Il mito di Aracne e la nascita del ragno

La mitologia spesso incuriosisce per il modo con cui offre soluzioni riguardo l’origine di animali, usi o particolari manifestazioni. Tramite le storie sugli dèi e sulle loro avventure (tra di essi o con gli umani), gli antichi cercavano di spiegare e rendere i noti i misteri della natura: come, ad esempio, l’origine del ragno.

Velàzquez – Mito di Aracne
Il mito ha origini greche, e viene raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi. Figlia di Idmone di Colofone, un tintore di porpora, Aracne viveva con il padre in Lidia. La fanciulla aveva grandissima fama per la sua abilità nel tessere e ricamare, arti che erano proprie di Atena: tutti credevano che la ragazza avesse appreso dalla dea le tecniche. Ma Aracne rivendicava il suo primato e il suo talento, affermando non solo che ella aveva imparato da sé, ma che Atena le era anche inferiore: così decise di sfidarla in una gara.
Gustave Doré – Aracne (incisione; Purgatorio XII)
La dea olimpica si presentò dalla fanciulla travestita da vecchia, consigliando vivamente alla ragazza di lasciar perdere la sfida e non gareggiare con una dea: le ripercussioni sarebbero potute essere gravi. Ma al rifiuto di Aracne Atena si rivelò e volle iniziare la competizione. La dea intessé una tela raffigurante gli dei dell’Olimpo, maestosi e severi, e agli angoli la sorte dei mortali troppo arroganti puniti dalle divinità. Ma Aracne si superò. Il lavoro che fece non solo era perfetto, ma raffigurava qualcosa di molto sconveniente: gli amori disonorevoli e vergognosi degli dei (Europa e Zeus, Leda e il cigno ecc.).
Francesco del Cossa – Trionfo di Minerva
Atena, non riuscendo a trovare alcun difetto nella tela e sconvolta per le raffigurazioni, si adirò talmente tanto che distrusse il lavoro dell’avversaria e la colpì in faccia con la spola. Aracne, umiliata e spaventata, tentò di impiccarsi a una trave: ma Atena decise di trasformarla in un ragno, cosicché la ragazza, per tutta la vita, avrebbe filato dalla bocca. Il mito è citato da Virgilio, Ovidio, Dante e Boccaccio oltre che raffigurato innumerevoli volte nei secoli: la hybris (tracotanza) dell’uomo, dimostra per l’ennesima volta la mitologia, è sempre punita severamente dagli (invidiosi) dei.
Giulia Bitto