BIG vincitore del concorso per il Museo del Corpo Umano a Montpellier

BIG vince il concorso internazionale di design per nuovo Museo del Corpo Umano a Montpellier.
Il futuro edifico espositivo analizzerà, attraverso attività culturali, mostre, spettacoli, workshop, il corpo umano con un approccio prettamente artistico, scientifico e sociale.

Il progetto, basato su ossimori, natura-architettura e  parco-città, si estende su un’area di 7800 mq e sarà costituito da padiglioni inclinati, sormontati da tetti giardino e terrazze panoramiche. Come dita incrociate, i singoli spazi si intersecano formando percorsi tra natura e costruito.

Il museo sorgerà nella zona del Parc Marianne, ai margini della città e i lavori inizieranno nel 2016, si prevede che l’apertura al pubblico avverrà nel 2018.

www.big.dk

Activision possiede ancora Crash Bandicoot e pensa a un reboot

In seguito alle voci che davano Crash in mano a Sony, pronta ad affidarlo alle sapienti mani di Santa Monica e Naughty Dog, oggi arriva la cattiva notizia: il brand è ancora in mano ad Activision.
Un rappresentante di Activision, infatti, ha smentito i rumor dichiarando che non c’è stata nessuna compravendita e in azienda stanno anche pensando di riportare in vita la serie con, probabilmente, un reboot.
Cosa aggiungere se non “speriamo che tutto ciò non sia vero”?

Book bar: quando la lettura diventa un’esperienza tutta da vivere

Chi avrebbe mai immaginato che sfogliare un libro sorseggiando un caffè o un cappuccino sarebbe diventata addirittura una tendenza?! La stessa che arriva direttamente da New York, culla dei book bar, i “loci amoeni” dei nostri tempi (Library Cafè, nel cuore della Grande Mela è il primo caffè con libreria aperto al pubblico), per poi diffondersi rapidamente in Europa, in Inghilterra ed ora anche in Italia.

Se nei caffè letterari e nei salotti culturali di illuministica memoria letterati, intellettuali, filosofi si incontravano per discutere, confrontarsi e scambiarsi piacevolmente idee ed opinioni, i book bar offrono, oggi, la possibilità di vivere l’esperienza della lettura in una dimensione nuova – insolita, se vogliamo – all’insegna di una quotidianità che si tinge di intimità ma, nello stesso tempo, di familiarità: chi entra in un book bar, infatti, è spesso spinto dalla voglia di rilassarsi leggendo un buon libro, ma anche dalla curiosità di condividere qualcosa in più, spezzando per un attimo la monotonia quotidiana. D’altro canto, la cultura è in primis tutto ciò: apertura, reciprocità, confronto, condivisione.

E l’Italia, paese che per innata tradizione pulsa di Cultura, non resiste alla tentazione dei book bar, che vale la pena visitare da Nord a Sud: Roma è la città che di sicuro può vantarne vari e ragguardevoli esempi (ne basti uno su tutti: il Caffè Letterario su Via Ostiense), ma anche Milano (con il sofisticato Caffè degli Atellani) e Torino (con il Mood) non deludono le aspettative. Cambiano le mode, cambiano le prospettive, cambiano le chiavi di interpretazione della realtà che ci circonda e cambia, quindi, anche il modo di leggere e di fare e trasmettere cultura.

La letteratura che libera: quando la poesia viene da dietro le sbarre

Figli 

Rendetemi cieca e io 
vivrò felice di sentire 
il loro respiro. 
Vivrò con il tocco delle loro
mani come fossero vibrisse di gatto 
o piccoli nastri d’argento. 
Come giunchi loro sono cresciuti 
persistenti alla vita 
nulla si crea, nulla si distrugge 
il mio amore per loro 
dà fuoco alle valanghe. 
 – Tatiana Mogavero 
Avete presente lo stereotipo del carcerato? Un omone grande e grosso, con l’aria gelida, magari un po’ la luna storta e le braccia ricoperte di tatuaggi? Dimenticatelo. Spesso pensando al carcere si dimentica l’umanità che, pur mascherata dietro ad uno sbaglio, non smette mai di esistere. Prima di essere criminali, i carcerati sono uomini o donne. E’ questo ciò che è stato mostrato ieri, giovedì 21 novembre, all’incontro di Bookcity “Giustizia penale e società civile”, svoltosi all’Università degli Studi di Milano. Oltre ad essere stata un’occasione per celebrare i 250 anni dalla pubblicazione dell’opera di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, l’incontro ha visto la partecipazione di alcuni detenuti delle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. 

Come è stato più volte ricordato, la poesia e la detenzione sembrerebbero – in apparenza – due concetti lontani e inconciliabili. E’ stato però dimostrato che non è affatto così: nel carcere di Bollate infatti le due scrittrici Anna Maria Carpi e Maddalena Capalbi hanno creato sei anni fa – e curano tuttora – un laboratorio di poesia. Si tratta di una grande opera di volontariato che ogni sabato mattina consente ai detenuti di mettere su carta i loro più intimi pensieri, sperimentando, riflettendo e giocando con le parole. Molti di loro si sono fatti coraggio e, vinta la timidezza e la ritrosia iniziale, hanno esposto le loro sensazioni in modo completamente nuovo. Il risultato è ben visibile nelle due antologie dove vengono raccolte trenta poesie scritte dai detenuti: la prima “Sono i miei occhi” (2012) e la seconda “Quell’azzurro che non comprendo” (2013). Entrambi i titoli sono stati tratti da alcuni versi dei componimenti presenti nelle due opere; in particolare “Quell’azzurro che non comprendo” è divenuto il titolo dell’ultima raccolta perché in grado di dare una visione colorata del mondo non dal punto di vista di chi è fuori, ma di chi deve vivere tra il grigio delle mura di un carcere.
Oltre alle due antologie poetiche, il laboratorio ha dato i suoi frutti mostrando al pubblico di Bookcity l’anima più ‘sentimentale’ di quei carcerati tanto stereotipati e disumanizzati dall’ideologia comune. Agli occhi degli spettatori si sono presentate persone emozionate, commosse, in grado di sostenersi a vicenda e farsi coraggio tra loro con grande umiltà. E’ stato poi ricordato come per molti la letteratura sia stata una vera e propria cura: appassionarsi alla lettura e alla scrittura ha permesso ad alcuni di loro di trovare il modo in cui sfogare la propria rabbia, le proprie paure o incertezze. Non più quindi la criminalità, ma la cultura come soluzione ai propri problemi. 


Tra una poesia e l’altra, è stato inoltre reso noto come molti detenuti fossero all’inizio totalmente estranei al mondo letterario; le opere da loro scritte mostrano tuttavia una grande profondità e dedizione. Alcuni componimenti sono caratterizzati da una grande cura nella forma (rime, allitterazioni, ritmi coinvolgenti degni di poeti esperti), altri invece sono molto più semplici ed ingenui, ma sinceri. Ciò che accomuna tutte queste opere, diverse per forma e contenuto, è la voglia di esprimersi, mettersi in gioco e, perché no, mostrare al mondo quel che sta dietro a un ingenuo pregiudizio.

Il sì del Parlamento europeo al progetto ‘Europa Creativa’: un miliardo e mezzo di euro per i prossimi sette anni destinati alla cultura

Buone notizie da Strasburgo, ieri pomeriggio il Parlamento Europeo ha approvato il progetto “Europa Creativa”. Il programma mette a disposizione un miliardo e mezzo di euro per i prossimi sette anni, da suddividere in tre settori: culturale, creativo e audiovisivo. Il parlamento, riunito in seduta plenaria a Strasburgo ha espresso 650 voti a favore, 32 contrari e 10 astensioni.
Tra le misure più importanti del provvedimento c’è quello per il settore “media” tra cui l’audiovisivo, infatti è previsto un sostegno per le sale cinematografiche che programmano una quota significativa di film europei e per tutte le iniziative che valorizzino la diversità culturale, come festival o altri eventi, nonché la mobilità di artisti, professionisti e la circolazione di opere. Nel programma è previsto anche un Fondo di garanzia europea che affiancherà i contributi europei ai progetti e che assisterà i prestiti nazionali alle micro, piccole e medie imprese culturali e creative, che potranno finalmente vedere agevolate le loro possibilità di accesso al credito. 
Europa Creativa sosterrà in sintesi: 
250.000 artisti e operatori culturali e la loro opera, consentendo loro di raggiungere nuovi fruitori al di là dei loro paesi d’origine; 
– Più di 800 film europei, che riceveranno un sostegno alla distribuzione in modo da poter essere visti dal pubblico di tutta Europa e del mondo; 
– Almeno 2.000 cinema europei, a condizione che almeno il 50% dei film che proiettano siano europei; 
– Più di 4.500 libri in lingua originale sostenendo i costi di traduzione, consentendo così agli autori di inserirsi in nuovi mercati e ai lettori di apprezzarli nella loro madrelingua; 
– Migliaia di organizzazioni e operatori attivi nei settori culturali e audiovisivi , permettendo loro di acquisire nuove abilità e di rafforzare la loro capacità di operare su scala internazionale. 
Finalmente un’Europa che si fa promotrice e garante della cultura non solo con le parole, ma anche e soprattutto con i fatti.
Consuelo Renzetti

Capitale europea della cultura 2019: le 6 città italiane preselezionate

Ieri, 15 novembre, la Commissione preposta alla scelta della città che per tutto l’arco del 2019 ospiterà eventi ed incontri letterari, artistici e culturali in genere volti a valorizzare il proprio patrimonio in ambito non solo nazionale ma anche e soprattutto europeo ha fornito l’elenco delle preselezionate: Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena. Esse si sono aggiudicate il posto nella fase successiva emergendo fra tutte le 21 candidate iniziali. Fra circa nove mesi verrà proclamato il verdetto definitivo, che l’Italia dovrà condividere con una città bulgara.


L’iniziativa ha avuto il suo inizio nel 1985 su proposta dell’attrice Melina Mercouri e favorevolmente accolta dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea con l’appoggio del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.

L’obiettivo è chiaramente la valorizzazione della ricchezza, della diversità culturale e dei tratti comuni e il miglioramento della coscienza che i cittadini hanno di sé e del loro essere ormai a tutti gli effetti e compiutamente europei, uniti pur nelle differenze.

I criteri che il programma presentato da una città candidata deve rispettare sono sostanzialmente due: la dimensione europea la città e i cittadini. È necessario per il primo punto rafforzare la cooperazione fra operatori culturali, artisti e città dei Paesi membri, mentre il secondo punto si focalizza sulla partecipazione dei cittadini residenti nella città e nelle zone limitrofe, dando possibilmente luoghi a progetti che siano di lunga durata e si occupino di sviluppo sociale e culturale a lungo termine.

Lucia Piemontesi

Bookcity Milano: un weekend dedicato ai libri

A partire da giovedì 21 novembre fino a domenica 24 novembre numerosi incontri con gli scrittori ed eventi letterari daranno letteralmente voce a numerose zone del capoluogo lombardo, a partire dal centro fino ai suoi quartieri, all’interno della seconda edizione dell’iniziativa Bookcity Milano. Gli autori e le personalità che interverranno alla manifestazione saranno più di 1200 e saranno dislocati in diverse biblioteche, librerie, sedi di fondazioni artistico – letterarie e non da ultimo in alcuni luoghi simbolo della città di Milano, come il Castello Sforzesco, presso i quali sarà possibile partecipare a laboratori interattivi di scrittura e non solo. Attenzione a salire su un taxi in quei giorni: potreste trovarvi nel bel mezzo di Psicotaxi! Letture in Taxi e avere come compagno di viaggio uno scrittore che vi leggerà le pagine del suo ultimo romanzo. Un modo forse per non accorgersi delle file chilometriche e degli intasamenti all’ora di punta? Potrebbe essere anche un’idea, perché no!? Ampia sarà anche l’offerta culturale rivolta alle scuole, dall’infanzia fino alla scuola secondaria superiore. 
L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Milano e dal Comitato Promotore (Fondazione Rizzoli “Corriere della Sera”, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri), a cui si affiancano la Camera di Commercio di Milano e l’ AIE (Associazione Italiana Editori) in collaborazione con l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani). 
Sul sito dedicato alla manifestazione http://www.bookcitymilano.it è possibile scaricare il programma dettagliato e la mappa dei siti interessati, utilizzando anche un’apposita ricerca con parole chiave che mettono in evidenza gli eventi secondo un indice dei temi in base alle richieste dell’utente. 
Lucia Piemontesi

Before they pass away: il fotoprogetto sugli ultimi indigeni rimasti sulla terra

Jimmy Nelson, 45enne fotografo britannico, inaugura un progetto storico per la fotografia moderna. Attraverso i suoi scatti rappresenta le ultime popolazioni indigene presenti sulla terra, a partire dai Masai keniani fino ai Maori neozelandesi. Il progetto, per cui Nelson ha visitato tutti e cinque i continenti, è raccolto in un unico libro dal titolo “Before they pass away” e riporta le culture di oltre 15 milioni di persone. Questi scatti hanno come scopo quello di far capire come ancora riescono a resistere, seppur a fatica, gli aborigeni di alcune zone del nostro pianeta e ci ricordano inoltre come probabilmente eravamo noi stessi migliaia di anni fa. 
Nelson racconta del suo progetto: “Nel 2009, progettai di divenire un ospite delle uniche 29 tribù indigene rimaste isolate in posti remoti della Terra. Volevo testimoniare le loro tradizioni, partecipare ai loro rituali e scoprire come il resto del mondo sta minacciando di cambiare il loro modo di vivere. I ritratti eleganti ed evocativi si devono ad una macchina fotografica 4×5. Il dettaglio che si è raggiunto usando negativi così grandi offre una vista straordinaria delle vite degli ultimi popoli indigeni del mondo. Allo stesso tempo, gli scatti evidenziano la creatività culturale ed unica delle loro facce dipinte, dei loro corpi scarificati, delle loro acconciature stravaganti e rituali.” 
Asaro Mudmen, Papua Nuova Guinea

Banna, Etiopia

Dassanech, Etiopia, Kenya, Sudan

Dropka, Himalaya

Huaorani, Ecuador

Himba, Namibia

Hamar, Etiopia

Huli, Papua Nuova Guinea

Kalam, Papua Nuova Guinea

Karo, Etiopia

Arbore, Etiopia

Kazakh, Uzbekistan

Korowai, Papua Nuova Guinea

Ladakhi, Kashmir

Mursi, Etiopia

Masai, Kenya

Mustang, Kingdom of Lo

Maori, Nuova Zelanda

Nenet, Russia

Rabari, India

Samburu, Kenya

Tibethans, Tibet

Tsaatan, Mongolia

Gauchos, Sud America

Vanuatu, Papua Nuova Guinea

Yali, Indonesia

Emanuele Pinna

Biennale di Venezia 2014: un nuovo inizio con Rem Koolhaas

Rem Koolhaas  minimaetmoralia.it

Rem Koolhaas, architetto eclettico e uno dei teorici più discussi vestirà i panni di direttore della Biennale di Venezia 2014. Non è nuovo per la Mostra già nel 1980 Koolhaas partecipò con l’installazione “Strada Novissima”diventata poi simbolo dell’Architettura PostModerna. L’architetto olandese stravolge gli schemi per la prossima Mostra Internazionale intitolandola “Fundamentals” che si occuperà della storia degli elementi di tutta l’architettura utilizzati in ogni tempo e in ogni luogo e sul cambiamento ed evoluzione delle architetture nazionali negli ultimi 100 anni.

Biennale di Venezia  labiennale.org

L’esposizione si organizzerà in tre parti: l’Arsenale in cui sarà descritto lo stato italiano, il Padiglione Centrale dove sarà trattato il tema della storia degli elementi dell’architettura e la terza sezione riguarderà l’incontro con i paesi partecipanti per lavorare sul tema “Absorbing Moderniity 1914-2014”;”Nel 1914 aveva senso parlare di architettura ‘cinese’, architettura ‘svizzera’, architettura ‘indiana’”.Cent’anni dopo, sotto la pressione di guerre, regimi politici diversi, molteplici condizioni di sviluppo, movimenti architettonici nazionali e internazionali, talenti individuali, amicizie, traiettorie personali casuali e sviluppi tecnologici, le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali. Sembra che l’identità nazionale sia stata sacrificata sull’altare della modernità”. così Koolhaas dichiara per Domus, e prosegue “In un’epoca di universale utilizzo di google research e al tempo stesso di appiattimento dalla memoria culturale, è essenziale per il futuro dell’architettura far riemergere e mostrare questi racconti”.

Rem Koolhaas per presentazione della Mostra Internazionale di Architettura  Domus

“Un’occasione di ricerca” così ha definito Rem Koolhaas la sua mostra, dove i partecipanti avranno il compito di collaborare e tutta l’area della Biennale diventerà un grande laboratorio coinvolgendo anche i Padiglioni Nazionali. Paolo Baratta, direttore della Biennale la definisce “una mostra-ricerca” dove sarà condotta dal curatore che non ha solo il compito di invitare ma di organizzare anche la mostra stessa la quale è un ulteriore cambiamento rispetto alle altre Biennali. “Sarà una Biennale sull’architettura e non sugli architetti” così la prossima Mostra Internazionale sarà un nuovo inizio.

Rem Koolhaas e il direttore della Biennale Paolo Baratta  Domus

In Kosovo le prime elezioni amministrative: al voto anche la minoranza serba

Nella giornata di ieri si sono tenute le elezioni amministrative in Kosovo. Per la prima volta dal 2008, quando la regione ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia, migliaia di profughi serbi sono stati invitati a prendere parte alle votazioni per le municipali. Il governo di Belgrado, in un appello alla comunità serba della regione, ha dichiarato che la sua partecipazione alle elezioni porterebbe ad un aumento degli eletti in grado di tutelare gli interessi della minoranza presente in Kosovo. A testimonianza della storica occasione per la riappacificazione dei due popoli, negli ultimi giorni si è recato in Kosovo il vicepremier Aleksandar Vucic al fine di convincere i serbo-kosovari a partecipare alle votazioni ed eleggere propri rappresentanti nelle comunità autonome serbe. 
Le elezioni si sono volte in conformità con l’accordo di Bruxelles del 19 aprile scorso, stipulato per la normalizzazione delle relazioni tra la Serbia e le autorità albanesi del Kosovo. Esso comprende quindici punti elaborati sia con l’obiettivo di conservare autonomia tra le diverse etnie, sia di fondare istituzioni univoche in grado di rappresentare gli interessi di tutti. In primo luogo viene creata per legge una Comunità di municipalità nel nord del paese con lo scopo di tutelare la minoranza serba e di difendere la sua autonomia legislativa rispetto al governo di Pristina. Inoltre, sotto un secondo punto di vista, viene fondato un unico comando di polizia nazionale, un unico sistema giudiziario e sarà elaborato di comune accordo un progetto per la fondazione di enti che si occuperanno di energia e telecomunicazioni. 
Tuttavia le tensioni all’interno della comunità serbo-kosovara non sono mancate. Contrari alla partecipazione al voto si sono dichiarati i radicali del Partito Democratico Serbo (DSS) dell’ex presidente Kostunica e i principali partiti nazionalisti serbi che hanno invitato a continuare il boicottaggio delle istituzioni. Un primo bilancio sulla giornata di ieri è senz’altro negativo, visto che i primi dati parlano di una bassa affluenza alle urne, soprattutto al nord a prevalenza serba, dove avrebbe votato il 13% degli aventi diritto. Oltretutto l’appuntamento elettorale è stato occasione di ulteriori scontri che, secondo le fonti governative di Pristina, sono stati circa 1.500 nel nord del Kosovo. Le autorità internazionali, garanti dell’accordo fra i due paesi, non sono riusciti a marginalizzare i violenti e la tensione è aumentata subito dopo che la polizia locale ha ritrovato un ordigno esplosivo nel seggio di Kosovska Mitrovica, una città al confine con la Serbia.
Questi disordini erano facilmente preventivabili se si considera che la popolazione del posto non è ancora abituata a ritenersi parte di uno Stato indipendente. Soprattutto non lo accettano i serbi del Kosovo, che sono circa 120.000, 40 mila dei quali concentrati nel nord confinante con la Serbia, il 10% su una popolazione totale del Kosovo di poco meno di 2 milioni di persone. La pulizia etnica messa in atto dalla Serbia negli anni Novanta nei confronti della popolazione kosovara e il recente smantellamento delle istituzioni parallele nel paese balcanico rendono difficile una totale pacificazione, la quale ha bisogno di altro tempo e nuovi accordi fra i due Stati. 

Emanuele Pinna