Vergini e inesperti del sesso? Ci pensa Young Cherry Comic!

Il Giappone è un paese in declino dal punto di vista dell’attività sessuale (intesa come quella praticata). Un recente sondaggio condotto dall’Istituto Nazionale della Popolazione è giunto alla conclusione – non senza una buona dose di preoccupazione – che una fetta decisamente ampia di uomini, è ancora vergine. Tradotto in cifre: l’ indagine ha rilevato che il 68,5 per cento dei ragazzi di 18-19 anni, il 40,5 per cento dei giovani di 20-24 anni e il 25,1 per cento de 25-29enni giapponesi, è ancora vergine. E’ l’esercito dei “sexless”, coloro che non hanno ancora avuto una esperienza sessuale. Così, sulla base di queste informazioni, che cos’ha pensato di fare un vecchio editore di manga, oltre a reinventare la propria immagine e a rilanciarsi sul mercato? Pubblicare una nuova rivista apertamente sessuale e, almeno apparentemente, fatta su misura per soddisfare questa fascia di pubblico.
La nuova rivista si chiama Young Cherry Comic ed è uscita per la prima volta nel maggio di quest’anno. Secondo il suo redattore-capo , la maggior parte dei giovani non compra giornaletti manga ma tende, semmai, a leggerli in negozio e a lasciarli lì, sullo scaffale. Dal momento che l’obiettivo primario per le vendite manga è la fetta dei 30-40enni, l’intento di Cherry è esattamente quello di invogliare adolescenti e ventenni all’acquisto di una rivista a loro dedicata. La rivista raccoglie storie (molto) porno softcore. Secondo le impressioni di un giornalista di Yahoo!Giappone, mentre il materiale è apertamente sessuale e piuttosto spinto, la scelta redazionale è stata quella di non mostrare in maniera esplicita e gratuita e dunque di evitare di proporre qualcosa che potrebbe far rabbrividire i giovani lettori vergini e urtare la loro sensibilità.

L’editore ricorda che il fattore guida dietro la vendita manga – e dunque l’interesse maggiore di Cherry – è la narrazione, che deve essere coinvolgente, e la creazione di personaggi e situazioni che possano rivelarsi avvincenti e appassionanti. Cherry, e il suo editore, sembra stiano tendendo ad un equilibrio tra estetica e sessualità. Obiettivo raggiunto? Se l’intenzione è quella di vendere la rivista e di “spacciarla” per un prodotto dedicato a uomini “inesperti”, una piacevole (in tutti i sensi) lettura per risvegliare istinti sopiti ed incentivare ad essere più decisi e propositivi con l’altro sesso, non si rischierà invece di ottenere l’effetto esattamente opposto?
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Lettura e Orgasmo con il progetto "Hysterical Literature" di Clayton Cubitt

L’isteria, una serie di attacchi nevrotici intensi che si pensavano quasi esclusivamente femminili (hysteron è appunto il greco di “utero”), fu studiata intensamente dai medici dell’età vittoriana, i quali si dedicarono alla cura per mezzo di manovre che miravano alla stimolazione genitale fino al raggiungimento del “parossismo isterico“.
Clayton Cubitt, fotografo, scrittore e regista americano, nel 2012 ha dato il via ad un progetto chiamato Hysterical Literature che coinvolge l’universo intimo della donna e, appunto, la letteratura.
La sua idea consiste in una serie di video. La scena è sempre la stessa: filtro in bianco e nero e una donna che legge ad alta voce il suo libro preferito seduta ad un tavolo. Fin qui la letteratura. L’isteria, che riprende la definizione ottocentesca, viene dopo qualche minuto, quando la donna, durante la lettura, non riesce a contenersi. Sotto al tavolo, infatti, viene stimolata sessualmente con un vibratore e raggiunge l’orgasmo.
Lungi dall’essere associato alla pornografia, Cubitt realizza queste riprese bicromatiche, spoglie, quasi fotografiche, dove ciò che si vede sono soltanto il tavolo, la donna e il libro. Tutto reso il meno provocante possibile.
Prendendo in considerazione i diffusi autoscatti noti sul web come selfies, l’artista ha cercato un modo per impedire al soggetto ritratto di mantenere quella posizione. Dopo vari tentativi insoddisfacenti per la sua ricerca (come i suoi Long Portraits) ha pensato di isolare la donna in modo da evitare il più possibile ogni tipo di imbarazzo e fare in modo che tutto si svolgesse con naturalezza. In questo modo si entra nel cuore del progetto: individuare la reazione di chi guarda rispetto all’accostamento di due aree di solito così distinte come la cultura e la sessualità.
Partendo dalle selfies, passando per il rapporto delle donne con il proprio corpo e con la propria mente fino ad espandere la ricerca a chi assiste alla scena, insomma, Clayton Cubitt fa una vera e propria esplorazione antropologica.