“In one all movie” di Paolo Lipari in mostra il 13 dicembre al Mic di Milano

Paolo Lipari è fondatore e direttore di Dreamers, centro di formazione e di produzione audiovisiva, titolare della casa di produzione Anni Luce, regista di fiction, pubblicità e documentari.
Venerdì 13 dicembre, alle ore 18.00 inaugura, presso il MIC di Milano la sua mostra intitolata “In one all movie”. 

In un quadro un intero film, un progetto audace ma sentito fortemente dall’artista che unendo le sue due più grandi passioni, arte e cinema, si è lanciato coraggiosamente nel progetto che consiste per l’appunto nel comprimere un intero film in un unico quadro. Le undici opere esposte, contengono altrettanti film di culto stretti in una sola immagine. Da Psycho a Kill Bill, da Otto e mezzo ad Apocalypse now e ancora, I quattrocento colpi e il Favoloso mondo di Amelie, ogni film è omaggiato attraverso un esperimento estremo, mai tentato prima: la sovrapposizione di tutti i suoi fotogrammi. 

Il risultato è una sintesi visiva, dove le immagini del film si fondono tra loro racchiudendo in un attimo fugace un’intera pellicola. Chi ha amato uno dei film coinvolti in questo straordinario progetto, avrà ora la possibilità di possederlo: un quadro con dentro la trama del suo film preferito da tenere gelosamente custodito. 
Un esperimento innovativo e se vogliamo anche un po’ pretenzioso, ma sicuramente interessante e coinvolgente.
Consuelo Renzetti
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Apocalypse Now: recensione film e curosità

Alla fine degli anni settanta Francis Ford Coppola è uno dei registi più importanti nel panorama Hollywoodiano grazie a due successi di critica e pubblico in serie, “Il Padrino” parte prima e seconda, destinati a fare epoca e a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema. Ecco perchè la decisione di girare un film sulla guerra in VietNam sembra una tappa obbligata per il regista italo-americano, che pur di garantire alla sua creatura una location pertinente, costosissime scene stracolme di effetti speciali ed un cast stellare (Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen) amplierà a dismisura un budget già molto corposo, indebitandosi con i produttori, che accetteranno di finanziarlo solo grazie alla promessa di Coppola di girare il padrino parte terza (rivelatosi poi uno dei flop cinematografici più grandi della storia).

La “pagina oscura” della storia degli USA dette spunto a centinaia di film fin dagli anni settanta, ma fu nel decennio successivo che i viet-movie divennero un vero e proprio genere, attirando le attenzioni di moltissimi grandi registi tra i quali ricordiamo lo stesso Coppola, Kubrick e Cimino. La brutalità di una guerra che faceva ricorso a sofisticate armi di sterminio si sposta quindi sullo schermo, con la spettacolarità degli attacchi degli elicotteri Apache, accompagnati dalle note della wagneriana cavalcata delle walchirie, o dei bombardamenti a Napalm, contornati da una sorta di “follia generale” che porterà il colonnello Kilgore a far surf durante un attacco ai vietcong. Al di la della storia (Willard deve eliminare il colonnello Kurz, che ha disertato e vive con i suoi uomini ai confini con la Cambogia, adorato come un dio), Coppola usa il VietNam come metafora di tutte le guerre e come percorso di emancipazione personale dei protagonisti.

Il risultato è un Cult-Movie: per la simbologia (il viaggio sul fiume rappresenta la classica discesa agli inferi), il gusto nelle citazioni che unisce molteplici generi cinematografici, il destino (dal successo al botteghino al fallimento della società che lo produsse) e le difficoltà nelle riprese, che furono talmente tante e talmente ardue da render possibile un film che parli delle riprese del film stesso (attori che impazzivano, figuranti in preda a deliri, morti sospette, avvelenamenti). Apocalypse Now è inoltre un film tecnicamente molto innovativo (dal primissimo utilizzo della grafica computerizzata alle dissolvenze incrociate che sfumano un’immagine in quella successiva), caratterizzato da una recitazione magistrale da parte di Brando (grandissimo nel ruolo del colonnello Kurz) e Duvall, e da una colonna sonora da brivido (da Jim Morrison a Satisfaction).

Francesco Bitto