Lo sport nell’antica Grecia e l’importanza delle Olimpiadi

I moderni Giochi olimpici, per come sicuramente tutti li conosciamo, iniziarono nel 1896 nella città di Atene: scelta non casuale visto che le radici di questa competizione affondano nella Grecia dell’VIII secolo a.C., e precisamente nell’anno 776 a.C. Questa data fu talmente importante da segnare l’inizio del calendario greco, che veniva scalato ogni quattro anni. Perché le Olimpiadi furono così rilevanti nel mondo greco, tanto che nella modernità si è deciso di riprendere con significative variazioni questa competizione? Innanzitutto è la concezione stessa dello sport che va analizzata: al di là delle gare in sé (molte sono rimaste le stesse a distanza di due millenni, come la corsa, la lotta, il pugilato, il salto in lungo, il tiro del giavellotto, il lancio del disco) la competizione assumeva un valore sacro e politico. 

Mentre successivamente lo sport divenne svago, intrattenimento, lusus anche per i Romani, nella Grecia antica permeava attorno ai Giochi un’aura di sacralità in grado di elevare il vincitore a dio e donargli una gloria smisurata. Per permettere che le competizioni si svolgessero senza problemi (non erano svolte esclusivamente le Olimpiadi, bensì, in periodi diversi, tra gli eventi più importanti si ricordano i Giochi Pitici, Istmici e di Nemea) entrava in vigore in tutta l’Ellade una tregua sacra. Le armi dovevano essere messe da parte e tutti gli atleti e i cittadini greci erano invitati a partecipare, come atleti e come spettatori (eccezion fatta, come sempre, per le donne: esse non potevano guardare gli uomini che gareggiavano in quanto… nudi!). 

Da qui è facile capire la valenza politica dei Giochi: i capi delle pòleis convergevano ad Olimpia per discutere in modo informale e ribadire alleanze. Se le Olimpiadi moderne furono interrotte tre volte per i conflitti mondiali (1916, 1940, 1944) nell’antica Grecia esse furono celebrate anche durante la fatidica guerra del Peloponneso. Il prestigio dato dalla vittoria di un atleta non sfuggiva ai vari regnanti, che preparavano nel migliore dei modi i gareggianti e in caso di successo li facevano celebrare a dovere dai poeti (si pensi a Pindaro e Bacchilide). Gli atleti vincitori avevano la strada spianata in caso volessero intraprendere la carriera politica: essi erano stati illuminati dagli dei nel momento della vittoria.

I Giochi sopravvissero all’avvento dell’ellenismo e all’avvento dei Romani (con il triste capitolo della
partecipazione alle Olimpiadi di Nerone) per poi essere chiusi definitivamente quando il Cristianesimo divenne religione ufficiale (i Giochi erano considerati festività pagane). L’importanza politica, religiosa e agonistica non è lontanamente paragonabile alle Olimpiadi moderne: i Giochi facevano sentire i Greci, per pochi giorni, un popolo unito che manifestava le sue qualità e doti. La guerra poteva aspettare.

Giulia Bitto

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