Fat Flag: modelli col corpo dipinto coi colori delle bandiere che mangiano il corrispettivo cibo nazionale

La prima cosa che viene in mente quando si vede la bandiera americana? Libertà, la Statua della Libertà! O forse anche un grosso hamburger, ed è quest’ultimo tipo di associazione ad essere stato utilizzato dal fotografo francese Jonathan Icher nella sua serie fotografica intitolata “Fat Flag“.
La Make-up artist Anastasia Parquet oltre a “pitturare” il corpo dei modelli aiutò Icher a scegliere le cinque nazionalità da rappresentare nel suo progetto. La Francia è rappresentata da un giovane che mangia un croissant, una ragazza Giapponese mangia sushi, ovviamente l’Italia è rappresentata da una ragazza che mangia spaghetti, un uomo dipinto coi colori della bandiera Americana è pronto a ingoiare un hamburger e una ragazza mangia un uovo fritto per rappresentare la tipica colazione all’Inglese.

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BIG vincitore del concorso per il Museo del Corpo Umano a Montpellier

BIG vince il concorso internazionale di design per nuovo Museo del Corpo Umano a Montpellier.
Il futuro edifico espositivo analizzerà, attraverso attività culturali, mostre, spettacoli, workshop, il corpo umano con un approccio prettamente artistico, scientifico e sociale.

Il progetto, basato su ossimori, natura-architettura e  parco-città, si estende su un’area di 7800 mq e sarà costituito da padiglioni inclinati, sormontati da tetti giardino e terrazze panoramiche. Come dita incrociate, i singoli spazi si intersecano formando percorsi tra natura e costruito.

Il museo sorgerà nella zona del Parc Marianne, ai margini della città e i lavori inizieranno nel 2016, si prevede che l’apertura al pubblico avverrà nel 2018.

www.big.dk

L’ONU autorizza le forze francesi all’intervento nella guerra civile della Repubblica Centrafricana

Un’altra guerra civile causa centinaia di morti in Africa. Questa volta è la Repubblica Centrafricana a sprofondare nel caos e le vittime civili delle ultime settimane hanno convinto l’ONU a votare una risoluzione. L’unanimità dei membri del Consiglio di Sicurezza ha autorizzato l’intervento in forze da parte della Francia e di diversi stati africani. 
Per decisione di François Hollande, i transalpini invieranno nei prossimi giorni un contingente di 650 soldati. La Francia non rinuncia quindi al suo ruolo di influenza nelle ex colonie, una conferma in più dopo l’intervento dell’anno scorso in Mali. Il governo assicura che la sua discesa in campo sarà veloce quanto la risoluzione del conflitto verso la pacificazione. 
François Bozizé
La risoluzione dell’ONU è arrivata dopo gli scontri di martedì che, nella capitale Bangui, vedevano fronteggiarsi le forze lealiste di Bozizé, l’ex presidente deposto a marzo da un colpo di stato, e le attuali forze governative. In questa giornata si sono contati 105 morti e numerosi feriti. 
Lo scontro non è solamente tra fazioni politiche diverse, ma è un vero e proprio conflitto religioso tra cristiani e musulmani. Il leader di questi ultimi, Michel Djotodia, è diventato primo ministro a marzo, ed è sostenuto dalla coalizione di ribelli islamici Seleka. La maggioranza cristiana del paese non ci sta e affronta il governo illegittimo di Djotodia, nato dal colpo di stato islamico, per riportare il proprio capo al potere, Bozizé appunto. 
L’obiettivo dell’intervento è sicuramente la tutela umanitaria e la difesa della sicurezza dei civili. L’operazione Sangaris, così è stata rinominata, prenderà il via dalla capitale Bangui per poi espandersi a tutte le aree del paese dove sono esplosi gli scontri. 
La tragicità del conflitto si abbatte, come avviene la maggior parte delle volte, sulla popolazione civile che negli ultimi mesi ha dovuto sopportare il brigantaggio delle milizie di Seleka che si macchiano di infamie come gli stupri, i saccheggi e gli attentati. 
Si annuncia come progetto di pace di breve durata, secondo i più ottimisti una situazione pacifica si dovrebbe intravedere entro due mesi. In ogni caso la votazione dell’ONU è finalmente un segno di intervento comune e di rapidità nelle decisioni prese, tra l’altro, con consenso unanime. 

Emanuele Pinna

“Alla ricerca del tempo perduto” e i suoi cent’anni di difficoltà

Compie cent’anni Du côté de chez Swann, il primo volume dei sette che compongono À la recherche du temps perdu, il capolavoro di Marcel Proust (1871-1922) pubblicato proprio nel novembre del 1913. Nonostante oggi sia una delle maggiori opere della letteratura francese, il romanzo non ebbe inizialmente un grande successo. Completato nel 1912 – e successivamente modificato più volte dallo scrittore – il dattiloscritto fu sottoposto con scarsi risultati a due editori, Fasquelle e la Nouvelle Revue Française, fondata dal premio Nobel André Gide. E’ proprio quest’ultimo a incaricarsi della lettura dell’opera e a darne un giudizio negativo, rifiutandone la pubblicazione. Proust temeva che Gide non avesse nemmeno letto il suo scritto a causa dell’antipatia tra i due: l’editore leggeva spesso gli articoli pubblicati da Proust su Le Figaro e lo considerava uno snob privo di talento. 

L’autore della Recherche si affidò così ad altri editori, ma la risposta fu sempre la stessa: un totale rifiuto, tanto che Alfred Humblot, direttore di una casa editrice, disse riguardo al libro: “Sarò forse uno sciocco ma davvero non riesco a capacitarmi del fatto che un tizio possa impiegare ben trenta pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di addormentarsi”. Proust tuttavia sapeva di aver creato l’opera che da almeno vent’anni sognava di scrivere e, aiutato dalle sue buone condizioni economiche, decise di mettere in commercio il libro (facendosi carico di ogni spesa di pubblicazione) tramite l’editore Bernard Grasset, che nemmeno lo aveva letto. 
Una volta divulgata l’opera, Gide, incuriosito, decise di leggerla con più attenzione e si rese conto del terribile sbaglio commesso, fino ad arrivare a scrivere a quello che considerava un avversario: “Da qualche giorno non lascio più il vostro libro; me ne sazio con diletto, mi ci sprofondo. Ahimè, perché deve essermi così doloroso amarlo tanto? Aver rifiutato questo libro rimarrà il più grave errore della Nouvelle Revue Francaise e, poiché ho la vergogna di esserne in gran parte responsabile, uno dei rimpianti, dei rimorsi più cocenti della mia vita”. Lo scrittore chiese così a Proust di abbandonare il suo editore e di pubblicare i volumi seguenti con lui; tuttavia, a causa della guerra, il volume successivo, All’ombra delle fanciulle in fiore, uscì solo nell’anno 1919. 
Il grande successo dell’opera è oggi dato per scontato ma, cent’anni fa, non fu per niente facile per Proust affermarsi. Il pubblico della Recherche era inizialmente scosso e per certi aspetti anche annoiato dall’opera dello scrittore francese: avendo letto soltanto la prima piccola parte di un ciclo di romanzi molto ampio, non era ancora chiara la piega che l’intero lavoro avrebbe preso, lasciando quindi forti dubbi in chi leggeva. Lo scrittore, consapevole delle difficoltà provenienti dal suo libro, aveva rilasciato un’intervista sul giornale Le Temps pochi giorni prima della pubblicazione, cercando di mettere sulla buona strada gli ipotetici lettori. Sottolineò quindi come Dalla parte di Swann fosse solo la prima parte di una lunga opera, nella quale i personaggi sarebbero cambiati di libro in libro, evolvendosi. Nonostante queste avvertenze fornite dall’autore, molti lessero il romanzo solo in parte e con scarsa attenzione; tra questi la maggior parte ne rimase disorientata e annoiata fin dalle prime pagine. Henri Ghéon, un critico letterario dell’epoca, scrisse in un articolo sull’opera: “Quell’organica soddisfazione che ci procura un’opera di cui abbracciamo con uno sguardo tutte le membra e la forma, Proust ce la rifiuta ostinatamente. Il tempo che un altro avrebbe impiegato a fare luce in questa foresta, a misurare lo spazio, a aprirvi delle prospettive, lo impiega a contare gli alberi, le diverse specie di essenze, le foglie sugli alberi e quelle che sono cadute. E ogni foglia la descriverà come diversa dalle altre, nervatura per nervatura e il dritto e il rovescio. Ecco il suo divertimento e la sua civetteria. Scrive dei ‘pezzi’. Mette il suo orgoglio nel ‘pezzo’: cosa dico? nella singola frase.” Non mancano però le recensioni positive, come quelle di Rainer Maria Rilke o Jacques Rivière, che scrisse infatti che il romanzo di Proust è così profondo da non riuscire a staccarsene nemmeno per un istante. 

L’incomprensione iniziale – dovuta sia alla difficoltà della prosa ricca, sia ai temi piuttosto innovativi per l’epoca come l’introspezione, l’analisi psicologica e la memoria involontaria (tra cui il celebre episodio della madeleine col the) – non ha però impedito il grande successo letterario di quest’opera che, a distanza di cento anni, viene ancora considerata una delle più importanti del Novecento. Sono molte le iniziative che festeggiano questo importante compleanno, ma non soltanto in Francia: a New York, alla Morgan Library and Museum, è stata infatti allestita una mostra, intitolata “Marcel Proust and Swann’s Way”, in cui sono presenti alcune lettere e quaderni su cui l’autore scrisse la sua più famosa opera, compresi di numerose correzioni, schizzi e revisioni.

San Giuda, la ‘Tempesta del Secolo’ piega l’Europa Continentale

Con venti fino a 130 km/h la tempesta di San Giuda, così ribattezzata per la ricorrenza del patrono delle cause perse, sta mettendo in ginocchio Gran Bretagna, Francia e Olanda, facendo registrare già le prime vittime. Nel sud dell’Inghilterra una ragazzina di 17 anni e un uomo di 50 sono stati colpiti a morte da due tronchi d’albero scagliati ad inaudita velocità dalle raffiche; la stessa situazione si è verificata nel centro di Amsterdam dove, con venti superiori ai 120 km/h, una donna è rimasta uccisa a causa di un ramo, portando a 5 il numero complessivo delle vittime.

Bilancio che, tuttavia, è destinato a salire, data la difficoltà a coordinare i soccorsi: solo nel Regno Unito circa 220.000 persone si trovano da ieri senza elettricità e l’aeroporto di Heathrow ha registrato la cancellazione di oltre 130 voli nella giornata di oggi. Emblematica, inoltre, la vicenda occorsa oggi a Downing Street, residenza del premier Cameron, sulla quale si è abbattuta, fortunatamente senza danni, una gru proprio nel momento in cui il primo cittadino “twittawa” per rassicurare la popolazione.

San Giuda sta facendo sentire i suoi effetti fino alle Fiandre e ha causato un morto anche in Germania, e continuerà a terrorizzare l’Europa almeno fino a lunedì. “La peggiore tempesta dal 1987” l’hanno definita le autorità britanniche, in pieno accordo con la comunità metereologica internazionale che ha classificato San Giuda al terzo livello di pericolosità su 4, non escludendo di alzare il livello di allerta nelle prossime ore. Di certo, dopo questa tempesta, i cicloni d’Oltreoceano non sembreranno più una minaccia lontana.
Roberto Saglimbeni

Francia: insegnare l’uguaglianza con un eguale insegnamento

Se l’esperienza di governo della sinistra francese si sta rivelando deludente dal punto di vista economico e per via degli scandali finanziari che attanagliano importanti membri del gabinetto, altrettanto non può essere detto relativamente alle battaglie sociali portate avanti dall’esecutivo socialista: dopo l’approvazione del “mariage pour tous” – risolutamente portato a compimento nonostante le disapprovazioni di larghi settori della società facenti capo all’estrema destra – ecco che l’esecutivo Hollande lancia il nuovo progetto “Abcd de l’egalité”, volto a eliminare le differenze di genere sin dalla scuola primaria.
Il progetto nacque nel 2009 nella scuola materna Marcel Bourdarias di Saint Ouen, un comune vicino a Parigi, dove si è cercato di evitare che i bambini giocassero con le macchinine e le bambine con le bambole sulla base di stereotipi di genere e i ministri Peillon e Belkacem – rispettivamente ministro dell’Istruzione e ministro dei Diritti delle Donne – hanno ben accolto questo progetto espandendolo ad altri 500 istituti primari e coinvolgendo migliaia di famiglie.
Tuttavia, la destra conservatrice non vede di buon occhio questa sorta di esperimento sociale e accusa il governo di voler negare delle differenze – quelle sessuali – a loro avviso innegabili. Anche la destra più estrema, già sul piede di guerra contro il “mariage pour tous”, si dice pronta ad affrontare la costruzione di “un’antropologia distruttrice che va all’assalto della famiglia”, ma il governo difende il suo progetto dichiarando che se una bambina gioca con le bambole e poi crescendo predilige i corsi umanistici è per via di differenze socialmente costruite e non naturali.
Inoltre, come si nota dalle statistiche in mano al governo francese, le ragazze hanno prestazioni scolastiche migliori di quelle dei colleghi maschi, ma scelgono percorsi universitari meno prestigiosi.

Questa sperimentazione si inserisce in un quadro più ampio di riforma del sistema scolastico che non vuole
partire dall’istruzione superiore, ma dalle scuole primarie. Secondo i progetti del Presidente Hollande, il processo di rifondazione del sistema scolastico – presentato a fine 2012 – si svilupperà in un arco temporale che comincerà nel settembre 2013 per terminare nel 2017. Le altre riforme previste dal programma del governo, sostenute dal filosofo socialista e ministro dell’istruzione Peillon, riguardano l’abolizione dei compiti a casa – in quanto promotori di differenze incolmabili, dato che non tutti i bambini hanno la possibilità di essere aiutati da un adulto – e delle bocciature che, in un paese con il triste primato della maggior percentuale europea di alunni respinti, devono divenire misure eccezionali. Ovviamente, l’abolizione dei compiti a casa sarà compensata da una variazione degli orari scolastici tale per cui questi possano essere svolti in classe col sussidio dell’insegnante.
Tuttavia, è lo stesso sindacato degli insegnanti ad opporsi a questa variazione di orario, nonostante si fosse precedentemente opposto alla riduzione di un già ridotto orario scolastico operata dal governo Sarkozy. Secondo il sindacato il problema non è l’aumento delle ore in sé, ma le modalità con cui viene applicato: inizialmente la scuola francese prevedeva un orario di apertura “spalmato” su 5 giorni: lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato. Ma è più corretto dire che i giorni fossero 4 e mezzo, perché il sabato gli istituti rimanevano aperti solo la mattina. L’insegnante era unico, ma lavorava con orario spezzato e le pause erano curate da animatori, i quali curavano anche le attività ricreativo – culturali del mercoledì, unico giorno feriale non dedicato alle lezioni. Sotto il governo Sarkozy i giorni di scuola divennero 4, perché il sabato fu dedicato a obbligatorie attività di recupero per gli alunni che ne avessero bisogno. Questo causò una costrizione del programma in 144 giorni all’anno – contro una media OCSE di 187 – con lezioni di 6 ore al giorno, divenendo il sistema scolastico dal ritmo più stressante al mondo, secondo solo al modello giapponese. Questo, secondo Peillon, è sufficiente per giustificare il ritorno ai 4 giorni e mezzo di lezione, per un totale invariato di 24 ore settimanali, lasciando alle autorità locali la scelta del giorno di pausa tra il mercoledì e il sabato.
Ma la categoria più preoccupata non è quella degli insegnanti, che comunque si è mobilitata contro la riforma, bensì quella degli animatori: se il loro orario sarà spostato a fine lezione tutti i giorni, questo potrebbe provocare un calo di partecipazione alle loro attività da parte degli alunni, ma nonostante questo il ministero ha aperto un tavolo di discussione e trattativa con i soli rappresentanti degli insegnanti, senza coinvolgere questa seconda categoria spesso sottovalutata.
Il progetto di riforma lanciato dal governo socialista sta quindi riscuotendo consensi e opposizioni, dimostrando ancora una volta l’eterogeneità dell’elettorato francese. Le categorie legate all’istruzione, tradizionali sostenitrici del Partito Socialista, sembrano non condividere le proposte dell’esecutivo, nonostante siano volte a modificare la contestata riforma varata dal precedente governo conservatore.
Questo piano di riforma rimane tuttavia un progetto ambizioso e un tentativo di sperimentazione di un nuovo modello di istruzione che in futuro potrebbe divenire un importante esempio per gli altri paesi europei.

Riccardo Nanni

Irréversible: omofobia e stupro della Bellucci per 8min. – Recensione Film

Scena iniziale dello stupro.
Irréversible è un film diretto da Gaspar Noé, a Cannes venne giudicato come film estremamente controverso. Numerose sono state le critiche mossegli contro.
La pellicola inizia con un dialogo, da parte di due poco di buono, su di un incesto con la figlia di uno dei due. Tale dialogo iniziale prelude il clima di gratuità e di sfondo malato che caratterizzerà tutto il film. Terminato il dialogo la scena si sposta su di una rissa che era avvenuta al “Rectum“, locale malfamato frequentato da omesessuali, nel quale avvengono orge e pratiche sadomaso.
La struttura narrativa ricalca quella di Memento di Christopher Nolan, ovvero la narrazione parte dalla fine per poi proseguire a ritroso sino all’inizio della vicenda, il che sembra un effetto voluto per dare una parvenza mainstream e di un intento nel voler uscire fuori dagli schemi del cinema convenzionale, obiettivo che però non viene raggiunto. Tra il linguaggio narrativo di Nolan in Memento e Irréversible vi è un abisso. Mentre in Memento se si premesse il tasto rewind il film sarebbe compreso perfettamente, con Irréversible ciò risulta impossibile. In Memento ogni sequenza narrativa era indipendente ma al tempo stesso connessa con quella precedente, in tal modo lo spettatore man mano che avanza la narrazione viene a conoscenza di maggiori dettagli. In Irréversible ogni seguenza è strettamente interdipendente con la precedente e lo spettatore comprende a metà ogni azione, lasciando solo un senso di confusione.
La regia è veramente un disastro nonostante, le “scelte artistiche” sembrano essere volutamente contro lo spettatore, il quale esce con un pugno allo stomaco al termine di ogni sequenza narrativa. L’apice di tale scempio lo si raggiunge verso l’inizio della pellicola con uno smodato uso della steadycam (nei prossimi articoli sulle teorie del Cinema, al termine di ognuno troverete un mini glossario con la terminologia del Cinema) che dà un senso di nausea tanto che è veramente difficile poter seguire per intero tutta la scena. Volute o meno tali scelte donano un persistente senso di nausea e disgusto, ma non tanto agli ambienti rappresentati ma quanto alla pellicola stessa, poiché il resto del film è caratterizzato dell’estrema gratuità di ogni singola azione.
Gaspar Noé

Il risultato di tutto ciò è una pellicola vuota di qualsivoglia messaggio morale o poetico. Ne emerge soltanto un senso di razzismo, ignoranza e omofobia. Fino agli ultimi minuti ho sperato che ci potesse essere un’ultima scena che potesse spiegare o quanto meno dare un valore a tutto quello che c’è stato prima, ma purtroppo niente. Si è deciso di raffigurare una Francia malata, di un male che è rappresentato dagli omosessuali e gli stranieri. Un film basato su pregiudizi e ignoranza. Tale male non solo è raffigurato dalle tecniche cinematografiche adottate ma anche da lunghe riprese all’interno del Rectum, del sadomaso e delle orge omosessuali, tanto omofobica è la pellicola che il regista propone l’omicidio di uno di essi e contrappone loro la coppia rappresentata dall’unione tra uomo e donna.

La visione del suddetto film è altamente sconsigliata agli occhi di uno spettatore ingenuo poiché estremamente fuorviante
Non ho trovato niente di artistico nella visione di questo film, se non la pura gratuità di ogni cosa: si giunge addirittura alla misoginia ed al razzismo quando una prostituta straniera viene malmenata dal protagonista. Significativa è la scena dello stupro della Bellucci, che dura più di otto minuti, in cui lo stupratore, assiduo frequentatore del Rectum, fa anche uso di “popper”. Immagini veramente crude che mettono in luce, che chi ha girato tali scene deve aver provato un gusto malato in esse.
-Köröshi