La Malinconia di Haruhi Suzumiya: Dove sognare è una religione

Tutti abbiamo avuto quella fase nella nostra vita, nella quale ci siamo resi conto che sognare non fosse più abbastanza, quegli anni dove il cielo comincia a tingersi di nuove speranze, credendo che prima o poi accadrà qualcosa pronto a stravolgere la nostra intera esistenza. Per qualcuno è solo una fase passeggera, ci si sente pronti a porre il proprio cammino nel sentiero della razionalità, sperando che i problemi rimarranno per sempre un inavvicinabile miraggio. Per altri, il prendere coscienza della difficoltà di vedere i propri sogni più assurdi divenire realtà, è solo causa di malinconia, vorrebbero che un alieno squarciasse quel cielo che ti ha tradito e ti mostrasse il volto di un destino che stravolgerà per sempre qualsiasi tuo ideale.
Haruhi Suzumiya è così. Haruhi è una studentessa delle superiori che, nonostante abbia il massimo dei voti in ogni materia e nonostante sia stata dotata di qualità estetiche da far invidia a qualsiasi ragazza, non riesce ad esser felice per quel che ha, per lei la vita è un incessante aspettare che l’irrazionale prenda possesso della monotonia che attanaglia l’intero pianeta: quindi l’imperativo è far ogni follia che le viene in mente per attirare alieni, viaggiatori del tempo, esper o chissà chi altri.

Suzumiya Haruhi no yuutsu (illustrata da Ito e scritta da Tanigawa, edito da Kadokawa Shoten) è una delle opere di maggior successo in Giappone, una light novel convertita in anime e manga, che è riuscita a far incetta di premi e di record (l’unica light novel, nella storia, ad aver venduto più di un milione di copie con un solo volume): le sue ambientazioni fortemente realistiche, divenute vere e proprie mete turistiche, si uniscono in maniera perfetta con una narrazione che va ben oltre il limite dell’assurdo, sforando anche a volte il limite del buon senso, come molti critici han tenuto a sottolineare parlando della saga “Endless Eight”, che è stata la causa primaria della mancanza di commercializzazione all’estero di almeno metà delle puntate dell’anime… ma del resto se non si fossero mostrati audaci e pronti a tutto, per far arrivare perfettamente il messaggio dell’opera, sarebbero stati vittime della monotonia che loro stessi, gli autori, vogliono condannare.

Il logo della Brigata SOS
Ovviamente Haruhi non è sola nella sua avventura: difatti, sfruttando appieno la realtà delle scuole giapponesi, la storia gira intorno le vicende della “Brigata SOS”, un club scolastico fondato insieme al suo compagno di classe (e narratore) Kyon e altri compagni di scuola, apparentemente trovati per puro caso. La figura di Kyon è sicuramente intrigante, egli rappresenta “la voce della concretezza”, il suo compito è far rimanere coi piedi per terra una ragazza che se solo volesse potrebbe distruggere il mondo per ricrearlo secondo il suo volere. Gli espedienti narrativi utilizzati da Tanigawa vanno ben oltre il semplice concetto dell’ “avventura scolastica dove la protagonista è un po’ folle”, tutt’altro, la storia non è quel che ci si possa aspettare e la sua vera natura viene mostrata solo lentamente allo spettatore. Oltre i vari elementi di genere fantastico, la narrazione si sublima grazie a perle filosofiche (“per caso conosci il principio antropico, ne hai mai sentito parlare?” ) e l’importantissima, ai fini della storia, festa giapponese del 7 Luglio, il Tanabata, che aggiungono alla trama elementi imprescindibili che fan arrivare a quello che è il fulcro della storia: l’ Haruhiism.
L’Haruhiism è una “religione” che viene seguita dai più attenti fan della serie, soprattutto nella terra del Sol Levante, che vede la venerazione scherzosa di Haruhi, semplicemente perché lei farebbe di tutto per i propri sogni e, ammettetelo, creare una religione da un anime non è roba di tutti i giorni. La Malinconia di Haruhi Suzumiya è un anime che parla dell’importanza dei sogni, di non metterli mai da parte, a dispetto dell’età, perché qualcuno potrebbe pensare che è da bambini sperare negli alieni o di poter viaggiare nel tempo ma i veri sognatori non si stancheranno mai di mostrare al cielo lo sguardo più folle che hanno, andranno sempre contro tutti i pareri, perché per qualcuno sognare è davvero un dogma.
A.Z.
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Giunge al termine il manga di Evangelion

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Martedì 4 giugno si è conclusa, dopo 18 anni, la serializzazione del manga di Evangelion, pubblicato sul numero 7 della rivista Young Ace edita dalla Kadokawa Shoten. La serie, realizzata ad opera di Yoshiyuki Sadamoto (che è stato anche character designer della serie animata, prodotta dallo studio Gainax e andata in onda, in Italia, su MTV), è stata pubblicata la prima volta su Shōnen Ace, rivista anch’essa edita dalla Kadokawa Shoten, nel lontano febbraio del 1995.

Il manga, sebbene uscito precedentemente all’anime, anche e soprattutto allo scopo di lanciare quest’ultimo (uscito nell’ottobre del 1995), è stato in breve tempo superato in termini di rapidità della narrazione, arrivando al proprio termine ben 17 anni dopo la serie televisiva.
Già nel 2008 era stato annunciato l’approssimarsi del finale del manga e successivamente, nel 2009, è avvenuto il passaggio da Shōnen Ace a Young Ace. Nonostante ciò ci sono voluti altri 4 anni perchè la parola fine venisse realmente stampata. Non è ancora stata annunciata, invece, la data di pubblicazione del 14° ed ultimo volume della serializzazione in monografico.
Sigla della serie Animata
Per celebrare la fine della serie, la copertina del numero di Young Ace dello scorso 4 giugno è stata dedicata alla serie; è stato inoltre allegato alla rivista un poster di Rei Ayanami.