Fedez e Emis Killa: Quando il Rap sostituisce il "Cioè"

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In principio fu il “Cioè”, con i suoi Teen-Idols accuratamente tatuati e depilati, con sorrisi plastificati e espressioni corrucciate e accigliate manco fossero ingegneri astrofisici, in grado di eccitare al limite del TSO orde di ragazzine in piena tempesta ormonale pre-adolescenziale. Oggi sono i rapper, non tutti grazie a dio, ma sicuramente molti tra quelli che vendono di più.

I due re del Girl-Rap sono sicuramente Fedez e Emis Killa, che ultimamente hanno fatto della loro aria da “belli e maledetti” l’arma numero uno per scalare le classifiche musicali. Testi semplici ai limiti del banale, beat melodici vietati ai diabetici e video che raccontano storie d’amore andate a male sono ormai un must nella discografia dei giovani protagonisti dei sogni erotici delle loro giovanissime fan, che grazie a questo semplice schema si sono ormai definitivamente attestati tra i big del rap italiano.

Sembrano quindi lontanissimi gli spessori contenutistici di pezzi come “Killa story” e “Anthem”, brani che raccontavano storie in grado di andare oltre agli estrogeni delle fan, tentando di elevarsi anche tecnicamente, ricercando rime di qualità e metriche originali. Il livellamento verso il basso invece, necessario per arrivare alle orecchie delle ragazzine meno esperte, sembra aver frenato questa attesa crescita tecnica e stilistica, rischiando di appiccicare per sempre sulla fronte di Fedez ed Emis Killa l’etichetta di “Girl Rapper“. Commercializzarsi può anche andar bene ma… Fatelo con intelligenza, ragazzi!

Francesco Bitto
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Eminem divide ma conquista! ‘The Marshall Mathers’ LP 2 è disco di platino

Dio del rap? Naaaaa, Eminem stesso sa di aver un po’ esagerato, sapendo però di essere, ormai da un decennio, uno degli artisti più influenti della scena Hip Hop americana. Ecco perchè The Marshall Mathers LP 2, il suo ultimo disco, è stata un’opera spasmodicamente attesa da tutta la sua fan base e non solo, suscitando le reazioni più disparate.

Si va da “questo è l’Eminem definitivo” a “questa spazzatura è la morte di questo rapper” e forse la verità, come spesso capita, sta nel mezzo. Mai come in questo disco infatti, il rapper attinge a tutte le sue esperienze musicali e alle sue variegature stilistiche, abbinando ai classici giochi di parole in rima a velocità supersonica dei versi cantati, basi melodiche a beat elettro/minimal, tematiche scottanti e profonde come il bullismo (Legacy) all’auto-celebrazione più becera (Rap God).

Insomma, l’ampiezza del ventaglio della critica riflette la variegatura musicale e stilistica dell’album, destinato a restare in vetta alle classifiche internazionali e a far parlare di sé ancora per molto tempo. Intanto il rapper di Detroit si gode il disco di platino e il boom di visualizzazioni totalizzato da Monster e Berzerk (i primi singoli ad essere usciti), in attesa di scoprire se sarà incoronato Dio del rap!

Francesco Bitto

Rap e rabbia: La fine dei sogni

Lo aveva detto Tupac nel suo ultimo disco (Killuminati) che il sistema ormai detta legge perfino sugli spartiti, intrattenendoci e addormentandoci per non farci render conto che ormai, per noi comuni mortali, i soldi sono spariti. Impone i suoi input e i suoi stop decretando la fine dei nostri sogni. Grazie a Dio, però, c’è rimasto l’Hip Hop. 
E chiaramente non parlo di quello che tratta di tematiche gangsta, sessiste o frivole che tanto sta prendendo piede nel nostro paese, abituato a ben altri spessori tematici sul beat (il rap in Italia nasce nei centri sociali  e trattava, almeno in un primo momento, di tematiche impegnate), ma parlo di quel rap dissacrante, diretto, scomodo e distruttivo, che si abbatte come una palla demolitrice sul corruzione, sulla finanza sulla politica e sulle storture di questo nuovo ordine mondiale, che mai come in questi ultimi anni ha volutamente allargato la forbice che separa i poveri  dai ricchi, creando quel “bisogno” che costringe noi giovani a svenderci a buon mercato.

E a raccontare questo mondo malato sono rapper che la protesta la vivono, dallo studio alla piazza, con il cuore pieno di quella frustrazione derivante dalla constatazione di raccontare una generazione senza orizzonti, a cui vengono tappate le ali, in un’Italia sempre più in ginocchio. Mica come quei cantautori degli anni settanta, che ci hanno preso in giro mentre parlavano di classe operaia e di disagio giovanile con i loro contratti a cinque zeri e le loro cene nei salotti bene, specchio di una generazione che ha fallito ogni suo intento, occupando le poltrone di coloro che criticavano e lasciandoci una società peggiore, più inumana, più diseguale , in cui sognare è diventato un lusso.

E la rabbia sale, tra le discariche abusive dove si coltivano OGM tossici, nelle galere affollate di uomini allo stato animale o in fila ad aspettare, nell’attesa di un colloquio di lavoro. La rabbia sale, e con lei quel senso di impotenza nei confronti di una società che ci ingabbia e ci controlla, che ci opprime e ci spinge a consumare e ci valuta non tanto per ciò che siamo o che pensiamo quanto per ciò che consumiamo. Tastiere e monitor, pc ed internet, mentre aspettiamo che qualcosa cambi…

Francesco Bitto

‘Due come noi’ di Dargen D’Amico: ecco il videoclip ufficiale

È da oggi presente su YouTube il videoclip ufficiale di “Due come noi”, ultimo singolo estratto da “Vivere aiuta a non morire”, quinto album dell’eclettico cantautorap italiano Dargen D’Amico.
“Due come noi”, scritto con la collaborazione di Max Pezzali, è il quinto singolo estratto dall’album del rapper eoliano, preceduto da “Continua a correre”, “Siamo tutti uguali”, “L’amore a modo mio” e “Bocciofili”.
Il brano parla di una storia d’amore, raccontata attraverso le parole e l’inconfondibile stile di Dargen e completata dal ritornello di Pezzali. Il videoclip è invece un inno all’amore e all’amare, senza distinzioni di sesso e razza, e replica così il messaggio di uguaglianza universale lanciato con “Siamo tutti uguali”.

Il 68,5% degli italiani è d’accordo con l’affermazione: “si può amare una persona dell’altro sesso oppure una dello stesso sesso: l’importante è amare”

Giovanni Zagarella

Rolling Stone e la classifica Rap di cui… Non sentivamo il bisogno

Fai una classifica dei tuoi 10 piatti preferiti. Ora confrontala con quella del tuo vicino di casa e vedrai che, molto probabilmente, sarà completamente diversa! Ho conosciuto gente il cui piatto preferito erano i broccoli con le acciughe! Come si fa ad amare il broccolo? Per me è un incubo, per altri una leccornia… È normale, dopotutto ognuno ha i suoi gusti, ed i gusti (culinari e non solo) sono, per antonomasia, personali. Se poi si parla di Rap, la difficoltà di catalogare, classificare e giudicare i brani cresce esponenzialmente. Perché? Semplice, il Rap è un genere che punta molto sul testo, su un messaggio verbale complesso che racchiude un insieme di opinioni, di impressioni e di valori che non possono, per definizione, essere condivisi da tutti. Inoltre questo genere utilizza il linguaggio (slang) del momento, fa riferimenti ad avvenimenti e personaggi del proprio tempo, quindi non può essere capito e digerito appieno da chiunque non abbia vissuto quel contesto storico e sociale. In poche parole non è possibile stillare una classifica dei 10 classici, dei 10 brani del Rap proprio perché nel Rap i classici praticamente non esistono, e se esistono, sono molto molto rari!

Il classico è un capolavoro senza tempo, senza spazio, che riesce a toccare delle corde proprie di ogni uomo, comuni ad ogni popolo, in ogni tempo, e se poi nella suddetta classifica, gli espertoni della rivista Rolling Stone, inseriscono brani come “tranne te” e  “terrone”, il sospetto che quest’ impalcatura non abbia fondamenta diventa certezza. Cosa si fa, dopo tutto, per non estinguersi? Si finisce a parlare di Hip Hop! Un genere che fino a qualche anno fa era snobbato e deriso da queste riviste musicali “specialistiche” e che ora, invece, tiene in piedi la baracca. E per carità, tutti hanno diritto di esprimersi su questo genere, tutti hanno il diritto di dire la propria, ma va fatto con cognizione di causa, con competenza, senza una presuntuosa superficialità derivante dall’assunto che “questa non è musica”! Se non è musica non parlatene, se volete parlarne informatevi, ed evitate di tentare di impiantare modelli propri di altri generi musicali (come le classifiche) a questa che, innanzitutto, è una cultura, quindi va conosciuta, studiata e rispettata!
Francesco Bitto
P.s. Questo è sicuramente uno dei capolavori della storia del Rap…