“Alla ricerca del tempo perduto” e i suoi cent’anni di difficoltà

Compie cent’anni Du côté de chez Swann, il primo volume dei sette che compongono À la recherche du temps perdu, il capolavoro di Marcel Proust (1871-1922) pubblicato proprio nel novembre del 1913. Nonostante oggi sia una delle maggiori opere della letteratura francese, il romanzo non ebbe inizialmente un grande successo. Completato nel 1912 – e successivamente modificato più volte dallo scrittore – il dattiloscritto fu sottoposto con scarsi risultati a due editori, Fasquelle e la Nouvelle Revue Française, fondata dal premio Nobel André Gide. E’ proprio quest’ultimo a incaricarsi della lettura dell’opera e a darne un giudizio negativo, rifiutandone la pubblicazione. Proust temeva che Gide non avesse nemmeno letto il suo scritto a causa dell’antipatia tra i due: l’editore leggeva spesso gli articoli pubblicati da Proust su Le Figaro e lo considerava uno snob privo di talento. 

L’autore della Recherche si affidò così ad altri editori, ma la risposta fu sempre la stessa: un totale rifiuto, tanto che Alfred Humblot, direttore di una casa editrice, disse riguardo al libro: “Sarò forse uno sciocco ma davvero non riesco a capacitarmi del fatto che un tizio possa impiegare ben trenta pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di addormentarsi”. Proust tuttavia sapeva di aver creato l’opera che da almeno vent’anni sognava di scrivere e, aiutato dalle sue buone condizioni economiche, decise di mettere in commercio il libro (facendosi carico di ogni spesa di pubblicazione) tramite l’editore Bernard Grasset, che nemmeno lo aveva letto. 
Una volta divulgata l’opera, Gide, incuriosito, decise di leggerla con più attenzione e si rese conto del terribile sbaglio commesso, fino ad arrivare a scrivere a quello che considerava un avversario: “Da qualche giorno non lascio più il vostro libro; me ne sazio con diletto, mi ci sprofondo. Ahimè, perché deve essermi così doloroso amarlo tanto? Aver rifiutato questo libro rimarrà il più grave errore della Nouvelle Revue Francaise e, poiché ho la vergogna di esserne in gran parte responsabile, uno dei rimpianti, dei rimorsi più cocenti della mia vita”. Lo scrittore chiese così a Proust di abbandonare il suo editore e di pubblicare i volumi seguenti con lui; tuttavia, a causa della guerra, il volume successivo, All’ombra delle fanciulle in fiore, uscì solo nell’anno 1919. 
Il grande successo dell’opera è oggi dato per scontato ma, cent’anni fa, non fu per niente facile per Proust affermarsi. Il pubblico della Recherche era inizialmente scosso e per certi aspetti anche annoiato dall’opera dello scrittore francese: avendo letto soltanto la prima piccola parte di un ciclo di romanzi molto ampio, non era ancora chiara la piega che l’intero lavoro avrebbe preso, lasciando quindi forti dubbi in chi leggeva. Lo scrittore, consapevole delle difficoltà provenienti dal suo libro, aveva rilasciato un’intervista sul giornale Le Temps pochi giorni prima della pubblicazione, cercando di mettere sulla buona strada gli ipotetici lettori. Sottolineò quindi come Dalla parte di Swann fosse solo la prima parte di una lunga opera, nella quale i personaggi sarebbero cambiati di libro in libro, evolvendosi. Nonostante queste avvertenze fornite dall’autore, molti lessero il romanzo solo in parte e con scarsa attenzione; tra questi la maggior parte ne rimase disorientata e annoiata fin dalle prime pagine. Henri Ghéon, un critico letterario dell’epoca, scrisse in un articolo sull’opera: “Quell’organica soddisfazione che ci procura un’opera di cui abbracciamo con uno sguardo tutte le membra e la forma, Proust ce la rifiuta ostinatamente. Il tempo che un altro avrebbe impiegato a fare luce in questa foresta, a misurare lo spazio, a aprirvi delle prospettive, lo impiega a contare gli alberi, le diverse specie di essenze, le foglie sugli alberi e quelle che sono cadute. E ogni foglia la descriverà come diversa dalle altre, nervatura per nervatura e il dritto e il rovescio. Ecco il suo divertimento e la sua civetteria. Scrive dei ‘pezzi’. Mette il suo orgoglio nel ‘pezzo’: cosa dico? nella singola frase.” Non mancano però le recensioni positive, come quelle di Rainer Maria Rilke o Jacques Rivière, che scrisse infatti che il romanzo di Proust è così profondo da non riuscire a staccarsene nemmeno per un istante. 

L’incomprensione iniziale – dovuta sia alla difficoltà della prosa ricca, sia ai temi piuttosto innovativi per l’epoca come l’introspezione, l’analisi psicologica e la memoria involontaria (tra cui il celebre episodio della madeleine col the) – non ha però impedito il grande successo letterario di quest’opera che, a distanza di cento anni, viene ancora considerata una delle più importanti del Novecento. Sono molte le iniziative che festeggiano questo importante compleanno, ma non soltanto in Francia: a New York, alla Morgan Library and Museum, è stata infatti allestita una mostra, intitolata “Marcel Proust and Swann’s Way”, in cui sono presenti alcune lettere e quaderni su cui l’autore scrisse la sua più famosa opera, compresi di numerose correzioni, schizzi e revisioni.
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