Aggiornamenti dalla Siria: il giallo dei missili caduti in mare, la debolezza di Obama, la protesta dei soldati americani

Jewel Samad (Afp)
Il governo russo ha annunciato che i suoi sistemi di rilevazione hanno identificato due missili caduti in mare in prossimità della Siria, e lanciati poco prima da una luogo sconosciuto in Europa centrale. Il rapporto russo, che parla di “oggetti balistici non identificati”, è stato trasmesso dal Ministro degli esteri Sergeij Shoigu al presidente Vladimir Putin. Ma né l’ambasciata russa di Damasco, né il governo di Tel Aviv hanno dato riscontro dell’accaduto. È giallo, dunque, sulla caduta dei presunti missili; un giallo che non fa che aggravare la situazione di altissima tensione dovuta all’imminente attacco USA alla Siria.
Il governo di Mosca ha inviato nel luogo la nave di ricognizione Priazyovye, che si aggiungerà alla già nutrita flotta russa presente nella zona. Putin ha già “minacciato” gli Stati Uniti e i suoi alleati europei di ritorsioni in caso di attacco alla Siria, sostenendo che il regime di Assad non ha mai fatto uso di armi chimiche. “Tutte le prove e gli elementi dimostrano che sono stati i gruppi armati dell’opposizione ad usare armi chimiche in quell’attacco” ha dichiarato l’ambasciatore russo in Siria, Riad Haddad, affermando di avere prove tangibili (tra queste anche alcune foto) che dimostrano l’innocenza del regime. La Russia, principale partner strategico di Damasco, non è sola: anche la Cina si è dichiarata contraria all’attacco, e supporta attivamente la causa siriana sia in sede ONU che fuori. 
Nonostante ciò l’America si prepara ad attaccare, ma senza troppa convinzione. Il gesto di Barack Obama di affidarsi al Congresso è sintomatico dell’incertezza del leader e di tutta una nazione nell’attaccare il Paese mediorientale. L’inaspettata uscita di scena della Gran Bretagna, a causa del veto posto dalle Camere all’intervento militare, ha indebolito ulteriormente la posizione americana. Con Italia e Germania disposte ad intervenire solo sotto il mandato delle Nazioni Unite, Obama può contare (parzialmente) soltanto sull’aiuto francese. 
In queste ore la protesta più inaspettata è arrivata, curiosamente, dai soldati dell’esercito americano: alcuni di loro hanno protestato a volto coperto diffondendo le loro foto sui social network, asserendo di non essersi arruolati “per combattere a fianco di Al Qaeda nella guerra civile siriana”.

Giovanni Zagarella

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