Mr. Nobody – Recensione Film

Tra le numerose produzioni straniere ignorate dalla distribuzione italiana, vogliamo qui segnalare un film del regista belga Jaco Van Dormael uscito nel 2009, Mr. Nobody.

Per il suo stile molto particolare e per i suoi contenuti filosofico – scientifici, può essere considerato quasi unico nel suo genere, essendo diventato negli ultimi anni, per una parte del pubblico e della critica, un vero e proprio film cult.

È intanto doveroso spendere qualche parola per la colonna sonora, composta da Pierre Van Dormael, fratello del regista e scomparso prematuramente prima dell’uscita del film. Alle tracce composte appositamente per l’opera, con un’orchestrazione che è stata definita minimalista e complessa al tempo stesso, sono affiancati brani di altri artisti, tutti estremamente piacevoli e adatti all’atmosfera della pellicola, tra cui più versioni di Mr. Sandman delle Chordettes, la Gymnopédie III di Erik Satie (musica ambient), Sweet Dreams degli Eurythmics, Where is my mind? dei Pixies, celebri brani di Buddy Holly, delle Andrews Sisters, di Ella Fitzgerald. Un mosaico musicale davvero ben assemblato, che conferisce alla colonna sonora un carattere delicato e riflessivo.
Lodevole la recitazione, specialmente l’interpretazione di Jared Leto, che per questo ruolo così complesso e atipico dà il suo meglio.
Altro aspetto degno di essere ricordato è la fotografia, curata fin nei minimi dettagli, anche a livello coloristico, per ottenere quell’effetto onirico, a volte quasi allucinato e confusionario, tipico del regista e in questo caso funzionale alla trama.

Ma veniamo ai contenuti.

Il film è innanzitutto caratterizzato da una narrazione destrutturata, che intreccia diversi piani non solo cronologici, ma anche “probabilistici”. Pertanto nel film diverse scene vengono presentate in più versioni, a seconda delle scelte del protagonista e dello svolgersi degli eventi che tali scelte condizionano. Per comprendere a fondo quest’aspetto dobbiamo soffermarci sul personaggio di Nemo Nobody, protagonista della storia, e sull’idea di fondo del film: la scelta.
Anno 2092. Nemo Nobody, a 117 anni, è l’ultimo uomo mortale sulla Terra; il resto dell’umanità ha conquistato l’immortalità del corpo grazie a un processo chiamato “telomerizzazione”. L’anziano Mr. Nobody è dunque soggetto all’attenzione mediatica della società del 2092 e sottoposto a sedute di analisi e a interviste che vogliono ricostruire la sua affascinante lunga vita. L’esistenza di Nemo è contrassegnata dalla sua capacità di vivere situazioni, momenti, intere fasi di vita, e poter poi scegliere di ripercorrere quel medesimo segmento temporale compiendo scelte differenti e cambiando il corso degli eventi rispetto al modo in cui li ha già sperimentati. Succede così che, in seguito al divorzio dei genitori Nemo resta a vivere sia con il padre che con la madre. Frammenti di questi due filoni temporali si intersecano continuamente per tutta la durata del film producendo conseguenze diverse e spesso contrastanti: in una versione Nemo muore annegato in seguito a un incidente d’auto, mentre in un altro “universo probabilistico” riesce a salvarsi; intrattiene relazioni con tre diverse amiche d’infanzia, a seconda se resta con la madre o col padre.
Da cosa dipende la volatilità del tempo e degli eventi? Come mai Mr. Nobody riesce a “resettare” la sua storia in questo modo, riscrivendo più volte il corso della propria vita?
Nemo racconta che la ragione di questa sua peculiarità risale al momento prima della sua nascita, quando i bambini conoscono già tutto quello che faranno nella loro vita. Normalmente gli Angeli dell’Oblio posano un dito sulle loro labbra e fanno dimenticare loro il destino che li attende, ma quel giorno gli Angeli non notarono il piccolo Nemo, che fu saltato, e non nacque dunque tabula rasa come tutti gli altri, ma già in grado di prefigurarsi il proprio futuro e di compiere delle scelte di conseguenza.
Il concetto della scelta di vita come strada che esclude tutte le altre possibilità, di kierkegaardiana memoria, fa delle numerose vite di Nemo una non-vita (il suo nome è del resto un senhal proprio di questa sua condizione di non-esistenza, in equilibrio tra le mille possibili).

Per trattare queste tematiche, il film fa riferimento ad alcune teorie proprie della meccanica quantistica, diffuse dagli anni ’60 da studiosi come Erwin Schrödinger o Hugh Everett, che contestavano l’interpretazione di Copenhagen e che ancora oggi sono considerate controverse se non addirittura fantascientifiche: la Many Worlds Interpretation (MWI), la teoria dei mondi paralleli e il concetto di Multiverso; la teoria del Caos, che comprende il cosiddetto “effetto farfalla”, cioè il fenomeno secondo cui, all’interno di un sistema complesso, da minime variazioni derivano conseguenze incommensurabili e in buona misura imprevedibili, di cui nella pellicola si danno diversi esempi (l’incontro tra i genitori di Nemo, la goccia di pioggia che cancella il numero di telefono di Anna, etc..).

Altra teoria molto suggestiva tirata in ballo dal film di Van Dormael è la teoria cosmologica del Big Crunch e le possibili ricadute sull’andamento cronologico dell’universo. Infatti secondo alcuni studi, ancora non comprovati dalla scienza ufficiale, un’inversione del processo di espansione dell’universo potrebbe provocare una sorta di “inversione del tempo”.
Nel film questo momento, cioè il momento di massima espansione dell’universo e l’apice del processo iniziato con il Big Bang, si verifica nell’attimo esatto in cui Nemo, ormai anziano e sotto i riflettori della società del futuro, dopo aver raccontato a un incredulo giornalista le sue diverse vite, spira tranquillo nel suo letto. In quel preciso istante l’“orologio del mondo” si ferma e l’universo torna sui suoi passi, rendendo reversibili la storia e la natura del cosmo.
Mr. Nobody si avvale di tutte queste affascinanti teorie per trattare fino in profondità, come si diceva, una tematica più che mai umana e centrale nella nostra esistenza quale quella della scelta. Anzi forse Nemo non esiste più o non è mai esistito in quanto uomo, proprio perché, a differenza degli uomini comuni ha avuto più possibilità, nel corso della sua vita, di cambiare rotta, imparando letteralmente dai suoi errori, potendoli pertanto prevenire, per poi incappare in nuovi vicoli ciechi, tornare indietro e ricominciare tutto.
Questo ciclo infinito stravolge l’essenza dell’uomo, essere per natura limitato, fallibile, inesorabilmente legato all’ebbrezza della scelta irripetibile e definitiva, all’aut-aut, avrebbe detto Kierkegaard, che lo rende infelice, ma che fa diventare allo stesso tempo unico e speciale ogni momento della sua esistenza.
Noi esseri umani erriamo, non solo in quanto cadiamo nell’errore e nell’illusione, ma anche, nel significato di vagabondaggio esistenziale, perché vaghiamo senza meta prestabilita.
Ecco perché alla nascita dimentichiamo ciò che ci aspetta: il nostro destino è quello di tracciare il nostro cammino con le nostre forze, senza avere una strada tracciata dinnanzi.
Ed ecco perché con Mr. Nobody, l’uomo che non esiste perché non ha scelto, finisce la storia e ricomincia a ritroso un nuovo ciclo di vita, morte e rinnovamento.
Giorgio Todesco
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iOS 7: Filtri e recensione della Fotocamera

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L’interfaccia della fotocamera è una delle molte cose che Apple ha scelto di rielaborare su iOS 7. La nuova interfaccia utente è semplice come lo è sempre stata, fare foto è ancora più piacevolve con i nostri  iPhone/iPad/iPod.
Nell’interfaccia di iOS 7 sono presenti otto filtri per la fotocamera, disponibili con un semplice
click. Questi alterano l’immagine configurando in maniera ben precisa impostazioni come saturazione, luminosità, contrasto e colore, conferendo un aspetto artistico o vintage alla foto.  Durante lo scatto all’utente viene presentata per ogni filtro una preview in tempo reale di come diventerebbe l’immagine con il filtro stesso, sebbene ovviamente sia possibile applicarvelo successivamente dal menù di elaborazione delle immagini.
Nell’immagine in basso un esempio di come influiscono i filtri sulla medesima immagine.

Un’altra cosa intrigante da poter fare con il nuovo iOS 7 è la possibilità di zoomare durante la ripresa video. Questo si ottiene  stringendo o allargando le dita sul touchscreen. Sfortunatamente lo zoom è di tipo digitale, per cui un eccessivo zoom può degradare l’immagine. Viene anche presentata la possibilità di fare foto durante la ripresa di un video ma gli scatti vengono catturati alla risoluzione di soli 1920×1080 pixel.

I filtri sono:

  • Mono
  • Tonal
  • Noir
  • Fade
  • Chrome
  • Process
  • Transfer
  • Instant

In basso una video recensione della Fotocamera di iOS 7

iPhone, iPad e Mac – Recensioni degli utenti!

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Cosa c’è di più affidabile delle recensioni effettuate dai siti web esperti nel settore? Sicuramente l’esperienza di chi usa giornalmente il prodotto in questione!
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In questo modo oltre a generarsi interessanti discussioni si aiuterà chi deve procedere all’acquisto del prodotto!

L’uomo con i pugni di ferro – Recensione Film

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Le buone intenzioni (e le buone premesse) c’erano tutte: tantissima passione nel progetto da parte di RZA, il patrocinio di Tarantino, un buon budget e un discreto cast; eppure i pugni di ferro risultano deboli come un montante sferrato da una pluricentenaria.

L’uomo dai pugni di ferro è il racconto di un fabbro afroamericano, istruito in giovane età da dei monaci buddisti nelle arti marziali, che in una Cina feudale si guadagna da vivere nella speranza di poter un giorno riscattare la sua amata, Lady Silk, che è tenuta in schiavitù in un bordello. Ma l’arrivo del mercenario inglese Knife causa un’escalation di violenza dovuta a un regolamento di conti tra clan, che porteranno il fabbro a dover difendere se stesso e il suo villaggio dalla prepotenza di Silver Lion, un ambizioso signore della guerra.
Uno dei difetti principali del film è l’assoluta assenza di una qualsiasi soluzione di continuità, dovute a una confusa regia di RZA, che distribuisce quasi casualmente le sequenze filmate, seguendo più una sorta di “istinto passionale” (che accompagna tutto il film), piuttosto che un preciso disegno razionale. La pellicola è fortemente influenzata dalla cultura Hip Hop, che stride non poco con l’ambientazione feudale della vicenda, creando un ibrido dalle sembianze quasi grottesche, in cui il classico genere Kung Foo orientale si mischia all’action movie americano, il tutto condito da una spruzzata di fantasy che dona alla pellicola connotati a tratti comici!

Armature metalliche che lanciano piogge di coltelli volanti, arti sostituiti da complicatissimi marchingegni bellici, salti volanti e schizzi di sangue chilometrici… Non c’è fine alla fantasia di RZA, e non sembra esserci fine neanche per i riferimenti e le citazioni cinematografiche (davvero troppe), dai combattimenti di Bruce Lee nelle camere a specchi agli splatter movie di serie B anni 80, un pesante fritto misto di riferimenti cinematografici da mal di testa, reso ancora più intricato dalla bulimica frammentazione del film, che accompagna lo spettatore per tutti i 107, interminabili minuti.
In conclusione si può certamente affermare che il primo lavoro di RZA alla regia è assolutamente deludente, malgrado il patrocinio di Tarantino, che comunque non partecipa mai attivamente (e si vede) alla realizzazione del film. Deludenti anche le prove degli attori (soprattutto Lucy Liu, in costante declino da diversi anni) e la fotografia, molto scontata (i personaggi vengono perennemente presentati su sfondo nero stile “tempio shaolin”). L’uomo dai pugni di ferro non emoziona, non lascia traccia, è un film impalpabile che si trascina attraverso assurdi combattimenti all’ultimo sangue, frenetiche dinamiche pseudo/feudal/Hip Hop, e  davvero poco altro.

Francesco Bitto