Torino – Servizio Fotografico sulla Manifestazione dei Forconi del 09/12/2013

Eccovi una carrellata di immagini della manifestazione dei forconi a Torino del 9 Dicembre 2013. Le foto si commentano da sole ma se voleste approfondire vi rimando a questi articoli:
Le foto che state per vedere sono state gentilmente offerte da Mirko Isaia: se voleste vedere per intero i suoi lavori potete trovarli sul suo profilo flickr.

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"Dove dormono i bambini" un reportage di James Mollison

Dovendo trovare un’idea per un fotoprogetto in favore dei diritti dei bambini, il fotografo James Mollison ha pensato al significato della propria cameretta durante la sua infanzia. 
“Mi venne in mente che un modo per affrontare alcune situazioni complesse o problematiche sociali che colpiscono i bambini potrebbe essere quello di guardare le loro camere da letto. Fin dall’inizio, non volevo interessarmi solo di ‘bambini bisognosi’ che vivono nei paesi in via di sviluppo, ma piuttosto a qualcosa di più inclusivo, cioè di bambini che vivono in situazioni diverse fra loro”.
Mollison presenta una serie di ritratti di ciascun bambino o adolescente accompagnato affiancato alla propria camera. In questo modo il fotografo riesce dare una prospettiva intima di ciascun bambino offrendo allo spettatore un’idea dello stile di vita di questi bambini. A volte questa combinazione può essere difficile perché non tutti bambini dormono in una camera e in un letto vero e proprio come nel caso di Bilal, ragazzo di 6 anni, pastorello beduino. Il bambino viene lasciato dormire all’aperto con il gregge di capre di suo padre. In estrema alternativa Mollison presenta Kaya, bambina di 4 anni che abita a Tokyo, circondata da una vasta varietà di giocattoli e articoli di lusso, che riempiono la sua camera. Per lei sua madre riesce spendere fino a 1000 dollari al mese.
Anonymous, 9 anni, Costa d’Avorio

Kaya, 4 anni, Tokyo, Giappone

Jaime, 9 anni, New York, USA

Ryuta 10 anni, Tokyo, Giappone

Nantio, 15 anni, Lisamis, Kenya

Kana, 16 anni, Tokyo, Giappone

Indira, 7 anni, Kathmandu, Nepal

Alex, 9 anni, Rio de Janeiro, Brasile

Dong, 9 anni, Yunnan, Cina

Ahkohxet, 8 anni, Amazzonia, Brasile

Alyssa, 8 anni, Harlan County, USA

Li, 10 anni, Pechino, Cina

Bilal, 6 anni, Wadi Abu Hindi, West Bank
Joey, 11, Kentucky, USA

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Kirsty Mitchell e la dea Gaia: la nascita di una fine

La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo Chaos, sorse l’immortale Gaia, progenitrice dei titani e degli dei dell’Olimpo. Gaia è la dea primordiale, la potenza divina della Terra, la Dea più importante di tutte. 
La fotografa e artista Kirsty Mitchell, profondamente legata alla sua imponente figura, ha deciso così di inscenare la nascita di Gaia, da modella a dea immortale. Per dieci lunghe settimane Kristy si è dedicata alla creazione di un copricapo che avrebbe racchiuso tutta la grandezza e la potenza della Dea Madre. Un lavoro meticoloso ma ispirato e sentito, la Mitchell infatti ha dedicato questo capolavoro a sua madre, morta nel 2008.
Wonderland” è il nome di questo progetto durato quattro anni e Gaia ne segna la trionfante fine. 
I personaggi non sono stati creati su qualcosa di già esistente- sono il risultato dei miei ricordi sbiaditi delle storie che mia madre mi leggeva da bambina, illustrazioni di libri originali, poesie , dipinti, sogni. Ho voluto proiettare i miei pensieri su persone reali, per poi perdermi dentro di esse”, ha dichiarato l’artista.
Il copricapo è stato interamente dipinto e bordato a mano. È molto pesante tanto da dover essere collegato a una trave di legno nello studio per portare il peso fuori la testa della modella. Lo straordinario copricapo è composto anche di vari elementi che Kristy ha reperito nel suo viaggio in Tibet come campane tradizionali e collane tribali. L’effetto finale è spettacolare rende davvero la grandezza e la personalità di Gaia, e dopo tanto lavoro questa è stata la più grande soddisfazione per Kristy Mitchell, è riuscita nel suo intento e lo ha fatto in maniera straordinaria. 
Gaia segna la nascita di una fine, la transizione di Gaia da mortale alla sua vera forma di dea immortale, la rappresentazione creata dall’artista coglie in pieno la vera essenza di Gaia, circondata da un’esplosione di energia scintillante. Il suo personaggio influisce su tutto, creando un effetto farfalla che mette in moto la fine della storia.

Consuelo Renzetti

Reportage fotografico: La battaglia che non abbiamo scelto, la lotta di mia moglie contro il cancro al seno

Cinque mesi dopo il matrimonio del fotografo americano Angelo Merendino, i medici hanno diagnosticato un cancro al seno a sua moglie. Da quel giorno Angelo si è messo a documentare la battaglia contro la malattia: “Le mie fotografie mostrano le sfide, le difficoltà, la paura, la tristezza, la solitudine, ma la cosa più importante dimostrano il nostro amore” – dice il fotografo. 
Quando Angelo Merendino vide per la prima volta Jennifer, capì che sarebbe stata lei la donna della sua vita. Soltanto dopo sei mesi di conoscenza si sono fidanzati, e dopo altri sei mesi si sono sposati. La diagnosi di Jennifer ha stravolto la vita dei coniugi. “La gente, pensa che con la terapia si aggiusta tutto e la vita tornerà alla normalità, ma non esiste uno standard quando lotti contro il cancro“.
A Jennifer non disturbava la mia macchina fotografica, capiva il significato di quello che stavo facendo. Sapeva anche che lei era sempre stata la priorità non la macchina fotografica. Jennifer si fidava di me, sapeva che non avrei usato la fotocamera nei momenti inopportuni. Ci siamo sostenuti a vicenda“.
Per me, le fotografie sono di interesse terapeutico. Mi aiutano a ricordare quanto era forte Jennifer, perché ci sono molti dettagli che dimenticherei se non fossero sulle immagini” – afferma Angelo Merendino. 
Dopo la morte della moglie Angelo ha istituito la fondazione “The Love You Share” la cui missione è quella di fornire un sostegno finanziario alle donne malate di cancro al seno. Alla fondazione viene fornito il ricavato delle vendite dell’album fotografico della lotta di Jennifer.. 
Maggiori informazioni sul progetto sono disponibili all’indirizzo: 
o sulla pagina Facebook: 

Le principesse Disney di Dina Goldstein: c’era una volta la triste realtà

C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, un signore chiamato Walt Disney, che ha costruito un impero multimiliardario fondato sulle bugie. Per anni ha nutrito bambini, ma soprattutto bambine, di false speranze facendo credere loro che si potesse davvero vivere felici e contenti, che i cattivi vengono sconfitti dai buoni e che il bene trionfa sempre.

Oggi invece c’è Dina Goldstein, che nelle fiabe non ci crede più. Dina è una fotografa concettuale, per lei la fotografia è un mezzo per evocare sentimenti di vergogna, rabbia, ed indignazione nell’osservatore in modo da condurlo a riflettere sulla condizione umana. “Fallen princess” è un progetto che costringe lo spettatore a contemplare la vita reale : i sogni falliti, l’inquinamento, la guerra, l’obesità, l’estinzione delle culture indigene, il cancro e la smania di rincorrere l’eterna giovinezza e la perfezione fisica, sono questi i temi trattati nel reportage della Goldstein.

Così la dolce Biancaneve, dopo essere stata svegliata con un bacio dal suo principe non diventa la sua adorata principessa ma passa il suo tempo ad accudire i bambini e rassettare la casa, Cenerentola, dopo aver dato una bella lezione alla sua matrigna e alle sue sorellastre, finisce con l’affogare le sue frustrazioni nell’alcol in un bar, Belle, dopo aver spezzato l’incantesimo che aveva trasformato il suo principe in una bestia, passa il suo tempo dal chirurgo plastico… e così via.
Non è più il tempo di attendere il principe azzurro in una teca di vetro, o rinchiuse nella torre più alta del castello, è il momento di aprire gli occhi e di rendersi conto che il finale “e vissero tutti felici e contenti” è una prerogativa delle fiabe e non della vita reale.

Consuelo Renzetti

James Nachtwey, l’anima del reportage

Survivor of a Hutu death camp, © 1994 by James Nachtwey

“Per me, la forza della fotografia sta nella propria capacità di evocare un senso di umanità. Se la guerra è un tentativo di negare l’umanità, allora la fotografia può essere concepita come l’opposto della guerra, e se usata bene può essere un ingrediente potente nell’antidoto alla guerra”. 
James Nachtwey
È nel reportage che il vero fotografo si riconosce, in questa ricerca della conoscenza, della profondità e della varietà dell’animo umano, nella voglia d’avventura. In questo James Nachtwey si riconosce come artista d’elitè in una società in cui i valori di questo lavoro sono messi da parte a favore di un virtuosismo tecnico e plastico. Il suo non è solamente un impiego, ma un vero e proprio impegno personale che lo porta a conoscenze di realtà politiche estreme in cui l’uomo è solamente un oggetto e come tale viene trattato; punto forte del suo lavoro che riesce magistralmente a far emergere dai suoi scatti arditi e fieri.
“Sono stato un testimone e queste immagini sono la mia testimonianza. Gli eventi che ho registrato non dovrebbero essere dimenticati e non devono essere ripetuti”. 
James Nachtwey
Da uomo diviene memoria universale, attraverso il suo obbiettivo si fissa come immagine indelebile il suo sguardo che nuovamente porta a noi gli orrori riflessi negli occhi da lui immortalati.
Si avvicina alla ricerca fotografica grazie alla guerra nel Vietnam ed al movimento per i diritti civili. Lavora per la rivista Time ed è stato membro della Magnum Photos, nonché membro fondatore dell’Agenzia VII. Guatemala, Libano, Cisgiordania, Gaza, Israele, Indonesia, Thailandia, India, Sri Lanka, Afghanistan, Filippine, Corea del Sud, Somalia, Sudan, Rwanda, sono solo alcuni dei campi di battaglia in cui è stato. Tra i suoi premi spiccano il Robert Capa Gold Medal vinto ben cinque volte ed il World Press Photo Award di cui ha vinto due edizioni. Nel 2001 Christian Frei gira un film basato sulla sua vita intitolato “War Photographer“. È senza dubbio il miglior fotografo reportagista contemporaneo, capace di regalarci emozioni che non credevamo esistessero ancora nella nostra società.
James Nacthwey
“Anche nell’era della televisione, la fotografia mantiene una capacità unica di cogliere un attimo fuori dal caos della storia per conservarlo e tenererlo sotto i riflettori. Mette un volto umano su eventi che potrebbero altrimenti offuscarsi in astrazioni politiche e statistiche. Si dà voce a persone che altrimenti non ne avrebbero una. Se il giornalismo è la prima bozza della storia, allora la fotografia è ancora più difficile, perché per catturare un attimo non si dispone di una seconda possibilità”.  

Andrea Silva

Gigi Cifali e le piscine abbandonate del Regno Unito: quando il degrado architettonico nasconde quello sociale

Cosa succede ad un corpo in assenza di acqua? Semplice, muore. Ed è proprio quello che è successo a terme, piscine e lidi pubblici nel Regno unito. Dagli inizi del 1800 fino alla fine del 1930, questi luoghi erano l’emblema del benessere e della ricchezza, le piscine svolgevano un ruolo fondamentale nella vita sociale degli inglesi, erano il fulcro dei rapporti interpersonali, la gente si recava nelle piscine per fare amicizia, scambiare opinioni, parlare di politica e anche per ostentare il proprio benessere economico. Con l’avanzare del tempo, e con la nascita di nuovi luoghi di intrattenimento le piscine e le terme pubbliche persero la loro fama, sempre meno persone vi si recavano fino al loro completo abbandono, diventando persino luoghi inutili e antieconomici. Così, vennero svuotate dell’unica cosa che le manteneva in vita: l’acqua.
Gigi Cifali, artista italiano che ormai da lungo tempo risiede in Gran Bretagna, ha documentato con un reportage intitolato “Absence of Water “ la decadenza architettonica e sociale di questi luoghi. Gigi Cifali ha dichiarato :“La fotografia, per sua intrinseca natura è testimone della realtà, è il racconto istantaneo di un dato oggettivo, di un momento e di un luogo precisamente definiti nel tempo e nello spazio, estratti meccanicamente da essi per essere eternati. Nel tempo breve di uno scatto un luogo fisico si trasforma in luogo della memoria.”

Forest hill baths
London

Harpurhey baths
Manchester

Tudor grange pool
Solihull

Chadderton bath
Oldham

Eltham park lido

Fields Lido
London

Moseley baths
Birmingham

Soho Marshall pool
London

Victoria Baths
Manchester

Hornsey baths
London

Consuelo Renzetti