Metal Gear Rising: Revengeance in arrivo su PC

Sebbene fosse già stata annunciata da tempo, la versione PC/Steam dell’ultimo lavoro di Platinum Games in collaborazione con Hideo Kojima, ovvero Metal Gear Rising: Revengeance, è finalmente ufficiale. Il velocissimo e frenetico action, che ha divertito un numero considerevole di fan della serie dedicata a Solid Snake, sarebbe infatti in dirittura d’arrivo sulla piattaforma Valve e, come conferma Konami, potrebbe apparirvi davanti agli occhi prima che ve ne accorgiate.

Prendiamo alla lettera queste affermazioni e, nell’attesa, ci gustiamo il trailer della versione console.
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GOG regala Fallout, Fallout 2 e Fallout Tactics

Primo giorno di saldi invernali sull’ottimo GOG.com, che inaugura l’evento con un ghiotto regalo agli utenti iscritti o a coloro i quali si iscriveranno al sito entro le prossime 24 ore.
Il free digital pack comprende gli arcinoti gdr Fallout, Fallout 2 e Fallout Tactics, titoli che molti videogiocatori old-school possiederanno già da lungo tempo ma che nessun neofita o amante del genere dovrebbe lasciarsi sfuggire.

I suddetti giochi saranno disponibili in forma di download digitale e privi di DRM, quindi utilizzabili senza alcun problema su tutti i PC e i Mac che ci aggradano.
Vi invito, dunque, ad approfittare dell’incredibile offerta cliccando sul link sottostante.

In arrivo il fumetto di Dark Souls II: Into the light

In giornata, Namco Bandai ha diffuso il seguente comunicato:

DARK SOULS II: Into the Light, l’atteso fumetto basato sull’emozionante universo di Dark Souls II, verrà svelato nelle prossime settimane attraverso un serie di anticipazioni delle pagine.

Dai un’occhiata allo stile grafico e preparati per una storia incredibile scritta da Rob Williams e Andi Ewington con gli art di Simon Coleby.

Dark Souls II sarà disponibile in Europa dal 14 marzo 2014 per PlayStation 3 e Xbox 360. La versione per PC arriverà poco dopo nel corso del 2014.

Hype?

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Lo storico connubio tra fumetti e videogiochi: i migliori videogames basati su comics

Chi di voi, dopo aver sostanzialmente disossato un fumetto più o meno famoso, non ha desiderato che quella stessa opera venisse trasposta in videogame?
Probabilmente coloro che, temendo un possibile stupro narrativo e contestuale da parte degli sviluppatori, hanno sedato i propri istinti fanboyieschi sperando nell’ibernazione purista in cartaceo.
La storia ci insegna che le trasposizioni hanno fruttato molti flop come parecchi capolavori, da NES a PC, per la gioia e le imprecazioni di chi ha sempre agognato di poter impersonare il proprio (super)eroe.
Andiamo, quindi, a citare i migliori casi di videogames basati su comics.

Tra i pionieri di una tradizione che sarebbe poi felicemente degenerata in un trend arrivato con freschezza fino ai giorni nostri troviamo indubbiamente Spider-Man, che nel 1980 partì in sala giochi come pinball arcade e raggiunse picchi di eccellenza in PlayStation con Spider-Man, Spider-Man 2, Ultimate Spider-Man e il profondissimo Web of Shadows (PS2), per poi approdare nell’ormai previous gen con Shattered Dimension, carino ma non eccellente a livello di trama e longevità.

Batman fece il suo debutto sulla scena videoludica nel lontano 1986 con un meraviglioso action-adventure per Amstrad, gettando le basi per successivi capolavori del calibro di Batman Returns (SNES) e Vengeance (Xbox) ma che, nell’ottica moderna, si smaterializzano se paragonati ad Arkham Asylum, Arkham City e Origins, orchestrati in modo semiperfetto e capaci di appassionare anche i profani del fumetto DC.

Il 1989 fu l’anno di lancio del primo platform per NES a tema Teenage Mutant Ninja Turtles, da noi meglio conosciuto come Tartarughe Ninja soprattutto grazie alla celebre serie animata che i ’90 come me ricorderanno con nostalgia. In seguito, grazie a titoli di crescente qualità globale come TMNT The HyperStone Heist, TMNT 2 The Arcade Game, TMNT Tournament Fighters, TMNT 3 e il più famoso Turtles in Time, le tartarughe mutanti ottennero una meritatissima menzione d’onore nella memoria di ogni fumettomane/videogiocatore che si rispetti.

Anche The Punisher, affascinante ed oscuro antieroe Marvel, si trasferì su NES nel 1990 come sparatutto su binari e continua più avanti una breve ma memorabile striscia di successi su Megadrive e su Xbox/PS2/PC con l’omonimo titolo in versione action-sparatutto che all’epoca (2005) mi rubò davvero una valanga di ore spese per compiere l’epica vendetta di Frank Castiglione.

Subito dopo troviamo il gradito ingresso degli X-Men in beat ‘em up arcade, seguito da altri due omonimi titoli che si distanziarono di tre anni dal primo e i più recenti Legends I e II, apprezzati dal pubblico ma non del tutto esenti da critiche.
Nel 1993 fu la volta di Sam & Max, che non tutti conoscono come fumetto ma piuttosto come avventura grafica portata al tripudio da LucasArts e rimasta tutt’oggi una pietra miliare nel suo genere.

Le avventure poliziesche fortemente umoristiche del brillante cane e dello schizzatissimo coniglio iniziarono su DOS con Hit the Road, un’opera geniale e godibile da ogni fascia d’età, perfetta in ogni sua componente e che non invecchia con gli anni; i capitoli successivi come Save the world e Beyond time and space, allo stesso modo di parecchi giochi telltale, sono da dimenticare, mentre The Devil’s Playhouse e Culture Shock possono esser considerati dei degni (anche se 10k volte inferiori) successori del primo grande titolo.
Un altro fumetto abbastanza famoso come Aliens vs Predator venne reso un beat ‘em up a metà del 1994, complice una dilagante mania per gli arcade da parte degli spumeggianti giovani di allora. Il gioco, neanche a dirlo, fu un successo e nello stesso Ottobre Atari decise di lanciare un fps riguardante la serie su Jaguar, mettendo insieme un’atmosfera coinvolgente e spaventosa che diede una forte spinta al brand. Il primo grande passo in avanti su Windows fu lo shooter del 1999 che due anni dopo ebbe anche un seguito di discreto successo (Aliens versus Predator 2) e fu rebootato nel 2010 con risultati più che soddisfacenti, infatti viene giocato ancora oggi dai fan sfegatati a cui il recente Aliens: Colonial Marines ha provocato intensi attacchi di vomito.

A proposito di schifezze, mi viene in mente un Superman: The New Adventures (1999, N64) tristemente noto per il suo squallidume. Il gioco in questione, considerato uno dei peggiori mai creati, rappresenta di gran lunga il fail più clamoroso nella storia delle trasposizioni fumetto-videogame e merita una menzione. Il progetto di Titus Software fu talmente disastroso che ricevette una critica negativa a furor di popolo e successivamente non venne adattato su ps1 come programmato. Si è quindi riuscito a trasformare una possibile killer app per Nintendo 64 in un pugno negli zebedei a tutti (e furono innumerevoli) i fan che lo comprarono aspettandosi un meraviglioso tributo all’emblema dei supereroi DC. Se non mi credete, andate voi stessi a controllare su YouTube.
Ad onor del giusto mi sento in dovere di nominare altri tre giochi che mi hanno catturato ma che purtroppo non hanno dietro una cronistoria videoludica degna di nota, ovvero il divertentissimo Hulk (Xbox, 2003), il massive multiplayer DC Universe Online che consiglio a tutti e il fighissimo Deadpool risalente alla scorsa estate.

Dopo la sopracitata pappa storica, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti a mio parere molto importanti che non dovrebbero passare in secondo piano. Fumetti e videogiochi potranno anche far parte dello stesso ambito che ad alcuni piace definire ‘comics’ ma non rappresentano due facce della stessa medaglia: infatti, i numerosi flop compiuti da publisher e sviluppatori che hanno cercato di riassumere milioni di pagine in decine di ore di gioco sono onestamente giustificabili se si pensa che molto peggio accade in ambito film, basti pensare a quanti titoli basati su saghe inestimabili come il Signore degli Anelli o Harry Potter (esempio lampante) abbiano letteralmente puzzato. Polimerizzare due fra i titani dell’intrattenimento è un’impresa davvero ardua che richiede tempo e maestria: se si cerca di esulare troppo dal cartaceo si rischia di deludere i fan, se si percorre la strada inversa ci sarà un rischio di eccessiva linearità e scripting selvaggio.

In barba a tutto ciò emergono le eccezioni a regola d’arte come Batman: Arkham Asylum e Sam & Max: Hit the Road, che sbrilluccicano grazie a sapienti sceneggiature e restituiscono ai fan la speranza di poter, più spesso, interagire orgogliosamente con le loro opere fumettistiche impugnando un controller o mouse e tastiera senza aggrottare le sopracciglia e tirar fuori la lingua.

Assassin’s Creed IV: Black Flag è davvero la rinascita del brand? – Recensione videogame

Cosa ci viene in mente quando pensiamo ai pirati?
Di certo la popolare saga a tema della Disney, “rea” di aver un po’ comicizzato e romanzato il mondo piratesco influenzando la nostra percezione di esso ed estraniandolo dal contesto storico, aggiungendovi tra l’altro degli elementi soprannaturali.
A riparare questa falla ci pensa Assassin’s Creed IV: Black Flag che, come se non bastasse, ristora il buon nome della serie che nel tempo, a causa di una politica scellerata di Ubisoft, ha decisamente perso molto del suo sex appeal.
La narrazione parte in medias res con il nuovo protagonista, Edward Kenway, intento a sopravvivere a un attacco navale dal quale riesce a salvarsi naufragando su un’isola. Lì riesce a catturare ed uccidere il suo inseguitore, un assassino non noto, indossando i suoi abiti e impersonandolo per ottenere una probabile, lauta, ricompensa.
E’ chiaro che da quel momento in poi il nostro si troverà a fronteggiare innumerevoli situazioni pericolose e delicate poiché al di fuori -almeno in un primo momento- della sua conoscenza e tutto per soddisfare la sua immensa sete di denaro.
Edward diventa un assassino pur non sapendo nulla del credo, elemento che lo distanzia notevolmente dagli altri avi di Miles i quali, in un modo o nell’altro, vengono istruiti alla persecuzione di obiettivi idealizzati come la pace e la libertà, agendo come supereroi integerrimi e silenziosi.
Il suo carisma, la sua irruenza giovanile e la voglia di diventare un pirata a tutti i costi gli attirano le simpatie dei giocatori, certamente delusi dal precedente “collega” Connor che ritengo -a buona ragione- il peggior protagonista della serie.
La storia, dapprima sbiadita, che attornia il personaggio di Kenway sfocia in un percorso di maturazione ben studiato e sufficientemente realistico. 
La vita del pirata non consiste solo nell’ubriacarsi e cantare a squarciagola al chiarore di luna: la libertà comporta rischi e scelte difficili che possono compromettere la psiche di un uomo.
Il protagonista scoprirà a sue spese che prestare giuramento alla bandiera nera con teschio significa lasciarsi alle spalle il passato ed intraprendere un percorso senza ritorno disseminato di disonestà, peripezie, stenti e morte ed è proprio qui che risiede la chiave di lettura dell’intera narrazione, più profonda di quanto sembri ad una prima analisi.
Reputo ottima la scrittura e sceneggiatura della trama principale di AC4 o almeno della parte relativa all’Animus, giacché le sezioni all’interno dell’Abstergo Entertainment (una sorta di parodia della reale Ubisoft Montreal che produce videgiochi basandosi sui ricordi ottenuti tramite DNA) mi sono sembrate brevi e poco approfondite, se non eccessivamente lineari.
Si sente quindi la mancanza di un corrispettivo contemporaneo all’antenato, un personaggio in grado di accompagnare lo sviluppo delle vicende da cui il primo Assassin’s Creed prende le mosse; non apprezzo il modo a dir poco taccagno con cui gli sviluppatori hanno dosato le informazioni e i colpi di scena relativi al mondo di Desmond, in quanto appare limpido che si tratti del classico allungamento di brodo indirizzato a produrre un capitolo annuale.
Il gameplay si diversifica a seconda delle locazioni in cui stanziamo: mare o terraferma.
Le sezioni marittime costituiscono un’evoluzione di quanto visto nel capitolo precedente e godono di sostanziali migliorie a livello meccanico e gestionale.
Sarà infatti possibile affrontare le navi nemiche attraverso un sistema divertente ed appagante che prevede un primo approccio di fuoco mirato via cannone (ne esistono ben tre tipi), mortaio, polena e altro armamentario di bordo e un arrembaggio durante il quale decimare l’equipaggio nemico con il supporto dei nostri uomini e una breve cutscene finale dopo cui viene chiesto se depredare il veliero avversario riparando i danni subiti, aggiungendolo alla propria flotta o riducendo la notorietà.
Il sistema di progressione di Edward e della sua nave, la Jackdaw, è altresì profondo e ben congegnato: l’uno acquisirà armature, armi e arnesi ottenibili anche tramite caccia di animali selvatici, l’altra potrà contare su numerosi e cospicui rinforzamenti -talora obbligatori- che faciliteranno gli abbordaggi e le conquiste dei forti navali. 
Che dire? Finalmente i soldi servono davvero a qualcosa.
Sarà infine possibile avventurarsi in fondo al mar per scoprire tesori nascosti all’interno di vascelli affondati, facendo attenzione alla mancanza di ossigeno e ai predatori dell’oceano che il giocatore potrà anche catturare utilizzando scialuppa e arpioni.
Il gameplay terrestre, tra i due, è quello che apporta il minor numero di migliorie e novità alla formula della serie.
Una volta attraccata la Jackdaw al porto di una delle città principali o presso la spiaggia di un’isola disabitata, il giocatore noterà dei cambiamenti sostanzialmente scenici e folkloristici poiché le missioni (primarie e secondarie) ricalcano nella quasi totalità quelle dei precedenti capitoli, se escludiamo l’assalto ai magazzini mercantili o dei puzzle non proprio complessi.
La sensazione rimane comunque positiva, specie rispetto a un AC3 zeppo di insipide quest alternative e lunghissimi, quasi interminabili, momenti morti che annacquavano e rendevano noiosa l’esperienza di gioco.
Il combattimento è stato, per certi versi, migliorato e fluidificato, permettendo ad Edward di fronteggiare più nemici senza avere la peggio e ridurre il feeling di frustrazione e legnosità che si avvertiva nel predecessore.
L’estrema facilità con cui ci si libera dei nemici, però, indirizza i player più esperti ad un approccio stealth che viene valorizzato dal consueto ed eccessivo numero di ostili da fronteggiare, sebbene l’aggiunta di dardi e di pistole multiple permetta di assassinarli con facilità e senza sporcarsi le mani.
Nota negativa per quanto riguarda il parkour, impreciso ed irresponsivo come mai prima d’ora e a causa del quale ho dovuto ripetere più e più volte delle missioni di pedinamento che richiedevano la massima discrezione.
Boccio anche l’intelligenza artificiale, a tratti disarmante nella sua deficienza ed inattività ma credo che questo sia un problema ormai assodato, quindi non mi sento di rigirare il dito nella piaga.
Un pollicione in su, invece, per le ambientazioni ispiratissime e fedeli, capaci di elevare l’immersività all’ennesima potenza e risvegliare il pirata sopito dentro ognuno di noi. Ad alcuni potrà anche sembrare una piccolezza ma le canzoni (sbloccabili) intonate dalla ciurma durante i viaggi in mare, oltre che i rudimentali musicisti presso le taverne, costituiscono uno tra gli elementi di contorno più caratteristici del gioco, che finalmente guadagna quanto perduto negli anni in termini di personalità e impatto.
Anche i personaggi secondari -come Barbanera e Kidd- riescono a rimanere positivamente impressi nella mente del giocatore che finisce inevitabilmente con l’affezionarvisi e parteggiare per l’una o l’altra ragione morale bellamente esposta a suon di “yarrr” e parolacce.
Il gioco è inoltre ricchissimo a livello di contenuti da collezionisti e completisti (si richiedono circa 20 ore per la conclusione della trama principale e più di 50 per finirlo al 100%) grazie a ottime aggiunte come un gran numero di forzieri nascosti, testi storici, frammenti di Animus, mappe del tesoro e tanti altri oggetti utili.
L’esperienza del multiplayer risulta, infine, innovativa e gradevole. L’obiettivo principale consiste nello scovare ed assassinare l’avversario camuffato e nascosto tra i passanti prima che sia lui a farlo. Sebbene la skill non regni sovrana in un simile comparto multigiocatore, un’aggiunta del genere non può che accompagnare in modo convincente un titolo completo sotto ogni punto di vista.
Confesso che in un primo momento avevo etichettato Assassin’s Creed IV come un more of the same in stile Call of Duty: ebbene, una volta finito il gioco mi sono dovuto pesantemente ricredere.
Ubisoft ha svolto un eccellente lavoro di ottimizzazione tecnica anche su PC, mostrando la potenza di un motore sì antiquato ma capace di offrire un vero spettacolo persino agli occhi (e alle orecchie) dei più esigenti in questo ambito. Nonostante i fasti raggiunti con Ezio Auditore e il rinascimento italiano siano ancora inarrivabili, Edward e i suoi amici pirati donano nuova vita ad una saga che sembrava essersi definitivamente appiattita deludendo anche i fan di vecchia data i quali assisteranno nuovamente ad un susseguirsi di momenti epici ed emozionanti.
L’auspicio è che il publisher continui per la strada intrapresa con Black Flag e non lasci affogare uno dei brand più importanti sul mercato in un abisso di banalità, ripetitività e mediocrità, tutto in nome del dio denaro.

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Nuovo e appetitoso Humble Bundle

L’Humble Jumbo Bundle è tra noi e propone un pacchetto di titoli a dir poco imperdibili, fra cui Natural Selection 2 (uno dei migliori fps tattici sul mercato), Sanctum 2, Magicka completo di DLC, Orcs Must Die 2: Complete Pack, Garry’s Mod e Serious Sam 3: BFE. 
Naturalmente i giochi, completi di soundtrack, saranno scaricabili tramite codici -preferibilmente Steam- per essere giocati su PC, Mac o Linux.

Consiglio a tutti di acquistare questo fantastico bundle a più di 4,13$, devolvendo così una parte della spesa in favore di Watsi e Child’s Play Charity.

Caratteristiche da capogiro per il nuovo monitor 4K annunciato da Dell

Dell, casa americana molto apprezzata nel mondo dei monitor professionali con la linea Ultrasharp, ha rilasciato ieri le caratteristiche di un nuovo monitor professionale da 24 pollici di diagonale con risoluzione Ultra HD 4K e 185 pixels per inch destinato al mercato consumer e professionale.

Al momento, non si hanno informazioni riguardo il costo e la data di commercializzazione, tuttavia la sigla adottata per il Dell U2414Q lascia ipotizzare un rilascio nella prima parte del 2014. Ma quali sono le caratteristiche tecniche annunciate di questo pannello? Secondo quanto riportato da Dell sul suo sito internet, sembra che ci troviamo davanti ad un monitor che farà gola a molti fotografi, oltre che ad altri creativi che si occupano di montaggio video, progettazione CAD o computer grafica. Ecco una lista delle caratteristiche più di rilievo del nuovo U2414Q:
  • Diagonale effettiva: 23.8 pollici
  • Formato: Widescreen 16:9
  • Tipologia pannello: IPS (In-Plane-Switching) con rivestimento anti-riflesso
  • Risoluzione ottimale: 3840 x 2160 @ 60 Hertz (solo tramite Display Port) oppure 3840 x 2160 @ 30 Hertz (tramite HDMI)
  • tempo di risposta: 8 ms
  • Angolo di vista: 178° in orizzontale e 178° in verticale
  • Spazio colore: copertura Adobe RGB 99% e sRGB 100%
  • Tipo di illuminazione: retroilluminazione a LED
Le specifiche tecniche parlano di un monitor di altissima gamma. Dal punto di vista fotografico, sono tre le cose che maggiormente attirano l’attenzione. 
In primo luogo, una copertura pressoché totale dello spazio colore Adobe RGB e questo, in congiunzione con una calibrazione di fabbrica operata da Dell che in genere è già eccellente, permette di restituire a schermo colori estremamente fedeli sia che le nostre immagini siano destinate al web sia che invece siano destinate ad essere stampate. Il secondo aspetto importante è la dimensione del pannello in relazione alla risoluzione: è, infatti, importante che Dell sia riuscita a realizzare un monitor 4K in 24 pollici mantenendo una densità dei pixel molto alta. Anche senza raggiungere i valori degli schermi retina di Apple, 185 pixel per pollice sono una densità tale in un pannello grande come un 24 pollici da consentire di apprezzare dettagli nelle nostre immagini che oggi, semplicemente, non riusciamo a distinguere sui nostri schermi. Infine, il rivestimento anti-riflesso è indispensabile per qualsiasi applicazione in cui l’accuratezza dei colori sia cruciale. Se avete avuto la possibilità di lavorare con un monitor glossy, infatti, vi sarete resi conto che l’estrema saturazione dei colori, il contrasto molto marcato e, soprattutto, i riflessi non rendono possibile una lavorazione accurata delle immagini. 
Come anticipato in apertura di articolo, non si è ancora a conoscenza né della data di rilascio né di un eventuale prezzo di vendita. Considerando, però, le caratteristiche che vi abbiamo elencato, è facile aspettarsi un prezzo di lancio non propriamente economico, attorno ai 1000€, destinato poi a calare nel tempo. Al di sotto dei 1000€, credo che sarebbe un acquisto da fare senza nessun dubbio sia per professionisti che per amatori.
E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere utilizzando il box dei commenti qui in basso!

Daniele è fotografo e fondatore dello Studio Fotografico inFocus di Roma. Per avere maggiori informazioni sullo Studio inFocus e sui diversi corsi organizzati visitate il sito www.studioinfocus.it oppure mettete “Mi piace” alla pagina Facebook dello Studio inFocus.