CyanogenMod aggiunge i messaggi criptati


CyanogenMod, una delle migliori ROM Android alternative, ha integrato l’applicazione “TextSecure” all’interno dell’ultima versione. Per chi non lo sapesse TextSecure è un app per Android in grado di criptare i messaggi (SMS) ed evitare che occhi indiscreti possano rintracciarli.
TextSecure è inoltre Open Source, quindi chiunque voglia verificarne la sicurezza, e ne abbia le capacità, può farlo. La maggior parte delle app di questo tipo, per funzionare, richiedono che entrambi gli interlocutori siano online durante lo scambio dei messaggi. Il motivo per cui TextSecure è stata integrata all’interno della CyanogenMod è che, a differenza delle altre, permette di inviare messaggi anche se uno degli interlocutori è offline.
Android è un sistema operativo estremamente versatile ma la sua “apertura” lo rende vulnerabile alle intrusioni. CyanogenMod rende l’uso di Android più sicuro rimpiazzando le rom di google, dei produttori di smartphone oppure dei gestori telefonici con la propria. Oltre alla sicurezza, la ROM CyanogenMod è anche più fluida rispetto alla maggior parte delle ROM pre-installate nei dispositivi, gli aggiornamenti alle nuove versioni di Android vengono sviluppati e rilasciati molto prima rispetto alle case madri, oltretutto ha molte funzioni non disponibili sulle normali versioni di Android ed infine elimina tutte le inutili app pre-installate
Da oggi in poi, quindi, avremo un “arma” in più a disposizione per provare a combattere l’ NSA.
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Siamo tutti spiati: ecco come fanno!

Ebbene sì amico mio, il mondo sta attraversando quella che molti definiscono la Terza Guerra Mondiale, anche se non è combattuta con le armi (non ancora) ma si combatte su internet. Snowden e Assange hanno insegnato al mondo intero quante cose si possono fare con i computer, e soprattutto quante cose si possono vedere.
Partiamo dal principio: come fanno a spiarmi? I computer collegati a internet hanno un nome, un cognome e un volto, il tutto riassunto nell’indirizzo IP. L’indirizzo IP è univoco per ogni computer o per gruppi di computer collegati in una rete. Noi tutti in casa abbiamo un modem-router e almeno due o tre dispositivi che si collegano ad internet. Per collegare i nostri dispositivi passiamo tramite un Router, che a sua volta passa dentro un DNS per poter accedere alla rete (un DNS non è altro che un “computer” preposto a far dialogare i computer tra di loro, è come un vigile urbano nell’ora di punta). Mettiamo il caso che io sia l’NSA (agenzia di sicurezza americana) e volessi sapere cosa sta facendo Stefano in questo momento su internet: mi basterebbe mettere un mio computer che chiameremo “scanner” tra il router di Stefano e il suo DNS, ed il gioco è fatto, posso sapere tutto, chi guarda su Facebook, cosa cerca su Google e i siti che visita. 
Ovviamente diresti che è impossibile che una persona controlli ogni secondo cosa fanno i milioni di utenti di internet, ma per “fortuna” entra in gioco la tecnologia. L’agenzia ha sviluppato un software capace di leggere i nostri testi e il tono delle nostre conversazioni, di visionare le immagini e i video che mandiamo via mail e se  in una frase scriviamo “voglio mettere una bomba nella metropolitana di New York e uccidere tutti, Allah è grande”, sicuramente arriverà la notifica a qualche funzionario sparso per il mondo (caro funzionario che leggi questo articolo, stavo solo facendo un esempio e ti prego di non venirmi a cercare). 
Starai pensando: “tanto questa cosa riguarda solo l’America. Devo deluderti ancora, amico mio. A quanto pare gli americani, con la scusa che devono vigilare sul mondo intero, hanno chiesto e ottenuto il consenso di infilare nei nostri DNS i loro scanner, controllando tutto il web. Allora dov’è lo scandalo se tutti erano d’accordo? Lo scandalo è che l’America non solo spiava i comuni cittadini, cosa passabile per i nostri governanti, ma addirittura i capi di governo e gli alti funzionari dei principali alleati. Ebbene sì, gli abbiamo dato le chiavi del nostro internet e loro hanno fatto una festa in casa nostra senza il nostro permesso e soprattutto senza invitarci. 
Obama ovviamente nega di aver dato l’autorizzazione a queste operazioni, proprio come fece Reagan con l’operazione Iran-contras, perché stanziare miliardi di dollari per pagare attrezzatura, silenzio e cooperazione internazionale non è il mestiere dell’uomo più potente del mondo. 

Alla fine di quest’articolo, amico lettore, ti starai chiedendo come poter essere anonimo su internet e se usare i DNS di Google, come qualche amico ti ha consigliato, servirà per essere invisibile. La risposta ovviamente è NO ad entrambi i tuoi dubbi, perché l’anonimato in rete è solo un’utopia, come un mondo senza guerre. 
Non voglio preoccuparti, nessuna persona reale spia le tue foto, c’è solo un computer guardone a controllarti.

Milioni di americani vittime di intercettazioni telefoniche: l’NSA sotto accusa, scoppia lo scandalo

Lucas Jackson, Reuters/Contrasto
“La National Security Agency sta raccogliendo le registrazioni telefoniche di milioni di clienti di Verizon, uno dei più grandi provider telefonici americani, in seguito ad un’ordinanza top secret della Corte emessa in aprile”. Questa la notizia bomba lanciata dal quotidiano inglese The Guardian stamattina, che ha scatenato un’ondata di discussioni e di polemiche. Polemiche cresciute dopo le dichiarazioni di un alto funzionario della Casa Bianca, che ha ammesso la veridicità della notizia e difeso i metodi della NSA, definendoli essenziali per fermare la “minaccia terroristica”.
Il Guardian afferma che ad essere registrati non sono i contenuti delle conversazioni telefoniche, ma gli orari delle chiamate, la loro durata, i numeri in entrata e in uscita e i dati sulla localizzazione geografica. Le intercettazioni sono state raccolte “indiscriminatamente ed in massa”, interessando milioni di persone non sospettate di alcun reato. È la prima volta che viene dimostrato che l’amministrazione Obama usa questo tipo di misure, le stesse utilizzate da George Bush durante il suo mandato. 
Lo “spionaggio di massa” è reso possibile dal Patriot Act, provvedimento preso da Bush all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, che rinforza i poteri delle agenzie dei servizi segreti (tra cui l’NSA), permettendogli di richiedere dati sensibili a provider internet e telefonici senza bisogno di un mandato. L’ordine della Corte che ha permesso all’NSA la raccolta dei dati telefonici è basato proprio sul Patriot Act.
L’allarme sulla sicurezza della privacy dei cittadini americani era stato lanciato tempo fa da due senatori democratici, Ron Wyden e Mark Udall, le cui lettere di “avvertimento” al popolo sono state oggi riproposte dal New York Times. Le allusioni dei due sembrano ora acquistare senso, ed il sospetto è che lo scoop di oggi abbia rivelato una minima parte di un sistema ben più ampio; in questo senso è preoccupante come la sentenza scoperta dal Guardian sia un rinnovo di routine di un ordine emesso dalla stessa Corte nel 2006. 
La NSA non è nuova a questo genere di scandali: le controversie riguardanti il braccio “informatico” dell’intelligence americana non si contano più, e le sue attività sono state da sempre circondate da un alone di mistero. Nata assieme alla CIA, l’NSA ha sempre cercato di mantenere basso il clamore mediatico attorno a lei (fu ironicamente soprannominata No Such Agency, “l’agenzia che non esiste”), ma negli ultimi anni il dibattito pubblico riguardante i suoi metodi e le loro implicazioni etiche è cresciuto parecchio. Le tecniche crittografiche utilizzate dall’NSA sono state per lungo tempo classificate dal governo come munizioni controllabili, al pari delle armi convenzionali; l’agenzia è anche ritenuta una delle principali responsabili del funzionamento della rete ECHELON, un “sistema mondiale d’intercettazione delle comunicazioni pubbliche e private” (Wikipedia). 
Non sappiamo che strascichi lascerà questo scandalo, né se la Casa Bianca cambierà il suo modo di “combattere il terrorismo”. Quel che è certo è che quello della privacy è destinato a restare uno dei temi più scottanti dei prossimi anni, specialmente in America; non è il primo né sarà l’ultimo scandalo di questo tipo negli USA, un Paese che ha sempre preferito anteporre i “diritti” dello Stato a quelli dei cittadini, specie nei momenti di crisi, veri o presunti che siano.
Giovanni Zagarella