore multimediale in grado di riprodurre i file musicali in formato mp3.

Insieme al protocollo Gnutella, a Napster e ai suoi epigoni, questo lettore multimediale è stato uno dei protagonisti assoluti della diffusione della musica sul web.
La sua semplicità, la versatilità, ma soprattutto la sua capacità di leggere una grande quantità di formati multimediali ne ha fatto, per tanti utenti e neofiti del web, una scelta obbligata.
Un’epoca d’oro durata pochissimo.
Con gli anni Duemila, e l’esplosione della condivisione dei file musicali in mp3, i lettori multimediali si sono moltiplicati come i funghi.
Windows Media Player, Itunes, Amarok, Songbird, VLC e molti altri hanno fatto irruzione sul mercato.
Tutti software che hanno trasformato i nostri Personal Computer in vere e proprie piattaforme multimediali, ma che hanno eroso, anno dopo anno, le quote di mercato di Winamp, incapace di innovarsi e di competere con gli altri.
Nonostante questo, Nullsoft, ha sempre generato profitti, pochi spiccioli se paragonati ai fatturati del gruppo Time Warner al quale appartiene dal 1999, ma non è mai andata in perdita.
Allora perchè questa chiusura improvvisa? 
Sulla blogosfera impazzano le voci e le opinioni più discordanti.
C’è chi parla di pessimo management, del tutto incapace di rinnovare un lettore che, nonostante gli aggiornamenti e i plug in, è sempre rimasto uguale a se stesso.
C’è chi ritiene si tratti di una dismissione dall’alto. A quanto pare la Time Warner non vuole più investire in un mercato dove la concorrenza è diventata enorme.

Si chiuderà così, il 21 dicembre, una delle pagine più importanti della storia del web.
Dal 1997 ad oggi, milioni di utenti hanno scaricato Winamp e per moltissimi, la semplice interfaccia grigio metallizzato e arancio è sinonimo di musica sul pc.
Adesso, purtroppo, è arrivato il momento di premere il pulsante Stop.

Panasonic annuncia il primo tablet 4K al mondo!

Panasonic, in un evento tenutosi questa notte ad Hollywood, ha annunciato il Toughpad 4K UT-MB5: primo tablet al mondo in grado di supportare la spettacolare risoluzione 4K.
La linea Toughpad è stata pensata per l’ambito lavorativo/professionale dove la definizione delle immagini e la collaborazione sono essenziali per ottenere la massima produttività.
La dotazione comprende un Intel Core i5 vPro, Windows 8.1 Pro e un brillante display IPS Alpha LCD con una risoluzione di 3840×2560 (230 pixel per pollice), in formato 15:10.
Il touchscreen supporta fino a 10 tocchi contemporaneamente, e, acquistando la “Panasonic Electronic Touch Pen” è in grado di riprodurre più di 2000 livelli di pressione garantendo una sensazione di “carta e penna” senza eguali.
È un tablet di tipo “rugged“, ovvero rinforzato. Infatti è costruito con un telaio in lega di magnesio racchiuso in un case di fibra di vetro ed è in grado di resistere a cadute da 76 cm.
Le altre caratteristiche sono:
  • NVIDIA GeForce 745M
  • 256 GB SSD, 8 GB RAM and 2 GB VRAM 
  • Wifi a/b/g/n, Bluetooth 4.0, USB 3.0, slot SDXC
  • Fotocamera frontale HD (1280×720 pixel) 
  • Autonomia di 2 ore con un uso intenso 
  • 2.4 Kg di peso e 1.2 Cm di spessore
Per arricchire il reparto connettività è possibile acquistare il supporto da tavolo Panasonic aggiungendo una presa ethernet, una presa HDMI e 3 prese USB 3.0, trasformando il tablet in un vero e proprio PC Desktop. Il Toughpad 4K UT-MB5 sarà disponibile da Gennaio 2014 alla cifra di 5,999$.

Un futuro senza Xbox e Bing per Microsoft

Che l’aria in casa Microsoft sia tesa da molti anni ormai è cosa risaputa, soprattutto ora che il suo CEO Balmer è stato messo alla porta la lotta per la sua successione crea sicuramente attrito nell’ambiente. Ma la voce che fa più rumore a Redmond è quella di Stephen Elop, attuale amministratore delegato di Nokia e principale indiziato per la successione a Balmer. Andiamo per gradi.

Microsoft negli ultimi anni non se la sta passando bene: non in termini finanziari, dove continua ad avere risultati record, quanto in termini di popolarità ed innovazione. Il vecchio consiglio di amministrazione non ne ha azzeccate molte negli ultimi anni e dopo Windows Xp (2002) di trionfi non ce ne sono stati moltissimi. Il comparto Game con il mondo Xbox ha stentato a decollare, e anche la nuova console Xbox One che è in uscita tra pochi giorni, ha avuto una gestazione travagliata fatta di rinvii e promesse rimangiate, quella su tutti di avere a disposizione i giochi nel cloud legati al proprio Account Live. 
Il lato Pc è stato un vero disastro: Windows Vista è stato il peggior sistema operativo della storia, seguito a ruota da un Windows 8 ancora troppo acerbo. In mezzo l’eccezionale Windows 7, accantonato troppo in fretta sull’onda della rivoluzione tablet, per far spazio appunto alla versione 8. Proprio il mercato Tablet e Mobile è quello dove Microsoft zoppica tantissimo, a causa di una partenza in colpevole ritardo sugli avversari causato dalla poca lungimiranza del suo direttivo. Windows Phone e le versioni RT del sistema operativo desktop sono ancora mal visti dai consumatori, che preferiscono Android o iOS, e l’acquisto di Nokia di qualche mese fa sicuramente non ha portato la serenità che ci si aspettava creando confusione nella gamma dei prodotti e competizione interna su progetti simili delle due aziende.
Elop in tutta questa storia cosa c’entra? 
Stephen Elop
Secondo indiscrezione del noto giornale Bloomberg, il timoniere di Nokia ha presentato il suo progetto all’assemblea con i dirigenti Microsoft ed è stato molto chiaro sulla sua linea: chiudere o vendere Bing, vendere la piattaforma Xbox, rivoluzionare Office. 
Per chi non lo sapesse Bing è il motore di ricerca che doveva fronteggiare e sconfiggere Google, ed è costato miliardi di dollari in ricerca e in pubblicità, e nonostante fosse di default su tutti i pc venduti con Windows installato, la guerra è stata miseramente persa. Il prodotto è oggettivamente valido, con un’ottima gestione delle mappe in collaborazione con Nokia che è anche proprietario di Navteq, ma l’interfaccia di Google è per molti il sinonimo di Internet.

Presentazione di Bing
La rimodulazione di Office è una delle mosse più sensate di Elop, che vuole rendere la suite di produttività un Plus per chi acquista prodotti Microsoft mentre ora è vista come un esborso inutile e evitabile. L’obiettivo è di portare la piattaforma di produttività anche su altri sistemi operativi, specialmente in ambito Mobile con la versione Office 365, in modo da vincolare gli utilizzatori ad un canone mensile per avere tutta la produttività su tutti i dispositivi, anche di piattaforme diverse.

Xbox One
Sicuramente quello che più ci sconvolge è l’intenzione di vendere la sezione Game. Senza dubbio la divisione non frutta come dovrebbe, e i costi in ricerca e sviluppo sono stati enormi nell’ultimo periodo con gli utili che arriveranno negli anni a venire. Il servizio Live è molto costoso da mantenere, senza contare che le prevendite di Xbox One sono andate sì bene, ma non ai livelli di PS4 e quindi la paura maggiore è quella di ripetere la figuraccia della prima Xbox. 
Sono tutte scelte molto coraggiose e rivoluzionare, necessarie in un ambiente un po’ adagiato sugli allori di un passato glorioso. Un passato lontano, molto molto lontano.

Post-riflessioni su Dark Souls – Recensione videogame

Cover della versione pc del gioco.

Esistono giochi che non verranno dimenticati facilmente. Gli stessi che ci hanno regalato le emozioni più varie, da soli o in compagnia, e che hanno in svariati modi contribuito a forgiare il nostro indomabile spirito di gamer.

Giochi impegnativi, ostici, per alcuni addirittura frustranti ma, in fin dei conti, estremamente soddisfacenti. E parlando di difficoltà è impossibile non menzionare l’esemplare Dark Souls.
È trascorso già qualche anno dall’uscita del suddetto titolo, ergo non mi cimenterò in una normale recensione ma mi limiterò ad esporre i principali motivi che lo rendono particolarmente degno di un sontuoso elogio.
Già il primo capitolo, Demon’s Souls, aveva ammaliato innumerevoli utenti PS3 che ricercavano il fascino schietto, nudo e crudo di un action rpg old school ma con in più l’aggiunta di diversi elementi profondamente innovativi e coinvolgenti. 
From Software, come ormai poche case produttrici, ha dimostrato di aver fatto tesoro dei feedback ricevuti e ha progettato la naturale evoluzione del suo brand maestro, dando alla luce il famigerato ma tanto atteso Dark Souls che riprende, pur senza stravolgere, le meccaniche del predecessore.
L’introduzione presenta sin da subito un mondo ferito, desolato e in preda al più totale caos generato dall’avvento dell’oscurità che ha divorato quasi ogni scintilla della prosperosa Era del Fuoco, tanto gloriosamente conquistata dalla vittoria delle nobili anime combattenti dei Lord nel secolare scontro con gli immortali draghi e adesso impietosamente affievolita e alla mercé delle forze maligne. Il protagonista, discendente da una nobile stirpe ma adesso relegato allo status di prigioniero non-morto, avrà il compito di riaccendere la suprema fiamma di un’era che sembra quanto mai lontana e inarrivabile, attraversando luoghi al limite dell’estremo e affrontando nemici di ogni taglia e insidie terrificanti.
La caratteristica di questo gioco che mi ha maggiormente colpito è, senza dubbio, un’atmosfera dark fantasy tra le meglio realizzate nella storia videoludica. Dalle prime alle ultime fasi ma specialmente verso la fine il contesto freddo e oppressivo, spesso pungente e ricchissimo di tensione, contribuisce in modo esponenziale all’immedesimazione del player nel suo nobile alter ego, mandando in estasi qualsiasi appassionato di leggende medievali e non solo. L’aria che si respira è pesante, tetra ma in apparenza quieta, in quanto mancheranno quasi totalmente gli NPC atti ad aiutare e rifornire il giocatore, lasciandolo libero di costruirsi il proprio solitario cammino come meglio crede.

La sensazione di smarrimento, dunque, pervade l’utente novizio che si addentra nella terra dei re, Lordran. Ogni nemico è una vera e propria sfida che, se mal gestita, conduce all’inesorabile morte, da vedere non proprio come una punizione gratuita ma come una spinta al miglioramento.

Ad esser sinceri ho perso il conto dei decessi accumulati durante i miei sette carissimi new game plus (ogni nuova partita ha una difficoltà crescente), eppure tutto ciò non mi ha impedito di dare il meglio e allenarmi duramente per superare gli imponenti -e dapprima invalicabili- ostacoli che mi separavano dalla meta. 
Uno dei tanti boss presenti nell’espansione Prepare to die edition, inclusa nella versione base per pc.
Come tanti altri ho sviluppato un rapporto particolare con Dark Souls, una sorta di odi et amo. Nonostante le numerose imprecazioni, i lampadari rotti, i segni di morsi sul controller e i ragequit, non ho mai provato la benché minima voglia di abbandonarlo. Ogniqualvolta un nemico riusciva nella non molto complessa impresa di sopraffarmi non pensavo neanche di dormire sonni tranquilli finché non lo avessi spazzato via e ciò ha sconvolto del tutto il mio concetto del giocare per divertirsi: era diventata una sfida con me stesso, una vera e propria esperienza di vita.
A corroborare questi argomenti è stato ben capace l’esame del multiplayer online, reso ancor più vivo e competitivo dagli infiniti scontri con lo spettro nero di turno che piombava in partita con l’unico scopo di vanificare i miei progressi e saccheggiare la mia scorta di anime, o le boss fight in cooperativa, esilaranti nella loro temibilità e magnificenza.

I boss, appunto, ispiratissimi come sempre e dannatamente duri a morire rendono la Soul Saga una vera e propria opera d’arte giocabile, offrendo scontri epici incorniciati da una soundtrack neoclassica a tratti eccezionale che accompagna il giocatore in un cameo di meraviglia e orrore, complici le ambientazioni aspre e ovattate che però non mancano di offrire scorci paradigmici dalle tinte acquerello, rilassanti e meditative.

La progressione del personaggio si tocca con mano ad ogni avanzamento di livello, sebbene non vi siano particolari strumenti che stravolgono l’abilità di base del player.
Si deve, infatti, contare esclusivamente sulle proprie abilità di organizzazione tattica e sui riflessi, fondamentali durante le lunghe sessioni di combattimento durante le quali la mera forza fisica è spesso sottomessa all’intelligenza strategica.
Trattasi di un gameplay ragionato e profondo, molto lontano dalla disarmante immediatezza di altri esponenti del genere che mirano a gratificare continuamente il giocatore fornendogli tutto il necessario e subito, svilendo di gran lunga le soddisfazioni ottenute grazie al completamento degli obiettivi, sempre fastidiosamente annotati su schermo.

Ma non a Lordran.
Qui nessuno applaude nessuno.
Qui non si parte semplicemente all’avventura.
Qui non si danno indicazioni e suggerimenti.
Qui non c’è posto per i sentimenti.
Qui non si combatte per la gloria ma per la vita.
Le ricompense sono rare e scarne così come le pause, rappresentate da sporadici falò in cui riposarsi e riordinare le idee; l’unico reale trofeo è dato dal senso di appagamento donato dalle feroci battaglie vinte.

Cos’è, dunque, Dark Souls?
In un panorama videoludico costellato da insipidi e sempre più frequenti sparatutto e una miriade di altri titoli puramente commerciali, banali e accessibili dai profani, l’opera magna di From Software si staglia come un luminescente ma terribile redentore di una classe quanto mai sfruttata e impoverita di quell’essenza ormai temuta, odiata e volutamente dimenticata che ci rende tutti un po’ eroi: il giusto livello di sfida.

Eru Pepsi