David Lee Roth, Cantante dei Van Halen, cita Sailor Moon nei panni di un sicario

Questa settimana David Lee Roth, frontman dei Van Halen, ha rilasciato un’anteprima del suo cortometraggio “Tokyo Story,” dove interpreta i panni di un imperturbabile assassino in Giappone. Nel film Roth borbotta solo due battute che dovrebbero risultare familiari ai fan di Sailor Moon, “Tsuki ni kawatte, oshioki yo!” (Ti punirò in nome della luna!).
Van Halen è una rock band americana che consta del cantante David Lee Roth, del chitarrista Eddie Van Halen, il batterista Alex Van Halen, ed il bassista Michael Anthony (successivamente sostituito da Wolfgang Van Halen nel 2006). La band ha avuto un grande successo ed innumerevoli fan nei tardi anni 70 e negli 80 con canzoni come “Jump,” “Panama,” e “Hot for Teacher.”
Roth si è spostato a Tokyo lo scorso anno, dove ha scritto il film durante il suo periodo di residenza in Giappone. 

Luci ed ombre sui cambiamenti di Flickr

Il rinnovo totale di Flickr, tra cui anche quello dei modelli d’abbonamento, ha suscitato molte critiche e discussioni.
Il restyling del sito e la concessione di un notevole spazio gratuito hanno attirato le attenzioni di un pubblico più vasto, soprattutto dei curiosi che non lo avevano mai usato, scoraggiati dal dover fare prima o poi un account PRO, pena numerose limitazioni dell’account free dopo un tot di foto inserite. D’altro canto queste novità hanno raccolto sfilze di feedback negativi.
È un dato di fatto: grazie ai TeraByte in regalo Flickr ha ampliato la sua utenza, ed in questi giorni il numero di foto caricate, commentate ed aggiunte ai preferiti è sensibilmente aumentato.

Pagando poco più di 300€ si può acquistare ulteriore spazio. Il successo, però, è bilanciato dai commenti negativi.
Critiche dure al restyling
Indipendentemente dal fatto che piaccia o no, la nuova grafica è sicuramente un passo avanti ed un segno che Flickr vuole mettersi al passo coi tempi.
Marco Crupi, gestore di uno dei più popolari blog di fotografia in Italia, ha commentato così il restyling di Flickr:
Ho smesso di aggiornare il mio account Flickr parecchio tempo fa, ma alla notizia di un grosso aggiornamento della piattaforma mi sono fiondato a controllare. “Un casino” è la parola più adeguata:  è solo diventato tutto più confusionario, hanno adottato una grafica più fighetta ma la sostanza non cambia, sempre la solita solfa. La vecchia grafica era molto più intelligente e razionale: decidevi di visualizzare una foto, guardavi l’immagine a una grandezza apprezzabile e, se ti piaceva, potevi gustartela alla massima risoluzione. Ora le foto vengono visualizzate direttamente in alta risoluzione mettendo in ombra i commenti, tanto da sembrare due template sovrapposti. Inoltre è molto scomodo avere set e foto in due pagine differenti! Per concludere, trovo molto triste l’inserimento dell’immagine di copertina, copiata palesemente da Facebook, che dimostra quanto poco siano originali gli attuali programmatori di Flickr. A breve posterò un immagine che rimanda i miei visitatori al mio portfolio su Facebook.

S. Alessandra Severino: Flickr

Come usare le parole "good" e "bad" in Uk – Corso di inglese online con madrelingua Sub Eng – Lezione 7

Questo articolo fa parte del Corso di Inglese online gratis.
Nell’ultima lezione di Misterduncan abbiamo visto come rispondere a “please” e “thank you”, oggi diamo uno sguardo alle parole ‘good’ e ‘bad’, e al loro uso generale.
Oggi non inserirò la mia spiegazione in Italiano, perché dopo 12 lezioni (tra cui, contando questa, 7 con madrelingua inglese) dovreste già essere in grado di comprendere un video così semplice coi sottotitoli in inglese. Per i video più complessi e quelli che trattano di grammatica, inserirò anche la spiegazione in italiano.

Rodotà attacca il M5S: è polemica, e Grillo scarica anche lui

Stefano Rodotà

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È successo. Dopo la “defezione” della Gabanelli, passata dall’essere una santa del pantheon pentastellato a demone della casta, sembrava solo questione di tempo prima che Stefano Rodotà ed il Movimento 5 Stelle si scontrassero. E lo scontro è avvenuto oggi, a causa dell’intervista rilasciata dal professore al Corriere della Sera. 

Rodotà ha commentato il pesante passo indietro del Movimento alle recenti elezioni comunali (i grillini sono fuori da tutti i ballottaggi), analizzando le cause della dèbacle, e traendone spunto per fare la sua personalissima disamina del percorso finora maturato dal M5S. “La rete da sola non basta”, dice il professore, “non è mai bastata”. Rodotà rimprovera ai grillini di “non essere andati oltre” la rete, ribadendo l’importanza del radicamento territoriale (individuato come uno dei punti cardine della vittoria del PD a queste elezioni), e rinunciando a spiegazioni facili riguardo la recente sconfitta: “elettori immaturi, che non capiscono. Si dice quando si vuole sfuggire a un’analisi”. 
Il giurista si è anche soffermato sui deputati a 5 stelle, disconoscendo “il valore dell’inesperienza” e auspicandosi che agiscano più liberi dai dettami di Grillo e Casaleggio: “i parlamentari a 5 Stelle devono avere la libertà di lavorare. In alcuni casi lo stanno già facendo e ho sentito anche interventi di qualità”. Rodotà non ha infine risparmiato una frecciata al PD, che “non è tutta la sinistra” e che deve guardare di più alla società, con un occhio alle imminenti elezioni europee. 
Un attacco deciso, dunque. Di certo non offensivo né irruento, ma che ha sottolineato le distanze ideologiche tra le due parti. La risposta di Grillo non si è fatta attendere, ed è arrivata poche ore dopo tramite il suo blog. Pur non nominandolo mai, Grillo ha definito Rodotà “un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra”. Il professore è stato dunque ritenuto un “prodotto” del Movimento che, esattamente come la Gabanelli qualche settimana fa, ha voltato le spalle al creatore, rinnegandolo pubblicamente. 

Siamo alle solite: una delle più grandi pecche di Grillo (e di una parte dei militanti del Movimento) è l’incapacità di accettare la critica. Anche se la critica in questione è rivolta in modo pacato ed educato, e potrebbe essere un germe per una discussione che favorisca la crescita collettiva. Anziché replicare, Grillo ha preferito ancora una volta la via dell’aggressione: ciò fa parte del suo personalissimo stile retorico, lo stesso che gli ha permesso di riempire tantissime piazze italiane; ma alla lunga potrebbe risultare dannoso per se stesso e per tutto il Movimento. Se un mese fa Rodotà ha accettato la candidatura del Movimento al Quirinale, vuol dire che in esso vedeva dei buoni propositi, e la possibilità di smuovere in qualche modo la sedimentata politica italiana. Che però Rodotà fosse un dichiarato uomo di sinistra (militò nelle file del PCI) e non uno dei loro, Grillo lo sapeva bene: il suo “sincero stupore” sembra un po’ fuori luogo, anche perché il professore non ha mai fatto nulla per nascondere la sua fede politica. 

Adesso anche Stefano Rodotà, fino a ieri paladino del Movimento, è diventato “servo della casta” (leggere i commenti dei militanti sul blog per credere). Grillo continua imperterrito nella politica del “noi contro tutti”, dell’ Italia A (che vota M5S) e dell’Italia B (che continua ad appoggiare i partiti), orrida espressione coniata per commentare il risultato delle comunali. Finora ha funzionato, in futuro non si sa. Stamattina un gruppo di deputati di PD, M5S e SEL ha presentato una mozione parlamentare per la cancellazione del programma di acquisto degli F35, impegno che costerà all’Italia ben 12,8 miliardi di euro: la dimostrazione che la collaborazione funziona e, anche se non si è d’accordo su tutto, ci sono obbiettivi di interesse nazionale che possono essere perseguiti insieme, senza crogiolarsi in un isolazionismo autoreferenziale. Non è, né in futuro sarà, mai troppo tardi per aprirsi al confronto con le altre forze politiche e con l’interezza della società, per costruire assieme qualcosa di buono.

Giovanni Zagarella

La grande bellezza – Recensione Film

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Comincerò dalla fine: “La grande bellezza è un pendolo che oscilla tra il capolavoro e la grande cagata”, un film inconcludente, prolisso e ridondante, ma allo stesso tempo geniale, innovativo e potente. L’ultima fatica di Sorrentino è pretenziosamente di felliniana ispirazione, in cui (come sottolinea il titolo) si assiste alla frenetica ricerca di un’estetica che basti a se stessa, che sia quindi capace di indurre stati emotivi tumultuosi nell’osservatore grazie a panorami, primi piani e inquadrature ossessive, nel tentativo di cogliere il bello ora nel processo creativo dell’artista, ora nella violenza dell’atto tecnico, ora in uno spogliarello dentro un night club.

Ma davvero basta inquadrare per 5 minuti una donna che canta, una nana o un fenicottero per fare del cinema concettual/psico/intellettuale? Certo che no! E “La grande bellezza”, infatti, naufraga spesso nell’oceano del banale, causa un’insopportabile “pompata pomposità”.

Eppure… Pur risultando a tratti fastidiosa, la pellicola di Sorrentino possiede in nuce un animus contenutistico nobile. Si parla infatti di un intellettuale disilluso e critico nei confronti della vita, della cultura stessa e dall’umanità che lo circonda, in una Roma decadente e deludente, che con la sua triste bellezza fa da contorno ad una società italiana allo sfascio.

Ed è proprio grazie alla critica sociale e culturale che la pellicola sorrentiniana legittima la sua esistenza conquistando le vette più elevate, una denuncia feroce ai cinquantenni/sessantenni italiani, padroni del potere economico e intellettuale, che passano le loro serate tra squallide feste, droghe, sesso e appuntamenti dal chirurgo plastico (inquadrato non a caso dentro un fascio di luce,assurgendo quasi ad un livello divino). Una generazione turpe, dipinta senza alcuna pietà nella sua routine e nelle sue logiche, che ha tradito i propri ideali di gioventù e che ora arranca tra bugie, lusso e falsità. Le sequenze delle feste, in cui vengono inquadrate maschere deformate dal botulino, trasmettono un’intensissima tristezza, in cui Sorrentino affonda raccontando un mondo di vecchi che scimmiottano i giovani, in cui persino il Dj è accompagnato da un quartetto d’archi e il vecchio ed il nuovo si fondono in un ibrido squallido e terrificante (particolarmente significative sono le musiche su cui i protagonisti ballano, remix moderni di canzoni della Carrà).

Ed anche la cultura non viene risparmiata, una cultura malata di autorefenzialismo, che si nutre di se stessa, dove l’arte fa la critica e i critici l’arte, dove il significante si stacca dal significato in un turbinio di “non sense” quasi da mal di testa. Ed a questi mondi di finta cultura, in cui una bambina di 12 anni imbratta in 5 minuti tele di 25 metri e in cui artiste concettuali fanno teatro sbattendo la testa al muro nude, il protagonista si approccia con ironia e scetticismo, cercando si scavare a piene mani in un barile tristemente vuoto, palesando le ipocrisie e le sterili sovrastrutture di un universo di artisti e artistuncoli trito, ritrito e rimasticato.

L’ironia è  una delle chiavi del successo del protagonista (lo scrittore Jep Gambardella), un personaggio davvero ben disegnato, che ama la verità, la schiettezza e la brutalità, e che non esita quindi a far crollare i castelli di carta che lo circondano, un personaggio antipatico ma sincero, una mente brillante arricchita da una sensibilità forte.
In questo minestrone cinematografico, Sorrentino trova lo spazio per far esprimere ,a tratti, il suo personaggio (commuovono i flashback della sua gioventù), un uomo a cui la vita sta inesorabilmente sfuggendo dalle mani, e che vede morire o allontanarsi tutte le perone a cui tiene, e che affronta con filosofica rassegnazione il grande mistero dell’esistenza, alla continua ricerca dell’ispirazione artistica… Della grande bellezza.

Jep prova quindi a cercare di colmare i suoi vuoti spirituali con la religione, ma venendo a contatto con le ipocrisie e il materialismo della chiesa romana (contrapposta dal regista alla figura di una suora consacrata ai poveri e alla povertà), rivolgerà altrove il suo sguardo, ritrovando l’ispirazione nei ricordi dell’amore di gioventù.

Eccezionale la regia, sublime la fotografia, uno dei punti di forza del film. Magistrale la recitazione di Servillo, sufficiente quella di Verdone, mediocre Sabrina Ferilli, apprezzabile più per l’avvenenza fisica che per l’attitudine alla telecamera.

Francesco Bitto

Crozza: "Grillini, dallo tsunami alla secchiata d’acqua"

Copertina anomala quella di Maurizio Crozza, che ha aperto la scorsa puntata di Ballarò con un simpatico siparietto con la Carfagna. Inevitabili i commenti sulle amministrative (“Il PD sta rischiando di vincere, non sarebbe l’ora di chiamare Bersani?“) e in particolare sul ballottaggio tra Alemanno e Marino a Roma (“Si sfidano i candidati di due partiti alleati di governo, è come scegliere tra Superman e Clark Kent: sì, uno ha gli occhiali ma è uguale!“). 
Chiusura polemica sul M5S, fuori da quasi tutti i ballottaggi (“Non esiste più neanche il voto utile: ora potranno organizzare il primo VaffaDay della storia” […] potevano cambiare questo paese ma si sono astenuti“) e su Silvio Berlusconi (“Pensa di rifarsi al secondo turno… o meglio, al secondo grado di giudizio“).

Nokia Lumia 925 ha la fotocamera migliore del Lumia 920 in condizioni di scarsa illuminazione

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E’ tempo di un confronto tra le performance di scatto di due smartphones, che vede come protagonista il Nokia Lumia 925, che consta davvero di una grande fotocamera per un telefono, capace di fare ottime foto in condizioni di scarsa luminosità. Ad ogni modo questa volta il prodotto di punta della compagnia non subirà un confronto con telefoni come l’HTC One, il Galaxy S4, l’Xperia Z e l’iPhone 5. Invece il paragone avverrà con il Nokia Lumia 920, e le differenze sono piuttosto nette.

Come potete vedere da soli nelle fotografie in basso (in cui una è una foto in condizioni di scarsa luminosità, mentre l’altra è una foto di un dettaglio ravvicinato), il Nokia Lumia 925 è capace di acquisire immagini dai colori più naturali rispetto al Lumia 920. Mentre d’altra parte le foto di quest’ultimo forniscono una temperatura colore più fredda. In più, se messe a confronto, le foto del Nokia Lumia 920 sembrano carenti in termini di contrasto, a differenza di quelle scattate con il Lumia 925.

Nokia Lumia 925 (in alto) vs Nokia Lumia 920 (in basso)

Nokia Lumia 925 (in alto) vs Nokia Lumia 920 (in basso)

Fortunatamente, per tutti i possessori di Nokia Lumia 920, la fotocamera dello smartphone riceverà un incremento delle performance in concomitanza con il prossimo aggiornamento del software. Il cosidetto aggiornamento Lumia Amber, che ci si aspetta diventi disponibile dal terzo quarto del 2013, includerà l’applicazione Smart Camera della Nokia che fornirà numerose funzioni ed effetti, supporto per ISO a 3200, scatti a raffica più rapidi, ed il supporto per la radio FM.