Banksy invade la città di New York: un graffito al giorno per un mese

Un graffito al giorno per un mese, è questa la sfida che Banksy lancia alla città di New york, che dal primo Ottobre è diventata la sua personale galleria d’arte a cielo aperto. Ma, a quanto pare, qualcuno sta cercando di sabotarlo. I graffiti fino ad ora realizzati sono stati deturpati nel giro di poche ore dalla loro realizzazione.
Il primo è stato avvistato in una via di Manhattan: l’artista di Bristol ha notato un cartello recante la scritta “disegnare graffiti è un crimine” ed ha preso la palla al balzo raffigurando un ragazzino sopra le spalle del suo complice che allunga la mano per “rubare “ la bomboletta raffigurata nel cartello.

 Il secondo è stato realizzato sulla Westside, stavolta Banksy ha scelto una saracinesca abbassata, e con graffiante ironia vi ha scritto sopra: «This is my New York accent,normally i write like this» (questo è il mio accento newyorkese, ma di solito scrivo così). La terza opera è comparsa il 3 ottobre a Midtown, e raffigura un cane che fa la pipì sopra un idrante, sotto al graffito la scritta provocatoria “completami”.

Come ho anticipato prima i graffiti realizzati da Banksy sono già stati rovinati da qualcuno le cui idee evidentemente collidono con quelle dell’artista. C’è chi esordisce con “hanno solo imbrattato le sue imbrattature”. Punti di vista, per me invece questa è l’ennesima dimostrazione che molte persone con l’arte hanno poco da spartire.

Consuelo Renzetti
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Regno Unito: l’artista misterioso che trasforma in opere d’arte i divieti d’accesso

Da qualche tempo un artista misterioso si aggira tra Londra e St Austell, in Cornovaglia, dipingendo simpatici “stick men” sui segnali di divieto di accesso, rendendoli un po’ più accessibili a tutti. Questo fenomeno ha divertito moltissimo gli abitanti del Regno Unito che dichiarano che con quei graffiti le strade sono meno noiose e meno austere.

Nei vari divieti d’accesso gli omini compiono azioni divertenti e a volte senza senso, in uno l’omino taglia la barra bianca a metà con una sega, come fosse un falegname, in un altro invece prende la barra sotto il braccio mentre s’incammina verso la fine del segnale, come fosse pronto ad andar via da quel noioso cerchio rosso, in un altro invece l’omino abbraccia amorevolmente la barra bianca con tanto di cuoricini rossi tutti intorno.

Battersea (London)

Battersea (London)

St Agnes (Cornwall)

Battersea (London)

Nessuno sa chi sia questo strambo e misterioso artista, che ci sia lo zampino di Clet Abraham? O magari è solo opera di qualche simpatico emulatore? Per ora concediamoci il beneficio del dubbio e godiamoci il fatto che i cartelli stradali non siano ancora stati rimossi, segno positivo, dato che la street art è considerata ancora solo un inutile atto di vandalismo.

Consuelo Renzetti

Queste bombolette non sono in vendita. Fenomenologia del writing

Li odiano perchè non possono comprarli, perchè in un mondo in cui tutto è mobile, quindi commerciabile, loro disegnano su ciò che è immobile quindi non in vendita. Li odiano perché senza i loro studi, i loro pennelli, i loro critici e i loro vernissage riescono a produrre lavori senza termine di paragone nell’arte contemporanea, ormai malata di autofagia e autorefenzialismo, venduta alle logiche del mercato e dei mercanti. Ma soprattutto li odiano per la loro passione, perchè non è facile fare arte rischiando quotidianamente denunce e multe, non è facile trovare il coraggio di guardare la propria opera sbiadire giorno dopo giorno, pioggia dopo pioggia, impotenti, fermi, nella consapevolezza che non resterà niente di lei e quindi di te.
Da Philadelphia a Berlino, da New York a Marsiglia, da Milano a Lisbona i writer colorano i grigi e squallidi relitti di una deindustrializzazione urbana che sfoglia interi quartieri abbandonando a se stesse le città un tempo sedotte. Il writing è rivalutazione e riqualificazione di capannoni, muri e strutture in disuso. Il writing è colorare ciò che è buio, rianimare ciò che è senza vita. Esiste quindi arte più nobile? Esiste quindi arte più democratica? Quando cammini per le strade della città e ti soffermi a contemplare un graffito qualcuno ti chiede i soldi del biglietto? No! È gratis, ecco cosa li fa impazzire, il fatto che sia gratis!
Quindi si affannano a definite “merda vandalica” una disciplina che sfugge alle loro logiche, cancellano i graffiti e perseguitano i writer, tutto rigorosamente in mala fede. Perchè pensavate che odiassero il writing? Perchè non riuscivano a comprenderne la natura? Per un bug generazionale? No amici, il contrario, lo combattono proprio perchè l’hanno capito!

Alcuni tra i Murales che vedete qui in basso sono considerati tra i migliori al mondo!

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Foto by Marco Crupi

Francesco Bitto