Bakuman: la strada per diventare mangaka!

Dai, alzi la mano chiunque abbia, almeno una volta, sognato di voler diventare un giorno mangaka! Ok, ora potete pure abbassarle, e per le persone che non sappiano chi sia un mangaka la spiegazione è presto detta: colui che crea un fumetto o più precisamente un manga. 
Naturalmente è chiaro che l’opera di oggi è Bakuman, manga e anime abbastanza famoso, forse più per le firme che porta che per la sua effettiva qualità, ma di questo ne parleremo nel dettaglio in queste righe. Innanzitutto: per quale motivo questa premesse sulle firme? Perché Bakuman è figlio di due autori conosciutissimi ai più, anche dall’acerbo pubblico italiano, ovvero Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, acclamati in tutto il mondo per Death Note; preciso che non voglio dire che Bakuman sia una serie mediocre o che meriti ben poco, semplicemente la sua fama lo precede molto spesso per via del nome dei propri autori, anche se è d’uopo ammettere che come sempre questa è un’arma a doppio taglio, capace di darti un successo iniziale veloce ma che aumenta in modo altissimo le aspettative dei tuoi lettori. 
Azuki, la santa
Entriamo nello specifico del manga: la storia inizia quando Mashiro Moritaka frequenta ancora le medie, è innamorato follemente della sua amica Azuki Miho (che vorrebbe diventare una doppiatrice) ma non ha il coraggio di dichiararsi; l’unica cosa che riesce a fare è disegnare il suo volto finché un suo compagno, Takagi Akito, vedendo questi disegni cerca ogni modo per convincerlo di diventare un mangaka insieme a lui… long story short: ci riesce e Mashiro, preso dall’impeto di questo suo nuovo obiettivo dichiara ad Azuki il suo amore, venendo ricambiato, però aggiungendo che potranno mettersi insieme solo quando lui farà un anime che lei doppierà. 
La storia presenta tutti i canoni basilari per una narrazione lineare: abbiamo la sfida, il premio e i protagonisti; chi è l’antagonista? Non che sia veramente un antagonista ma Niizuma Eiji è sicuramente il loro rivale, un genio (nel mondo di Bakuman viene implicitamente paragonato ad autori come Toriyama e Oda) che ha la stessa età dei due protagonisti ma che subito centra il successo. 

Niizuma Eiji, sicuramente uno dei personaggi  più interessanti
Uno dei punti più interessanti di Bakuman è senza dubbio il suo mostrare i meccanismi di Shonen Jump (rivista fondamentale nel settore, in questo manga rinominato Shonen Jack): mostra come vengono scelti i manga da pubblicare e serializzare, tutto l’immenso lavoro che c’è dietro ad ogni suo componente e il mondo degli editori. Così come è molto interessante notare nel dettaglio il lavoro degli Ashirogi Muto (lo pseudonimo di Takagi e Mashiro), dai più vari tecnicismi (quali strumenti usare), alle varie logiche che possono far propendere per uno stile piuttosto che per un altro. 
La critica più diffusa è che viene mostrato, secondo alcuni, il tutto in un modo troppo semplice, quasi come se quello del mangaka fosse un lavoro che non richiede particolari sforzi; a mio avviso invece viene mostrato la vita di due ragazzi che passano ogni giorno a disegnare e a scrivere, che se non avessero trovato l’amore per pura fortuna, sarebbero probabilmente morti da soli, vista la completa mancanza di vita sociale (esclusa la cerchia di mangaka che frequentano); credo che, nonostante l’ovvia esagerazione nei toni narrativi, viene mostrato bene lo sforzo immane che si deve fare per aver successo, ricordando comunque che parliamo di veri e propri geni del settore, che hanno avuto pure la fortuna di trovare un editor, il signor Hattori, che avrebbe letteralmente dato la vita per loro, quindi di certo siamo ben lontani dalla volontà di parlare del “mangaka medio”: viene presa in considerazione solo una particolare realtà, sarebbe eccessivo pretendere di più per certi versi.

Lontra n. 11, esempio di meta-manga
Quindi tutto bello e carino in Bakuman? No. Ci tengo a sottolineare che il romanticismo di Mashiro spesso, ok sempre, supera lo stucchevole, rendendo soprattutto l’inizio dell’opera alla stregua di uno shojo, ma cercando di andare oltre possiamo sicuramente dare una nota di merito agli autori per il loro lavoro. Si son ritrovati a dover costruire una serie di meta-manga (manga dentro manga) con stili diversi, raccontando in modi, magari lontani da loro , delle storie create da “altri” autori all’interno della storia, per cercare di ricostruire, nel modo più fedele possibile, la realtà di Shonen Jack (e non solo), presentando molti autori diversi, molti disegnatori diversi e molti manga diversi. Probabilmente troppi

Effettivamente si ha la sensazione che il manga arrivi ad un punto di non ritorno, col senno di poi ci si rende conto che sono stati infilati troppi elementi: storie secondarie che vengono sviluppate molto sommariamente, personaggi creati, messi a fuoco con precisione chirurgica e poi lasciati a marcire chissà dove, mentre nel mezzo della storia passano anni con una velocità strabiliante (una cosa che non ho apprezzato particolarmente ma probabilmente necessaria).
Una storia difficilmente criticabile su un lato puramente artistico, che sa trasmettere emozioni, ed è comunque, ripeto, da lodare l’iniziativa di Ohba e Obata (nonostante non siano stati i primi a proporla), ma Bakuman è difficilmente considerabile come un’opera perfettamente riuscita: è una storia d’amore dai toni settecenteschi? È un dossier, pieno di dettagli inutili, che spiega il mondo dei manga? O semplicemente è il modo che hanno avuto i due autori di rivivere le loro carriere, pseudonimo compreso? Vi potrei magari dare più delucidazioni in merito, ma in fin dei conti è un manga che consiglio di leggere e un anime (75 episodi) che consiglio di vedere, anche perché nonostante tutto… alzi la mano chiunque abbia, almeno una volta, sognato di voler diventare un giorno mangaka! Ecco, infatti.
Alex Ziro
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