L’arte del riciclo degli attori in Doctor Who

Quante volte, mentre guardavate un film o un telefilm, avete pensato “ma io quello/a l’ho già visto/a…” o “ma quello non è Albus Silente/Merlino/il detective antipatico di Sherlock?”.
È normale, chiaramente, che ci sia un “riciclo” degli attori, non sono mica infiniti, ma quando si cominciano a guardare film e serie tv prodotte in Gran Bretagna, questa cosa diventa più che mai evidente, soprattutto se si parla di telefilm che vanno in onda da anni. Ormai “L’Inghilterra ha solo dodici attori” è la battuta che i fan propongono a chiunque ancora se ne stupisca e, certe volte, ci si chiede se non sia davvero così.
L’esempio più lampante è Doctor Who, che dura da 50 anni, i cui ricicli sono così tanti che si è cominciato a riciclare gli attori addirittura dalla stessa serie. Il problema non si pone fintantoché viene in qualche modo mascherato il riutilizzo o l’attore, ma in certi casi ci si ritrova davanti ad una cosa così palese che ci si chiede se ci abbiano almeno provato a trovare qualcun altro. Il più recente ed eclatante è sicuramente quello di Peter Capaldi che è stato scelto come Dodicesimo Dottore, ma che, in realtà, aveva già fatto parte del telefilm nel ruolo secondario di Caecilius, un padre di famiglia di Pompei, e che, inoltre, è apparso in diversi episodi di Torchwood, uno spin-off della serie, nei panni di John Frobisher, un Segretario del Ministero degli Interni inglese. Anche se non ci fossero le varie wikipedia a dircelo, sarebbe difficile non notare che il volto di quest’uomo è familiare, e la continuità è un oggetto chiave in questa serie, perciò ci si aspetta una bella spiegazione per questo, come per Adeola, la cugina della companion Martha Jones che lavorava come tecnico per l’Organizzazione Segreta Governativa di Torchwood, ma anche lei interpretata da Freema Agyeman, o la “molteplicità genetica spaziale” che ha permesso a Gwen Cooper, un’agente del Torchwood, di essere interpretata da Eve Myles, che aveva precedentemente impersonato Gwyneth, una cameriera di Cardiff incontrata dal Nono Dottore, che si scopre, quindi, essere una sua antenata. Ci si aspetta una spiegazione, ma è possibile che questa non arrivi, proprio come nel caso di un altro riciclo ‘importante’, quello di Karen Gillan, che è stata “promossa” da sibilla veggente di Pompei ad Amy Pond, companion dell’Undicesimo Dottore.
Questi riutilizzi, comunque, non risparmiano nessuno, dato che persino lo sceneggiatore Mark Gatiss è stato riciclato come attore in un paio di puntate, in una era il “cattivo di turno”, il Professor Lazarus, che trova un modo per tornare giovane, ma poi diventa un mostro, e in un’altra, anche se pieno di protesi, era Gantok, un agente del Silenzio, che prima aiuta il Dottore, poi lo tradisce (anche se fallisce e muore). Anche altri attori hanno “sfruttato” le protesi per apparire più volte, come l’attrice Chipo Chung, che è stata sia Chantho, l’aliena dell’anno 100 trilioni, sia la veggente che inganna Donna Noble sul pianeta Shan Shen per creare un Universo parallelo senza il Dottore; oppure Adjoa Andoh, che era Francine Jones, la madre di Martha, che aveva precedentemente assunto le sembianze di una donna gatto, Sorella Jatt, una delle infermiere dell’Ospedale di New New York.
I ricicli migliori, comunque, sono quelli fatti con quegli attori che prima hanno fatto parte della Vecchia Serie, poi sono apparsi anche nella Nuova, meno riconoscibili dato l’inevitabile invecchiamento. Sono davvero parecchi, ma alcuni sono, ad esempio, Geoffrey Palmer, apparso in ben due ruoli diversi nella vecchia serie, quello di Edward Masters, un Sotto Segretario del Ministero della Difesa durante la settima stagione con il Terzo Dottore, e quello di Amministratore di Solos (una sorta di colonia umana) nella nona, sempre con il Terzo, e poi apparso anche nella nuova serie, nello speciale di Natale della quarta stagione, in cui interpreta il Capitano Hardaker sul Titanic (una nave da crociera spaziale); oppure c’è Lynda Baron, che in New Who conosciamo come Val, la commessa dei grandi magazzini della sesta stagione, e che aveva interpretato in Classic Who il Capitano Wrack, un’aliena apparsa nella ventesima stagione con il Quinto Dottore; o anche Clive Swift, che ha interpretato Jobel, il capo imbalsamatore di un’impresa di pompe funebri sul pianeta Necros, nella ventiduesima stagione classica, e il Signor Copper, un uomo che si finge diplomato in “Terranomia” che lavora anch’egli sul Titanic della nuova quarta stagione; anche Bernard Cribbins, il simpatico Wilfred Mott, nonno della companion Donna Noble ed edicolante che incontra il Decimo Dottore quando scende sulla Terra durante lo Speciale di Natale della quarta, era nel film “Daleks’ Invasion Earth 2150 A.D.” (un film basato su Doctor Who) nei panni di Tom Campbell, un poliziotto umano del ventesimo secolo che entra per sbaglio nella TARDIS di uno scienziato umano di nome Dr. Who e ne diventa companion in un viaggio nel futuro.

Tutto sommato, comunque, non tutti i ricicli sono facili da notare, soprattutto perché, spesso, vengono mascherati abbastanza bene, come già detto, con cose tipo protesi o età che avanza, perciò, alla fine, è stato fatto un buon lavoro, che ha aiutato anche il funzionamento della serie grazie alla semplificazione della ricerca degli attori che, avendo già lavorato nel telefilm, sapevano già come funzionano le cose. Viene perciò da dire che, se il riciclo fosse un tipo di arte, l’Inghilterra sarebbe come Firenze e per Doctor Who starebbero lavorando fra i migliori Maestri di sempre.

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Speciale 50 anni di Doctor Who:Il Giorno del Dottore – Recensione telefilm

~*WARNING: spoilers!*~ 

“Gallifrey falls no more”

Il 23 Novembre è passato, ma non le emozioni che il Cinquantesimo di Doctor Who ha lasciato nei cuori degli whovians di tutto il mondo. 
A detta di molti, questa volta Steven Moffat, lo sceneggiatore, ha superato se stesso, mettendo da parte i suoi trucchetti e le sue idee cervellotiche per rendere l’evento davvero memorabile. Ottima l’idea di risolvere la questione della Guerra del Tempo, di cui sentiamo parlare da tante stagioni, ma di cui, effettivamente, non si è mai capito niente di preciso. Abbiamo sempre e solo saputo che il Dottore aveva ucciso tutti i Dalek e i Signori del Tempo in un solo colpo per evitare che l’intero universo bruciasse, ma qual era stato il suo ruolo preciso in questo genocidio? 
Moffat la risolve inserendo il Dottore della guerra, interpretato da un ottimo John Hurt, che decide di sacrificare la sua stessa gente, nonché la sua vita e il suo onore, per salvare il resto dell’Universo. Questo Dottore, che non si ritiene più degno di tale nome, ruba ai Signori del Tempo una delle armi più distruttive che esistono e decide di utilizzarla, ma quest’arma è così potente che è stata creata con una coscienza che dovrebbe aiutare nella scelta l’utente. Nel caso del Dottore, la coscienza prende la forma di Rose Tyler, compagna futura dello stesso, che, per cercare di convincerlo a non farlo, gli mostra i suoi futuri sé, creando dei portali che lo portano ad incontrarsi il Decimo e l’Undicesimo. 
Per chi lo conosce, sa che il Dottore può risolvere praticamente tutte le situazioni difficili in cui si trova, perciò si può facilmente immaginare come ben tre sue versioni possano addirittura escogitare un piano per salvare sia Gallifrey che l’Universo e ingannare il tempo, facendosi “aiutare” anche dagli altri dieci Dottori. Epica la scena in cui tredici TARDIS, compresa quella del prossimo Dottore, Peter Capaldi, appaiono intorno al pianeta, facendo quasi venire un doppio infarto al Generale gallifreyano nella Sala Tattica, che già sopportava a malapena una sola reincarnazione alla volta. 
Clara che passa sotto un orologio che segna
le 17.16, orario a cui andò in onda il primissimo
episodio il 23 Novembre 1963

Molto carine le citazioni da episodi precedenti, fra tutte quella nelle scene finali in cui il Decimo dice “I don’t want to go” (non voglio andare via) autocitando la frase che dirà nel futuro durante la sua rigenerazione, e da apprezzare anche alcune sottili battute, come il Dottore della Guerra che dice di avere una “crisi di mezz’età”, riferendosi appunto ai 50 anni del programma. Inoltre davvero inaspettati i cameo di Peter Capaldi, i cui occhi si vedono per una frazione di secondo durante la scena dei tredici Dottori nelle tredici TARDIS, e di Tom Baker, l’amatissimo quarto Dottore che, per l’occasione, interpreta il “curatore” del museo che, mentre parla con l’Undicesimo, lascia intendere di sapere chi si ritrova davanti e di essere la stessa persona. 

Anche la cura dei dettagli di continuità è impressionante, oltre alle solite gag con il fez dell’Undicesimo, infatti, rivediamo la sciarpa del Quarto nelle mani di una delle scienziate dello UNIT (un’agenzia segreta inglese che si occupa di ciò che riguarda il Dottore e gli altri alieni), oppure il problema di alcuni congegni troppo complicati da usare che necessiterebbero un “grande bottone rosso” per essere avviati, richiesto in questo caso dal Dottore della Guerra, ma successivamente (nella continuity, ma precedente se si parla di episodi) anche dall’Undicesimo, per poi passare all’ampliamento del racconto della storia d’amore fra il Decimo e la regina Elisabetta I, citato nelle ultime puntate della quarta stagione, e a degli oggetti creati dal Dottore che fanno “ding”, come nella prima puntata con gli Angeli Piangenti. 
Un plauso va anche agli attori, sia vecchi che nuovi, che hanno preso, o ripreso, i loro personaggi con il cuore e si sono impegnati per dare il giusto spessore al loro ruolo. Belle le interazioni fra i tre Dottori, che fra battute pungenti e riflessioni, spostandosi da un periodo storico ad un altro, riescono finalmente ad alleggerire il loro carico emotivo causato dalla distruzione che avevano portato. Buona anche la scelta delle “spalle”, anche se tutti si aspettavano che Billie Piper sarebbe tornata nel ruolo di companion, più che di interfaccia olografica di un’arma, lasciando con l’amaro in bocca chi già si pregustava una riunione fra il Dottore e la sua amata Rose, e complimenti a Jenna-Louise Coleman, la cui Clara è riuscita ad entrare nel cuore di tutti anche dopo la partenza dell’amatissima Karen Gillan, cosa che, ad esempio, non era riuscito immediatamente a Freema Agyeman, che con la sua Martha Jones aveva dovuto “sostituire” proprio la Rose della Piper. 
Non tutto, però, è andato liscio. Infatti, il doppiaggio italiano, come del resto quello dell’intera serie, ha lasciato un po’ a desiderare. Non è stata tanto una scelta delle voci assegnate, quanto le scelte di traduzione. È evidente che non tutte le formule grammaticali inglesi possono essere rese alla perfezione, e neanche le parole inventate, ma tradurre “timey wimey thing” con un “problemino al tempino” in stile Ned Flanders dei Simpsons suona alquanto ridicolo, per non parlare di alcune frasi che, tradotte, perdono completamente il senso che gli era stato attribuito. 
Tirando le somme, comunque, è stato un grandissimo evento a livello mondiale che ha avuto milioni di ascolti e ha addirittura ricevuto un Guinness World Record per essere stata la serie tv con la più vasta trasmissione in contemporanea di sempre, essendo stata passata in diretta in ben 96 Paesi di tutti i continenti. Infiniti complimenti, quindi, a Russell T. Davies, prima, e Steven Moffat, dopo, visto che, in questi ultimi nove anni, hanno saputo rilanciare alla grande questo storico telefilm, ricostruendo e ampliando il grande seguito che aveva prima, e sono arrivati a questo Cinquantesimo Anniversario in cui, con questo episodio Speciale, come ha detto proprio il buon Steven, il Dottore, dopo anni passati ad evitare che gli alieni si impossessassero del mondo, è sceso in campo e l’ha conquistato lui stesso.

I Dottori

GERONIMO!

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Doctor Who compie 50 anni!

“It’s bigger on the inside!” [È più grande all’interno!] ~*warning: probabili spoilers*~

Da sinistra Matt Smith, David Tennant e John Hurt

Come si potrebbe definire meglio una serie TV che racconta, in appena cinquant’anni, di un viaggio quasi millenario nel tempo e nello spazio? Per chi non lo conoscesse, Doctor Who è una serie TV sci-fi inglese che parla della storia di questo misterioso alieno, il Dottore, che viaggia nel tempo e nello spazio grazie al suo veicolo, la TARDIS (sì, è femmina), la famosa cabina blu, e che, per sfuggire alla morte (e al temibile rinnovo degli attori), si rigenera diventando un’altra persona. Questo telefilm, che prende il nome dalla gag ricorrente, in cui, quando il Dottore si presenta a qualcuno, la persona di turno chiede “Dottore chi?” (Doctor Who?), andò in onda per la prima volta in Gran Bretagna il 23 novembre 1963. Era una serie TV rivolta ad un pubblico perlopiù composto da famiglie e doveva servire per spiegare, grazie a questi viaggi nel tempo, concetti scientifici e situazioni storiche, oltre che, chiaramente, divertire con le avventure fantascientifiche di questo alieno e dei suoi compagni di viaggio. Ebbe un grande successo ed entrò nei cuori di tutti gli inglesi, si dice anche in quello della Regina Elisabetta, per poi diffondersi anche nel resto del mondo.

Billie Piper e John Hurt, rispettivamente nei ruoli di Rose Tyler ed il Dottore

La serie fu interrotta nel 1989 a causa di un calo di ascolti ma, dopo un film nel 1996, fu ripresa brillantemente nel 2005 da Russell T. Davies, che “ricominciò” dal nono Dottore. Dopo quattro stagioni, Davies ha passato il testimone a Steven Moffat che oggi, dopo altre tre stagioni di successo, per festeggiare il cinquantesimo anniversario ha voluto creare un episodio speciale in cui, accanto all’Undicesimo Dottore, interpretato da Matt Smith, e alla sua compagna di viaggio Clara Oswald (Jenna-Louise Coleman), compaiono vecchie glorie del programma, come David Tennant, la decima reincarnazione, e Billie Piper, la companion Rose Tyler, insieme ad altri illustri nomi, come quello di John Hurt, già apparso nei minuti finali dell’ultima puntata della settima stagione, nei panni del più grande segreto del Dottore.

Nei trailer diffusi dalla BBC si può notare che il tema di questo speciale sarà piuttosto dark e vedrà come protagonisti le ultime due reincarnazioni del Dottore, con le rispettive compagne, e il misterioso Dottore ‘segreto’, interpretato da John Hurt, in un’avventura che molto probabilmente ha a che fare con il periodo più buio della vita del millenario alieno: la Grande Guerra del Tempo, la distruttiva lotta fra i Signori del Tempo, il popolo del protagonista, e i Dalek, la temibile razza di alieni in armatura che puntano alla distruzione totale e alla conquista, persa da entrambe le parti, ma vinta dal Dottore, ultimo testimone di questo terribile conflitto. La scelta di Steven Moffat è stata azzeccata, perché ha preso un evento memorabile nella storia del telefilm, di cui in realtà non si è mai trattato sul serio, e l’ha voluto espandere e usarlo per rendere unico questo anniversario speciale un po’ per tutti gli inglesi. In fondo, quanti telefilm possono vantare la veneranda età che ha raggiunto invece questa serie? Comunque, com’è solito negli episodi di Doctor Who, alla parte seria e profonda verranno anche accostati simpatici siparietti, soprattutto fra i “due Dottori”, come la scena del confronto dei cacciaviti sonici o una delle gag ricorrenti in questa serie, la famosa frase “Oh, you have redecorated! I don’t like it.” (“Oh, ma hai riarredato! Non mi piace.”) usata diverse volte dal Dottore.

Immagine del trailer in cui si vede Gallifrey, la patria del protagonista, distrutta

Questo speciale da 90 minuti sarà trasmesso addirittura in contemporanea (quasi) mondiale e in Italia a mandarlo in onda sarà Rai 4 (canale 21 del digitale terrestre), la rete che ha trasmesso le 7 stagioni di ‘New Who’ negli ultimi anni, alle 21.10. Dunque preparate i vostri cacciaviti sonici, i farfallini e i fez per sabato 23 Novembre, Il Giorno del Dottore sta arrivando! GERONIMO!

[Il secondo trailer ufficiale di The Day of the Doctor.]