I Metallica in concerto in Italia: "By Request Tour" unica data a Roma 1 Luglio 2014

Ne avevamo già parlato del grande Tour europeo che i Metallica avevano annunciato. Adesso però è stata confermata l’unica data italiana della band statunitense del “Metallica By Request Tour” che sarà a Roma il primo luglio all’Ippodromo delle Capannelle, all’interno del Post Pay Rock in Roma 2014 in collaborazione con il Sonysphere Festival.
Come si era anticipato, sarà un concerto molto speciale quello di Roma, poiché la band offrirà ai fans la possibilità di scegliere la scaletta del concerto. Infatti chi acquisterà il biglietto on line per tutte le date del tour europeo avrà l’eccezionale possibilità di votare fra i 140 brani dei Metallica. La setlist della band prevede 17 brani più votati ed un inedito, per un totale di 18 canzoni. Non solo votare, perché sul sito http://www.metallica.com si potranno seguire le votazioni dei brani e vedere in tempo reale la scaletta definitiva del concerto al quale assisteranno.
Il batterista Lars Ulrich dichiara “Siamo contentissimi di prenderci una breve pausa dalle quattro mura dello studio di registrazione per salire sui palchi e catturare l’energia degli amici europei per qualche settimana! In assoluto, il punto più importante del prossimo tour è che saranno i fans a decidere la scaletta che dovremo suonare ogni sera!” Ecco le informazioni l’acquisto dei biglietti: Fan club pre-sale: a partire dalle ore 10.00 di giovedi 5 dicembre fino alle ore 9.59 di venerdi 6 dicembre su http://www.metclub.com Vendita generale: dalle ore 10.00 di venerdi 6 dicembre

Tensioni nella capitale: disoccupati campani irrompono nella sede del Pd

Intorno alle 14 di questo pomeriggio una cinquantina di persone, tra disoccupati e cassaintegrati napoletani, sono entrate nel quartiere operativo del partito democratico al largo del Nazzareno, nel centro di Roma.
«L’obbiettivo era occupare la sede del Pd – hanno spiegato gli autori del gesto –  per far sentire la nostra voce. Questa situazione è inammissibile».

Alla base delle rivendicazioni dei manifestanti c’è la mancata risoluzione della vertenza che interessa circa 3mila persone, i cosiddetti disoccupati Bros (il progetto Bros prevedeva un sussidio di sostegno per quei soggetti che hanno difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro) che proprio nella giornata di oggi doveva essere discussa in un tavolo interistituzionale nella sede del Ministero del Lavoro.

Un incontro tra Comune, Provincia, Regione e ministero in cui si sarebbero pianificate delle strategie di reinserimento per i migliaia di ex corsisti Bros, che dal 2011, da quando è diventato presidente della regione Campania Stefano Caldoro. Poi il nulla di fatto del ministero e la rabbia dei disoccupati,circa ottocento, che in pullman hanno raggiunto Roma per urlare la propria disperazione.
La situazione, dopo qualche colluttazione tra i manifestanti e chi in quel momento occupava la sede del Pd è tornata alla normalità, ma il bilancio della giornata racconta di manifestanti feriti, tra cui anche molte donne, due agenti contusi e 46 finiti in commissariato per accertamenti.

Antonio Saggese

Tori Amos: nuovo album e nuovo tour mondiale nel 2014

Tori Amos, la “Cornflake Girl” del rock, torna in scena con quello che sarà il suo quattordicesimo album realizzato in studio, “Unrepentant Geraldines“.
Come ha dichiarato la Amos, questo ultimo lavoro sarà come un ritorno alla sua prima produzione scostandosi dalla sperimentazione musicale dell’ultimo periodo (basti pensare a “Gold Dust” del 2012, disco nel quale la cantante ha rivisitato e modificato suoi vecchi brani in chiave più classica).
All’uscita di questo album seguirà l’inizio di un impegnativo tour mondiale che partirà da Dublino nel Maggio del 2014 e che toccherà la nostra Penisola nel mese di Giugno: il 2 a Roma, il 3 a Milano ed il 4 a Padova.
Musicalmente attiva sin dal 1992, Tori Amos ha veduto oltre 12 milioni di dischi distinguendosi per lo stile raffinato ma al contempo struggente e sofferente del suo rock, impreziosito dalla notevole tecnica pianistica della cantante.

In attesa di poter ascoltare l’ultima fatica di Tori, consiglio ai lettori un ascolto di “From the Choirgirl Hotel” (1998), quarto album realizzato dalla cantante la quale cercava di esorcizzare il trauma di un aborto spontaneo da lei subito.
Tori Amos sublima il dolore nella musica, trasforma in arte anche l’esperienza più dolorosa e mortificante (come ad esempio lo stupro crudamente raccontato in “Me And a Gun” contenuta in “Little Earthquakes“)senza tuttavia scadere nel melodrammatico o nel patetismo, mantenendo quella sublime delicatezza che l’ha resa così unica nel panorama femminile del rock.

La Nuvola "mangia-soldi" dell’EUR: storia del palacongressi inesistente

Doveva essere un simbolo. Un po’ come il Ponte, la Salerno-Reggio Calabria, la TAV. Doveva essere un simbolo, ma è passato così tanto tempo che nessuno si ricorda più di cosa.  La “Nuvola” dell’Eur, il palacongressi innovativo che avrebbe dovuto cambiare Roma, da sinonimo di leggerezza è diventato un nuvolone nero e carico di soldi pubblici che si trascina stancamente da più di 13 anni alla ricerca di fondi. “Colpa del costruttore!” – sostiene l’architetto, Massimiliano Fuksas – “Lui è incompetente” – rilanciano dalla Condotti Spa, l’azienda incaricata di portare a termine un’opera che, fosse solo per i tempi, risale ormai a un’epoca più che antiquata.

Era infatti il 1998 (!) quando il Comune di Roma e l’odierna EUR Spa indissero un bando di gara per la realizzazione di un nuovo Palacongressi, ed era il 2000 quando la giuria, con a capo il celebre Norman Foster, assegnò la vittoria al romano Fuskas, ideatore della beneamata Nuvola. Poi 7 anni di silenzio e, infine, nel 2007, la posa della prima pietra alla presenza dell’allora sindaco Veltroni. Da quel giorno di oltre sei anni fa la Nuvola ha visto passare ben tre amministrazioni (Veltroni, Alemanno, Marino) e ha assorbito oltre 200 milioni di euro ma “ne servono altri 170 per portare a termine il progetto”, ricorda l’architetto. Con gli stessi soldi si potrebbero fare progetti di ogni tipo: ristrutturare scuole, pagare stipendi, finanziare fondi per studenti, invalidi, meritevoli, aiutare la ricerca e altre iniziative più o meno urgenti, ma noi siamo il paese delle nuvole e amiamo stare sulle nuvole: “Nuvole celesti, sono, Dee solenni degli scansafatiche. Esse le idee ci dànno, la dialettica, l’inganno, l’ingegno, la chiacchiera, il ghermire concetti, il dar nel segno!” (Discorso di Socrate da Le Nuvole, di Aristofane). 

Perché vedete, miei cari lettori, il fatto sconvolgente non è tanto (o non è solo) che in Italia ci si mettano 15 anni a costruire una struttura che “in Francia sarebbe pronta in due anni e mezzo” (cit. ing. Duccio Astaldi, costruttore della Nuvola). A Messina, per non scomodare l’eterna Sagrada Familia, ci hanno messo trent’anni a scopiazzare la linea del Palacultura cittadino dal Municipio di Boston (incluso, tra l’altro, tra i 10 edifici più brutti al mondo). Lo scandalo del progetto di Fuksas è come la capitale non sia stata in grado di proporre un piano correlato alla Nuvola che permettesse la riqualificazione del quartiere dell’EUR, non più periferia, ma vera e propria zona polifunzionale di Roma. Ma, come ci ricorda Giuseppe Pullara su Corriere.it, l’incapacità dei manager nostrani si misura anche in questo: pensate che La Lama, albergo annesso alla Nuvola, è a tutt’oggi invenduto. Come a dire: mentre non finiamo l’opera principale facciamo marcire tutto il resto…

Roberto Saglimbeni

Metodo Stamina, Roma nel caos. Proseguono i presidi, il ministro rifiuta l’incontro

Definire la giornata di oggi “folle” non renderebbe l’idea di quanto oggi, a Roma, si sia consumata l’ennesima pagina inaccettabile della politica nel nostro paese. E, a farne le spese, sono, come al solito, le fasce più deboli e indifese della popolazione, quelle cui i signori dei palazzi non hanno il tempo (e neanche la voglia, come avrete modo di leggere) di ricevere e ascoltare. Stiamo parlando del comitato pro Stamina, composto da malati che chiedono di potersi curare col rivoluzionario metodo inventato dal dott. Davide Vannoni sul quale il Ministero della Salute, per bocca del suo comitato scientifico, ha espresso parere negativo. Ma, attenzione, non siamo qui a fare una valutazione sul metodo (tra l’altro ancora non reso pubblico) ma dimostrare, con ciò che leggerete, di come la politica riesca a fare dei clamorosi autogol di cui la gente è sempre più stanca e che rischiano di generare proteste e disordini, come accaduto oggi nella Capitale. 
Ma andiamo con ordine: è circa mezzogiorno quando 200 persone del comitato Pro Stamina stabiliscono un presidio tra Montecitorio e Palazzo Chigi. Tra loro molti sono i malati, molti i parenti, quasi tutti indossano T-Shirt con scritte polemiche e tragiche:”Non ho più voglia di morire” piuttosto che “Lo Stato ci uccide”. Il traffico è nel caos, il centro brulica di voci e nervosismo. Alcuni tra i manifestanti invitano gli automobilisti a scendere per unirsi alla protesta:”Curarsi è un diritto di tutti!” urlano, “State paralizzando una città!” la risposta di molti. Altri due presidi, a Largo Argentina e a Piazza Venezia, aggravano una situazione già insostenibile, deve intervenire la polizia a sedare gli animi. Ma, intanto, nel presidio più caldo, quello di Montecitorio, accade un fatto clamoroso: due malati, i fratelli Bivano, decidono di passare alla storia dissanguandosi sulle foto di Napolitano, Letta, Lorenzin e altri esponenti del governo. “Sono loro a ucciderci, con la loro indifferenza. Chiediamo solo di poterci curare”. L’eco delle grida arriva fino al ministero, alle 13:30 viene diramato un comunicato: “Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha inviato a Palazzo Chigi, dove stanno per essere ricevuti i i manifestanti che chiedono cure attraverso il metodo ‘Stamina’, il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Luca Pani, il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa e il direttore generale dei dispositivi medici del ministero della Salute Marcella Marletta”.
Sembra fatta per i malati: finalmente un incontro con le istituzioni competenti, da sempre troppo distanti dai loro problemi. Sembra, ma è solo un’illusione. Con un vergognoso voltafaccia il Ministero si rifiuta di incontrare una delegazione del comitato, pare per screzi dovuti alla presenza o meno di Vannoni, inventore del metodo, tra i 5-6 scelti per l’atteso confronto. Riesplode il caos, i manifestanti urlano, gridano, tentano l’assalto a Montecitorio, cinto da un cordone di forze dell’ordine. I Pro Stamina aumentano di numero e, verso le 17, è il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a farsi carico di incontrare i delegati, Vannoni compreso, per discutere con loro e portarne le istanze al governo. Di certo, dopo oggi, i malati hanno dimostrato di fare sul serio.
Ma, visti gli episodi di oggi, non è da escludere che nei prossimi giorni la protesta possa riesplodere. E noi, lontani da Roma e dai rumori della piazza, vogliamo porvi (e porre a entrambe le parti in causa) alcune domande:
1) Perché Vannoni, osannato dai sostenitori, non rende pubblici i protocolli del suo metodo, in modo che la comunità scientifica internazionale possa valutarli?
2) Con quali criteri il Comitato Ministeriale ha valutato il Metodo Stamina?
3) Vi sono prove pro o contro il Metodo Stamina per quanto riguarda i miglioramenti evidenziati in alcuni malati all’Ospedale di Brescia?
4) Perché il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si rifiuta di confrontarsi con dei cittadini che hanno bisogno di lei?

Dubbi, misteri, domande che attendono i vostri commenti e le risposte degli interessati. Una storia che, di certo, ha un unico sconfitto: il partito dei malati.

Roberto Saglimbeni

Marcel Duchamp alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 9 ottobre 2013 fino al 9 febbraio 2014

Cosa ci fa una ruota di bicicletta sopra uno sgabello? E una latrina in mezzo a una sala? Appaiono quasi come un’indovinello visivo le opere contemporanee di un’artista che rappresenta un crocevia nella storia dell’arte concettuale dei primi decenni del Novecento: Marcel Duchamp. Fortemente influenzato da Man Ray nel 1912 iniziò la sua carriera di pittore, scultore ma anche di alchimista in Francia dove divenne persino uno scacchista professionista. Sicuramente stravagante nelle sue idee rivoluzionarie volle inserire un filone originale nel panorama artistico.
Dopo i primi esperimenti dadaisti composti tra Parigi e Buenos Aires, Marcel Duchamp approda in un porto del tutto nuovo, da lui espresso attraverso manufatti semplici e ‘prefabbricati’ , riassumibili con il termine ‘ready-made’. Con un’apparente semplicitá Duchamp trasporta ogni qualsiasi oggetto all’infuori del suo contesto ordinario con la viva intenzione di defunzionalizzarlo e riscoprirlo nella sua solitudine. Capolavoro o una semplice trovata? Lo spettatore, che potrà godere delle perle dei ‘ready-mades’ alla Galleria d’Arte Moderna di Roma allestita dal 9 ottobre 2013 fino al 9 febbraio 2014, si trova interdetto di fronte alle ispirazioni concettuali non solo di Duchamp ma anche di Patella, Baruchello e Baj.
Queste composizioni regalano delle sfaccettature ironiche a seconda dell’artista in cui ci si imbatte. In questa originale corrente pensiamo come si potrebbe interpretare un’opera come la ”Fontana” che lascia talvolta nel dubbio del gusto. In particolare il ready-made influenzò anche la musica jazz, sempre con la caratteristica di rielaborare spunti musicali ”comuni” e riadattarli in una nuova creazione innovativa. Anche per questa ideologia, Duchamp, pioniere indiscusso del ciclone ready-made, suggerisce degli stimoli anche per artisti del secondo dopoguerra.
Raffaele Pinna

Più libri più liberi: la fiera di Roma dedicata alla piccola e media editoria

Nei giorni tra il 5 e l’8 dicembre 2013 tornerà Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria, ospitata anche nella sua dodicesima edizione dal Palazzo dei Congressi di Roma, zona Eur.
Come suggerisce il nome della manifestazione, questi quattro giorni permetteranno a piccoli e medi editori di avere la visibilità che, purtroppo, difficilmente riescono ad ottenere in questo affollato e competitivo campo.
È stata organizzata dalla Associazione Italiana Editori e darà luogo ad un gran numero di appuntamenti concentrati sì sull’editoria, ma che spazieranno anche verso altri ambiti culturali, come quelli della musica, del cinema e delle creazioni digitali, passando anche per il campo giornalistico e politico.
Vantando la presenza di nomi come Niccolò Ammaniti, Erri De Luca, Andrea Camilleri, Concita De Gregorio, Paolo Virzì, Zerocalcare, Max Pezzali, nonché Walter Veltroni e Stefano Rodotà, a rappresentare queste arti sarà una lista sconfinata di ospiti illustri – italiani e internazionali. L’evento sarà arricchito, poi, da attrazioni che si dispiegheranno con il coinvolgimento dei visitatori, sia grandi che piccini, in laboratori, incontri, mostre e tanto altro.
Per scoprire le novità e il programma, Più libri più liberi ha organizzato una conferenza che si terrà martedì 26 novembre alle ore 11,30 presso la Sala Cinema del Palazzo delle esposizioni (ingresso via Milano 9/A).
Fondamentale per la riuscita del progetto sono numerose Istituzioni nazionali e locali che offrono sostegno e agevolazioni.

Una ‘Città del sole’ nella città di Roma

È in via di completamento uno dei progetti riqualificazione urbana più promettenti di Roma. Il cantiere è stato avviato nel 2011 e tutti noi siamo in attesa di vederlo concluso e imponente nella sua bellissima forma finale.

Chi ha avuto a che fare con la scelta del tema della tesi di laurea in Architettura o semplicemente si interessa dell’argomento sa quanto sia stimolante e proficua la questione della “riqualificazione delle aree dismesse“, quella sensazione di rinnovamento e spinta energetica che può conferirti solamente il cambiamento radicale di una trama del tessuto città. Questo progetto rientra proprio in quell’ambito.

Nell’area degli ex depositi ATAC, tra Via della Lega Lombarda e Viale delle Province, nel quartiere Nomentano, è stato indetto un concorso per la realizzazione di un intervento estremamente curioso per la sua collocazione a margine del tessuto della città consolidata: a meno di un chilometro da Piazza Bologna, dall’Università La Sapienza e dal Policlinico Umberto I, e a soli cinquecento metri dalla Metropolitana e dalla Nuova Stazione Ferroviaria Tiburtina destinata a diventare l’hub principale dell’asse Roma – Milano collegata con l’Alta Velocità.

 L’intervento, rientrante quindi nell’ambito della “rigenerazione urbana”, sostenuta dal Piano Regolatore di Roma, è stato finanziato con una spesa prevista di 80 milioni di euro in 3 anni. Da autorimessa a centro vitale: una biblioteca pubblica di 1700 mq, che manterrà le strutture portanti dell’ex autorimessa Atac per conservare un frammento di storia del quartiere; un complesso residenziale; uno direzionale; uno spazio commerciale e spazi pubblici.

Il progetto vincitore, firmato LABICS, studio romano fondato nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, adotta delle forme estremamente contemporanee, che non fanno rimpiangere i progetti degli studi più in voga nel Nord Europa. Il progetto potrebbe essere uno spunto per il rinnovamento della Capitale e segnare la direzione giusta da prendere anche nel campo dell’ecosostenibilità, essendo l’unico al momento classificato come A+ in tutta Roma. Da ciò deriva il nome del progetto: LA CITTÀ DEL SOLE. Un luogo in cui Architettura, Città e Natura convivono armoniosamente. I pannelli fotovoltaici ridurranno a zero il consumo di energia elettrica per gli spazi pubblici; pannelli solari termici permetteranno la produzione di acqua calda ad uso sanitario e caldaie a biocombustione produrranno acqua calda per il riscaldamento.
 Il progetto si pone come obiettivo quello di realizzare una nuova centralità urbana di livello locale, ma anche di sottolineare, grazie alle sue forme e al disegno permeabile del suo impianto planimetrico, quello di luogo di transizione e di accesso alla città consolidata. 

Lo spazio urbano che si viene a generare invoglia l’attraversamento e a capirne le dinamiche ed i rapporti tra le parti. Gli spazi collettivi che si creano, infatti, non sono mai spazi residuali, ma si inseriscono sapientemente nel costruito, grazie al basamento, che definisce i percorsi a livello stradale e allo stesso tempo costituisce le fondamenta di quelli ai livelli superiori. 

Il progetto si articola per sistemi. Al piano terra troviamo la biblioteca pubblica e i servizi commerciali e al primo piano gli uffici e gli spazi pubblici. 

Al di sopra di questa area pubblica troviamo tre edifici sospesi: uno contenente altri numerosi uffici, e due a destinazione residenziale. Gli edifici residenziali si differenziano in termini di contenuti ma anche di forma: un edificio a torre alto 40 metri poggiante sul basamento e su alti piloni di acciaio, contiene 72 appartamenti medio/piccoli (monolocali e bilocali) ed è rivestito in parte con un brise soleil a lamelle orizzontali di vetro su ante ad altezza di piano. Il secondo, anche questo sospeso a circa 12 metri dal livello stradale, ma a sviluppo orizzontale. Qui risiedono le cosiddette “Ville Urbane”, 9 appartamenti duplex di lusso con doppio affaccio e terrazzo privato al terzo livello, rivestiti con pannelli di alluminio flessibili che garantiscono una protezione solare regolabile e giocosa in grado di trasformare continuamente l’involucro. 

Fasi costruttive: 

Alessandra Simoncini

Homeless: 50 ritratti di Lee Jeffries in mostra fino al 12 gennaio 2014 al Museo di Roma in Transtevere

L’affermazione “il volto è lo specchio dell’anima” potrebbe essere adeguata per rappresentare la serie di foto di Lee Jeffries.
I ritratti frontali (in bianco e nero, spesso con sfondi monocromatici scuri) in cui si gioca con le luci e con le ombre rappresentano gli incontri intensi e commoventi con un altro essere umano. “Per me, la luce e le ombre plasmano l’atmosfera. L’atmosfera creata dalla luce è più importante di qualsiasi altro elemento delle mie foto” – dice Lee Jeffries.
Le sue immagini immortalano persone senza fissa dimora, emarginati, uomini e donne con storie personali drammatiche, gente che si può incontrare per le strade di qualsiasi città europea e statunitense. “Cerco di raccontare la loro storia in maniera tale che il pubblico non possa rimanere indifferente. Le mie fotografie sono intime e piene di emozioni” – ha dichiarato il fotografo.
Jeffries, inoltre, ammette che, per avere un’immagine autentica che mostri l’anima di una persona, cerca di avvicinarsi ai suoi modelli e di fare amicizia con loro senza anteporvi l’urgenza di ritrarli. Così, venendo a contatto con la loro sofferenza, accade che “il primo intento etico è quello di «urlare l’ingiustizia» con la semplice speranza di scattare un fotogramma che abbia alla fine il potere di influenzare […] di rendere l’attenzione dello spettatore abbastanza forte per voler conoscere e fare di più”. Il più grande ostacolo che Jeffries ha incontrato nel corso della sua attività è stato il tempo, avendo avuto a volte soltanto un paio di secondi per lo scatto: i modelli, infatti, si annoiavano rapidamente o all’improvviso cambiavano idea e si rifiutavano di posare.
Lee Jeffries vive a Manchester, nel Regno Unito, è un autodidatta e ha iniziato la sua carriera come fotografo sportivo. Tutto è cambiato il giorno che ha incontrato una ragazza senzatetto londinese. “Stava rannicchiata in un sacco a pelo tra scatole vuote di cibo cinese” – racconta Jeffries – “Ho deciso di farle una foto, ma lei non voleva e ha cominciato a gridare contro di me. Ero terribilmente imbarazzato. Avevo due possibilità: potevo scappare o andare da lei e chiederle scusa. Ho scelto la seconda e lei mi ha raccontato la sua storia. Questo incidente mi ha insegnato ad essere rispettoso e a non rubare le immagini senza autorizzazione. Quando ho cominciato a scattare le foto sapevo già che da quel momento mi sarei occupato di fotografia di strada.
Cinquanta scatti del fotografo rimarranno esposti fino al 12 gennaio 2014 presso il Museo di Roma in Transtevere. Il titolo della mostra è “Homeless”, e secondo le intenzioni dell’autore dovrebbe trasmettere ai visitatori un messaggio sociale di ingiustizia e sofferenza.

La Santa: non è semplice come girare un videoclip – Recensione Film

Presentato fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma, “La Santa” è la storia di quattro poveri criminali, perlopiù improvvisati, che sullo sfondo della crisi tentano un colpo, sperando di dare una svolta alle loro esistenze.
Rubare l’antica statua di Santa Vittoria, patrona di un paesino sperduto nell’entroterra pugliese. Un piano semplice solo sulla carta, i quattro si ritroveranno braccati dall’intero paese, senza via di scampo. Gli abitanti del paese, fucili in spalla, rivogliono ciò che gli è stato sottratto. Quella è la loro Santa.
Com’era già successo per il precedente At the end of the day (l’horror/opera prima del regista romano Cosimo Alemà) il pensiero va veloce a Un tranquillo weekend di paura, anche qui infatti siamo di fronte ad un gruppo di persone completamente perso e rifiutato da un habitat ostile e violento.
La città è lontana anni luce dalla campagna pugliese e non c’è pietà per i quattro criminali, se non da chi, come loro, sta cercando in tutti i modi di fuggire da quel mondo.
Non c’è pietà: la statua infatti non rappresenta un sentimento religioso e i suoi comandamenti ma è il simbolo di una realtà aliena, una realtà superstiziosa ferma nel tempo che risponde a leggi e meccanismi differenti da quelli del mondo esterno, dove la natura è diversa, dove gli uomini, le donne e perfino i bambini sono diversi.
La statua è un simbolo che deve assolutamente rimanere al suo posto, un po’ come il tesoro di un faraone. 
 
Questo è l’ambientazione che emerge abbastanza bene attraverso il registro del grottesco, in cui sono costretti a muoversi i quattro protagonisti (Massimo Gallo, Gianluca Di Gennaro, Michael Schermi e Francesco Siciliano, quest’ultimo anche produttore), ma ciò che doveva essere il vero motore di tutto il film  si perde per strada, purtroppo e l’action esce sconfitto dal duello contro la verbosità di un’analisi sociale, mai realmente a fuoco.
C’è l’ombra del lungo passato di Alemà nel mondo del videoclip, per tutta la durata del film e se da una parte ne beneficia la selezione musicale, dall’altra ne risente più o meno tutto il resto.
Continua camera a mano perennemente attaccata ai soggetti, fotografia anonima e (quasi) totale assenza di profondità di campo: sono tutti elementi che appesantiscono la visione, non giovano all’intrattenimento e tarpano le ali ad un soggetto che poteva essere sfruttato meglio.
Peccato perchè i presupposti per un bel western c’erano tutti.