Black Keys in concerto a Rock in Roma 2014

Il magico duo composto da Dan Auerbach e Patrick Carney, in arte i Black Keys, torneranno in Italia l’8 luglio per il Festival di Rock in Roma. Per la prima volta infatti, si esibiranno a Roma all’Ippodromo Delle Capanelle, nella loro unica e sola data italiana, dopo il tutto esaurito degli ultimi concerti nel 2012 di Milano e Torino. I biglietti sono già disponibili da oggi in esclusiva solo per gli iscritti al Vivo Club. Dalle 12 di giovedì 12 dicembre su Ticketone.it e dalle 12 di venerdì 13 dicembre anche in tutti i punti vendita Ticketone. Per tutte le altre rivendite autorizzate i biglietti per la data di Roma saranno disponibili dalle 12 di sabato 14 dicembre.
Apertura Cancelli: ore 18:00 Inizio Concerto: ore 21:45 Prezzo Biglietto: Posto Unico 36,00 + 5,40 diritti di prevendita Chi sono i Black Keys. La band alternative rock è formata da Dan Auerbach (voce e chitarra) e Patrick Carney (batteria), di Akron (Ohio) negli Stati Uniti. Il progetto inizia nel 2001, mescolando la passione di Pat per i Devo, il noise rock e l’hip-hop con l’esperienza blues-elettrica di Dan tramandatagli da suo padre. Registrarono il loro primo album The Big Come Up all’inizio del 2002, e il ottenne molto successo per una band indipendente. Le loro canzoni sono state utilizzate come colonna sonora di varie serie tv e film americani, come il il film del 2008 RocknRolla.
“Brothers” pubblicato nel 2010, ha venduto 73.000 copie solo nella prima settimana e conquistato un Grammy Awards come miglior album di musica alternativa. Nel 2011 il settimo album “El Camino” ha avuto un grande successo in tutto il mondo, vendendo oltre 1,5 milioni di copie in meno di un anno e aggiudicandosi il Grammy Award 2013 per il miglior album rock, oltre ad essere nominato per l’album dell’anno. Inoltre, nella stessa occasione Lonely Boy è stata nominata nelle categorie canzone dell’anno, miglior canzone rock e miglior interpretazione hard rock.


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Le fotostorie: James Douglas Morrison

James Douglas Morrison, istrionico cavaliere del rock, poeta moderno e decaduto, nasce l’8 Dicembre 1943 in Florida, esattamente a Melbourne. Nel 1947, all’età di soli 4 anni, assiste a un incidente che, a suo dire, lo cambia per tutta la vita: il padre, guidando nel deserto, investe una famiglia di nativi americani. Questo evento lo segna e lo cambia profondamente, tanto che ben 3 brani dei Doors vi sono dedicati (Dawn’s Highway, Peace Frog, Ghost Song).  Destinato inizialmente alla carriera militare dal padre, decide nel 1964 di rompere tutti i legami con la famiglia e di fuggire a Los Angeles, dove frequenta l’UCLA.

Qui conosce le tecniche del cinema sperimentale e surrealista, girando anche più di un cortometraggio.
I Doors nascono nel 1965, quando Morrison incontra per la prima volta il pianista Ray Manzarek. La (ormai) leggenda narra che i due si conobbero in un momento mistico nella spiagge di Venice Beach, mentre Morrison leggeva alcuni dei suoi testi ad alta voce, lasciando Ray stupito e interessato.

Per il nome “The Doors” presero ispirazione dal libro di Aldous Huxley, “The Doors Of Perception”, dedicato alle droghe e ai loro effetti positivi (Aldous aveva a sua volta citato il poeta inglese Blake). Gli altri due membri dei Doors, Robby Krieger e John Densmore, si aggiunsero poco dopo. Intanto, Morrison viveva la storia della sua vita con una bellissima donna che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni: Pamela Courson.

La storia con Pamela fu difficile e tormentata e molto spesso portò problemi a entrambi. Basti pensare che Morrison, al momento della sua morte, aveva aperte circa 20 cause di paternità con svariate donne da tutto il mondo. Gli incontri sessuali avuti dal leader del gruppo sono stati molti: Nico, Grace Slik, Patricia Kennealy sono solo 3 dei più noti esempi.

Dal  1966 in poi, Jim Morrison cavalca i palchi degli USA con i Doors. Droga, sesso e esagerazioni accompagnano da una parte il gruppo a scrivere una pagina indimenticabile nella storia della musica popolare e del rock, dall’altra il cantante a calare man mano in una profonda e insuperabile decadenza.
Il successo dei Doors a livello commerciale è enorme: nel 1967 “Light my fire” entra nelle classifiche più importanti degli Stati Uniti per restarci longevamente molto tempo.

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Le evoluzioni del leader sono veloci quanto costanti. Nel ’69 Morrison comincia ad ingrassare, smette di vestire di pelle (particolarità che gli aveva costituito il soprannome di Lizard King, re lucertola) e si fa crescere una folta barba. L’alcool e la droga lo spingono ad azioni violente e anti-popolari, come urinare sul pubblico o non concludere concerti (famoso è l’esempio del concerto di Miami, per il quale fu anche arrestato). I rapporti con Pamela sono sempre più imbruniti, la vista delle sue idee più sfocata. Nel ’70 è la controfigura del vecchio se stesso, istrionico, bello e pomposo. 

Nel ’71 Morrison va a vivere a Parigi con Pamela. Nella capitale francese, muore il 3 Luglio dello stesso anno per overdose di eroina, all’iconica età di 27 anni. Della sua morte si sono dette molte cose: che fosse stato ucciso dalla moglie, che fosse stato vittima di qualche complotto governativo, che fosse stato ammazzato per questioni ereditarie, che si fosse semplicemente ritirato dalle scene fingendosi deceduto. Personalmente preferisco screditare queste opinioni praticamente infondate e esagerate, ma è importante notare come sia forse quello del complotto di Morrison un tòpos che si ripeterà spesso nella storia della musica rock (e che era già nato prontamente con Elvis Presley), quello del complotto, della morte premeditata, del falso ritiro dalle scene. Un’altra presunta moglie assassina apparirà, per esempio, anche negli anni ’90, con un altro istrione della musica popolare contemporanea. (il caso Courtney Love-Kurt Cobain)

La sua tomba, a Parigi, è oggi una della più visitate e omaggiate della storia. La scritta incisa sulla lapide è ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ, che tradotta dal greco significa letteralmente “Fedele al Suo Spirito”. Fa riferimento all’estrema coerenza con il quale Jim ha vissuto la sua intera vita.
La figura di Morrison è sicuramente una delle più importanti, non solo della storia del rock in genere, ma della storia popolare e culturale dell’età contemporanea. Il suo lavoro poetico con i Doors, le sue evocative e tribali esibizioni, il suo carisma eccessivo e corrodente, rendono il Lizard King un’icona insuperabile e uno degli interpreti musicali più importanti dell’ultimo secolo.


Beck is back: "Morning Phase" il nuovo album in arrivo a Febbraio

Che fine aveva fatto Beck? Da un po’ di tempo se ne erano perse le tracce. L’ultima sua apparizione nei negozi di dischi risale al 2008 con l’uscita dell’album studio Modern Guilt e il singolo estratto Youthless; adesso però il silenzio sembra finito. Il prossimo febbraio potremo infatti ascoltare il suo nuovo lavoro dal nome Morning Phase, che sembra possedere molte sorprese. 

Al cantante e musicista americano non è mai mancata l’eccentricità. A questa si è aggiunta quella di Jack White, che ha partecipato alle registrazioni del nuovo disco di Beck. 
L’inaspettata cooperazione deriverebbe dal fatto che circa otto anni fa Beck avrebbe frettolosamente buttato giù alcuni pezzi rimasti nel suo cassetto, almeno fino ad oggi. Così l’artista, preso dalla voglia di rispolverarli, avrebbe chiesto all’ex White Stripes di collaborare per portare a termine il progetto.

Va detto che dalla loro amicizia è nato anche un vinile pubblicato per la prima volta nel 2012, proprio dall’etichetta di White, la Third Man Records, contenente due singoli: I just started hating some people today e Blue randy .

Stando alle parole di Beck, il nuovo disco in uscita si avvicina molto ad uno stile “California music”. “Ho ascoltato molto Byrds, Crosby Stills and Nash, Gram Parsons e Neil Young.” rivela il cantautore americano, che spiega a grandi linee da dove ha tratto ispirazione per comporre Morning Phase, il suo dodicesimo lavoro. 

In una intervista fatta in Argentina, durante la serata conclusiva del “Pianeta Terra Festival 2013“, Beck ha spiegato i motivi della sua lunga assenza dalle scene legata a gravi questioni di salute, causati da alcuni incidenti dei quali non si sa poi molto. Seri problemi alla spina dorsale non gli hanno permesso di lavorare e i tempi di recupero sono stati molto lunghi, un’attesa che dev’essergli sembrata interminabile fino a quando non ha potuto impugnare nuovamente la sua chitarra, adesso sembra essersi ripreso anche se recentemente ha dichiarato: “Non credo che potrò muovermi più come prima, anche se posso sempre offrire molto sul palco”. Un’atteggiamento non certo da “Loser”.

Francesco Bonistalli