Finale di Dexter: L’addio al serial killer più amato

Disclaimer: Articolo contenente spoiler sul finale del telefilm Dexter

Crescere con un serial killer è una sensazione piuttosto strana, Debra Morgan sa cosa vuol dire ma in un certo senso tutti noi, che abbiamo seguito gli ultimi otto anni di vita di Dexter Morgan, abbiamo familiarità con quella strana sensazione che ci fa provare empatia, affetto e che ci fa sentire meglio, ogni qualvolta che vediamo il nostro psicopatico preferito.
Dexter Morgan ci ha salutati, ha detto addio alla sua vera natura, ha detto addio alla sua vita e alla sua famiglia. Perché, del resto, è sempre stata questa la storia che il telefilm ha spinto per raccontarci in questi lunghi otto anni: il cambiamento spirituale ed emotivo, di un uomo che credeva fosse possibile provare qualcosa e, nel momento in cui è riuscito ad entrare pienamente in contatto col suo lato umano, si è abbandonato al più razionale e basilare tra gli istinti, ovvero la fuga.
Chi è Dexter Morgan? Lui è un serial killer, ossessionato dal sangue, con un suo semplicissimo codice morale, insegnatogli da suo padre Harry quando capii che suo figlio non era come gli altri: Uccidere solo chi merita realmente di morire.
Il “Codice di Harry” è ciò che per molti anni tiene a galla Dexter, l’unica cosa che lo rende umano, che tiene sotto controllo la sua natura psicotica e violenta, che gli rende impossibile vivere una vita tranquilla e normale, almeno è questo quello che lui ha sempre pensato. 
Per molti lui è solo un ematologo forense della polizia metropolitana di Miami ma in realtà, approfittando delle falle del sistema giudiziario della Florida e delle notizie che recepisce a lavoro, è un giustiziere che pone fine alla vita dei criminali rimasti impuniti, anche se è errato definirlo “giustiziere”, Dexter non lo fa per giustizia, lo fa per continuare a vivere, per tenere a freno i suoi impulsi primordiali che da sempre gli ordinano di uccidere.
Michael C. Hall premiato come miglior attore in una serie drammatica
Dexter è stato un telefilm andato in onda su Showtime (in Italia, attualmente, su Fox Crime e vedrà la sua conclusione entro fine anno) ed è un riadattamento della serie di romanzi di Jeff Lindsay, di cui solo il primo, “La mano sinistra di Dio” (Darkly Dreaming Dexter), vien seguito fedelmente nella sua trasposizione televisiva.
Un telefilm che ovviamente, fin dall’inizio, è stato bollato come “controverso”, però i successi non sono mai venuti a mancare, come testimonia il Golden Globe vinto dal protagonista Michael C. Hall nel 2010, nell’ambitissima categoria “miglior attore in una serie drammatica”.
Per capire il successo di Dexter basterebbe guardare la sigla di apertura, dove un semplice rito mattutino, simile o quasi a quello di ognuno di noi, viene trasformato, grazie ad ingegnose scelte di regia, in modo da sembrare un omicidio: ecco che allacciare la scarpa ricorda uno strangolamento o “l’accoltellamento” di un’arancia sembra andare oltre il concetto di prepararsi un succo di frutta. La violenza è ovunque, l’importante è saperla contestualizzare.
Non solo Dexter comunque, perché senza tutte le persone che si sono avvicendate a lui in questi anni, il suo cammino atto a ricercare la sua umanità non si sarebbe mai compiuto; Debra (Jennifer Carpenter) è stata a lungo la sua unica famiglia e il finale del telefilm ci ha fatto capire, qualora ci fossero dubbi, quanto lei fosse importante per lui, suo padre Harry (James Remar) che, come se fosse la parte più razionale e, in qualche modo, sana della sua coscienza, continua sempre a star accanto a Dexter finché lui ha bisogno del suo aiuto, nonostante si sia suicidato ormai da anni, Rita (Julie Benz) è stato il primo vero amore di Dexter, la donna che sposò e con cui ebbe Harrison prima di venire uccisa da Trinity (impersonato da John Lithgow che vinse un Golden Globe per la sua interpretazione) ma ben più importante dell’ex moglie è stata Hanna McKay (Yvonne Strahovski), anche lei una serial killer ma l’unica capace di far provare al protagonista delle emozioni così forti che sono state capaci di cambiarlo dalle fondamenta (anche se non senza qualche intoppo di percorso).
Dexter e Hanna McKay
Essenziale anche il contributo delle sue nemesi, prima su tutte l’Ice Truck Killer, Brian Moser che prima chiederà la mano di Debra e poi cercherà di ucciderla per “liberare” Dexter, dato che egli si rivelerà essere il fratello di cui non ricordava l’esistenza e che lo vorrebbe nuovamente accanto, ma senza quei legami, a suo modo di dire, fittizi che si è creato nella sua vita da semplice uomo ordinario; il dover scegliere tra i due fratelli segnerà per sempre Dexter e gli darà un inaspettato vuoto nella sua vita, che in realtà corrisponde al primo passo per allontanarsi dal suo Dark Passenger (il nome dato al suo apparentemente irrefrenabile desiderio di morte), però per lui era ancora troppo presto per capirlo.
L’ultima serie ci ha donato un Dexter più razionale e più cauto, però forse è venuta a mancare la narrazione eccelsa delle scorse serie, dove ogni mutamento emotivo veniva seguito dall’inizio alla fine; senza ombra di dubbio l’amore verso Hanna e, soprattutto, la morte di Debra hanno portato alla fine di quel lungo percorso descritto poc’anzi, però, si ha la sensazione che, determinati passaggi, siano saltati e che non siano stati osservati meticolosamente come in passato; anche il “Brain Surgeon”, l’ultimo grande nemico di Dexter, non è sembrato all’altezza dei predecessori, la sua mancanza di genio ha contribuito al finale sottotono della serie.
La fine del telefilm, un Dexter irriconoscibile

Dexter ha mandato per l’ultima volta un cadavere a navigare tramite la corrente del golfo e anche un pezzo della sua anima. Perché fuggire proprio ora? Perché non approfittare della fuga in Argentina? Perché non creare una nuova vita con suo figlio e la donna che ama? Paura, terrore, amore… una serie di sentimenti che non credeva avrebbe mai provato, invece eccoli lì, tutti accatastati nel suo cuore, rendendolo immobile e vittima, non più di un oscuro passeggero, ma della sua nuova natura
Ci sarebbe ancora tantissimo da dire, da analizzare i motivi per i quali siamo così affascinati dalla morte, capire tutti i processi psicologici di Dexter ma forse è meglio fare solo un semplice tragitto, tenendo sempre in mente di tenere a bada il nostro passeggero.
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