Nymphomaniac, il film che non uscirà in Italia?

Nymphomaniac

Regia: Lars Von Trier
Nazione: Danimarca, Germania, Regno Unito, Belgio, Francia
Genere: Drammatico

Nymphomaniac è il nuovo film che celebra l’ Ineducato genio di Lars Von Trier. Il suo Cinema d’Autore non scende mai a compromessi, con scene fuori dagli schemi, provocatorie e desiderose di prendere vita. Nymphomaniac – diario di una ninfomane è la storia selvaggia e poetica del viaggio di una donna, Joe, dalla nascita fino all’età di 50 anni; del suo incontro con un vecchio affascinante scapolo, Seligman, che la trova svenuta in un vicolo e che ascolterà le vicende della sua vita che formeranno gli 8 capitoli della pellicola. Charlotte Gainsbourg, presente anche nei suoi precedenti film come Melancholia o Antichrist, sarà la protagonista del nuovo provocante film del regista danese.

Il film uscirà nel giorno di Natale in Danimarca mentre ancora non c’è una data Italiana, forse troppo osé per il nostro paese così puritano? Non è la prima volta che il regista crea pellicole dai contenuti forti in ambito sessuale, proprio per questo sono state proposte due versioni: una più soft, che verrà distribuita nella maggior parte dei cinema, l’altra più hardcore.

Nel film recitano anche Uma Thurman, Shia LaBeouf, Stacy Martin, Jamie Bell, Connie Nielsen, Christian Slater, Willem Dafoe, Jean-Marc Barr e Udo Kier.

Per gli interessati il bellissimo sito del film QUI e la pagina Facebook sempre aggiornata https://www.facebook.com/Nymphomaniac

Stefania Sammarro
Annunci

Da ‘The Canyons’ a ‘Nymphomaniac’. Quando il sesso invade la pellicola

Il porno: Un apostrofo rosa tra le parole scalpore e scandalo. Prima demonizzato e censurato, in un’America troppo perbenista e puritana per ammetterne l’esistenza sullo schermo, poi motore mobile del b-movie anni 70, successivamente industria prolifica in una Los Angeles perversa e disinibita. Oggi il porno ha invaso praticamente ogni canale (dalla tv a internet) e sembra voler approdare all’interno del cinema d’autore

A confermare la tendenza anche la presenza di “The canyons” al festival di Venezia, film fuori concorso di Paul Schrader, con la “bad girl” hollywoodiana Lindsey Lohan, perennemente alle prese con problemi di alcol e droghe, e il pornodivo James Deen. The canyons è un film a basso costo, auto prodotto, un feroce ritratto di una coppia tormentata , una pellicola perennemente in bilico tra il noir e il porno, che nel frattempo si nutre del gossip che ruota attorno al suo cast (una vera e propria trovata promozionale).
E come se non bastasse il clamore veneziano per l’ultima creazione di Schrader, anche Lars von Trier presenta in questi giorni la sua ultima opera, che , come si può intuire dal titolo (Nymphomaniac) tratta anch’essa il tema dell’erotismo Hard Core. Anche se il regista danese aveva già precedentemente mostrato una spiccata attitudine verso il nudo ed il sesso (basti pensare ad Antichrist); Nymphomaniac rappresenta una vera e propria sterzata verso l’hard, verso un sesso sfrenato e svuotato di qualsiasi legame etico e morale. Stellare il cast, che vede tra i componenti due fedelissimi di Lars von Trier, Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe, e una presenza d’eccezione: Uma Thurman. 

Non ci resta quindi che constatare un generale mutamento del mondo di porsi del cinema d’autore verso il genere “hard”, sempre più scandagliato ed analizzato dal Gotha del cinema mondiale, che sembra aver definitivamente sdoganato la sessualità elevandola ad arte (nel dubbio che tutto questo interesse non sia dettato dalla facile “spendibilità” pubblicitaria, e quindi economica, di questo genere.

Francesco Bitto

Moon – Recensione film

Seguimi dalla pagina facebook: Cinema – News e Recensioni

Moon (2009) è il primo lungometraggio di Duncan Jones, figlio del noto cantante David Bowie. Tenendo conto del fatto che il budget per la realizzazione del film era di soli 5 milioni di dollari, la pellicola risulta essere un ottimo esordio indipendente.
La trama, di ambientazione fantascientifica, è incentrata su Sam Bell, unico umano sulla luna. 
Sam lavora per una multinazionale che estrae dal suolo lunare elio-3, che viene inviato sulla terra. Il suo contratto triennale con la compagnia sta per scadere, quei tre lunghi anni di solitudine verranno ricompensati con il ricongiungimento con la sua famiglia. Unica compagnia e supporto per far fronte all’enorme solitudine durante la permanenza sul satellite sono i video messaggi scambiati con la moglie, un modellino della propria città creato pazientemente da lui stesso, le piante che accudisce e Gerty, un robot che si occupa dell’intera base lunare e della sicurezza di Sam. Per certi versi Gerty ricorda le sembianze di Hal 9000 di “2001: Odissea nello spazio”, nell’originale la voce del robot è quella di Kevin Spacey. 
Questo clima di gelida solitudine inizia a creare in Sam delle allucinazioni, una di queste causa un incidente, durante una delle sue solite operazioni di routine col rover lunare nelle vicinanze di un estrattore. Accudito da Gerty si risveglia in infermeria e dopo un breve periodo di riabilitazione ritorna sul luogo dell’accaduto, ma cercando all’interno del rover troverà un altro essere umano. A fronte di tale sconcertante scoperta, sorgeranno una serie di problematiche che porteranno Sam a rivedere tutta la realtà fino ad allora da lui conosciuta nonostante le traumatiche conseguenze che possono portare.
Moon è un ottimo esempio di come il cinema di genere debba essere fatto di questi tempi.
Jones mostra ampiamente la sua abilità con la macchina da presa, e sono molte le scene che fanno soffermare lo spettatore sulla qualità di fotografia e inquadrature. Ottima risulta essere la contrapposizione tra grandi piani sequenza, che riprendono la faccia oscura della luna enfatizzando un senso di infinito, piccolezza, impotenza e solitudine, con gli interni curati nel dettaglio che sono discretamente ampi e molto luminosi.
Abbiamo una tecnica valida che c’è, che è evidente, ma dall’altro lato abbiamo una trama semplice che non si distacca molto dai canoni e dalle pietre miliari del genere, anzi vi sono evidenti richiami. È evidente fin da subito che il film non abbia le pretese di veicolare grandi messaggi. Di fatti la trama semplice lascia notevole spazio ad un’ampia introspezione psicologica, ai drammi interiori del protagonista; lo spettatore è fin da subito reso partecipe, grazie all’ottimo lavoro di messa in scena da parte del regista. Questo è ciò che fa spiccare Moon in mezzo a tutti gli altri titoli recenti.
Sono dell’opinione, come altri prima di me, che nel Cinema la mano del regista debba essere presente, ma al contempo invisibile agli occhi dello spettatore: anche da ciò si differenzia il grande regista dal mediocre.
Sotto questo punto di vista è interessante come ”il figlio di David Bowie” dia una durissima stangata a Melancholia del pluripremiato Lars von Trier, che è l’esempio di uno sterile estetismo formale.

-Köröshi