Aban e la coerenza nel mondo del Rap

In Italia la coerenza non è un valore, è una sorta di peste, un morbo, una antigene infettivo che porta la collettività a considerare l’ammorbato un poveraccio, da compatire, da ridicolizzare in ogni ambito. Nel paese dove “chi non cambia mai idea è stupido” è normale gravitare attorno a chi resta fermo, mutando, conformandosi al pensiero comune, all’andazzo del momento, non limitandosi ad isolare chi è coerente ma accanendosi contro di lui, fino alla distruzione completa di questo virus letale.

Un episodio della mia infanzia in particolare, mi aiutò ad arrivare a questa conclusione. Si trattava di una sorta di “sabba” di parenti e amici di famiglia, seduti attorno a un tavolo, una domenica qualsiasi, a guardare uno dei tanti film sul nazismo, meravigliati e stupiti del comportamento di un drappello di ufficiali tedeschi, asserragliati in una Berlino ormai invasa dall’armata rossa, che pur di non arrendersi si lanciarono all’attacco con le pistole ormai scariche… E fu un tripudio di italianissimi commenti: “Ma che idioti”, “Ma questi nazisti erano proprio dei fanatici”, “Che senso ha morire così”.

Ora io non sono chiaramente filo-nazista e ripudio ogni forma di fanatismo acritico, però diamine!… ERANO UFFICIALI! Era il loro dovere, era un loro preciso compito (perdonate questa digressione poco interessante ma è un esempio calzante dell’approccio italiano a questo valore). Ma se all’abitante del Bel Paese la coerenza non piace, diverso è l’atteggiamento verso la dissimulazione, verso quella gattopardiana qualità tutta italica di mutare verso ciò che è conveniente. Dopo tutto: “Chi non sa dissimulare non sa regnare!”.

Ed è quindi normale cambiare idea politica, cambiare amicizie, smentirsi da un giorno all’altro (vi chiedevate perchè amassimo tanto Berlusconi?), rinnegare oggi quello che si è fatto ieri, mantenendo costanza e saldezza solo sulle cose di poco conto (vedi il calcio). Così nella vita quotidiana, così nella musica, quindi nel rap. Vuoi sfondare? Smarcarti dall’underground? Vuoi alzare un po’ di soldi con il rap? Bene, distruggi il tuo passato! Basti guardare Fedez, che fino a qualche anno fa inseriva nei testi tematiche sociali forti per poi appiattirsi al livello “ragazzina urlante”, o i Club Dogo, ormai incapaci di andare oltre alla bella vita, alle belle donne e alle serate in discoteca, o Moreno (che a dire il vero un passato di spessore non lo ha mai avuto; ma che in compenso si è annichilito in modo eccellente).
E qual è il rovescio della medaglia? Chi mantiene una linearità di pensiero viene enormemente penalizzato, fatica il triplo a ritagliarsi un pubblico e spesso è costretto gioco forza ad abbassare l’asticella contenutistica suo malgrado. Ecco perchè artisti come Aban meritano tutto il nostro rispetto, isole di coerenza in un mondo del rap ormai sempre più incostante, artisti che parlano solo di ciò che hanno fatto (non è forse questo il primo comandamento dell’hip hop?), artisti che con la loro musica hanno eretto un monumento più duraturo delle bronzee statue e più saldo delle eterne piramidi.


Francesco Bitto
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