Royal Baby, notizia che sa di Ancien Regìme. Perchè tanto interesse?

Noi crediamo che queste verità siano evidenti, che tutti gli uomini siano stati creati uguali, che siano stati dotati dal loro Creatore di alcuni inalienabili diritti, e che tra questi ci siano la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità

Così recita la Costituzione degli Stati Uniti d’America nel suo apice di liberalità giusnaturalista. E non è difficile capire perchè i rivoluzionari delle Tredici Colonie abbiano deciso, più di 200 anni fa, di staccarsi dalla madrepatria britannica, dove la nascita di un bambino, benchè figlio della famiglia reale, sembra aver scatenato il giubilo più sfrenato. Crisi? Incidenti? Guerre? Carestie? Problemi sociali? Tutto dimenticato: la Gran Bretagna è diventato di colpo lo Stato più felice del mondo, in cui persino le forze armate sfilano sorridenti in onore del bambino, in cui si sparano 103 colpi di cannone, in cui si illumina Trafalgar Square di azzurro per il Royal Baby. Una mobilitazione del genere per un neonato non si vedeva dai tempi di Cristo…

Non si tratta di denigrare la casata, la notizia, l’evento in sè e per sè: la monarchia britannica è sempre e comunque un’istituzione importante a livello mondiale, e la nascita di un erede conferisce ancor più stabilità a una struttura che, seppur in vesti regali, è da sempre faro della storia europea,  Ma ci sembra ingiusto che, in un mondo sempre più sbilanciato, afflitto da problemi di una gravità inaudita, in cui bambini non royal muoiono di fame ogni giorno, l’attenzione dei media sia concentrata, ormai da più di due settimane, su un parto come ce ne sono milioni; che si debba sapere ogni dettaglio, peso, nome, colore, forma, dimensione di un bambino che, appena nato, è già Principe di Cambridge; che la curiosità morbosa della borghesia da ombrellone costringa chi fa del giornalismo il suo mestiere a parlare di pannolini regali e non del nostro futuro.

Non vogliamo fare demagogia spicciola, da bar; nostro unico obbiettivo è far riflettere voi lettori, ammorbati da un torrente di notizie sul Royal Baby, l’unico neonato con più news che giorni di vita. Ci sembra che l’atteggiamento della folla, assiepata sotto la clinica in cui Kate ha partorito, sia un salto indietro della civiltà di 2-300 anni, pre Rivoluzione Francese: plebe in piazza, regnanti sul balcone, nasi all’insù a guardare un piccolo principe, odiato e invidiato ancor prima di aver preso coscienza di essere al mondo. E, lungi dal voler ghigliottinare il piccolo Royal Baby, non vogliamo un nuovo 1789 per spiegare alla gente che i problemi sono ben altri, sopratutto in una fase così critica.

Roberto Saglimbeni

Timothy Archibald cattura l’universo particolare di suo figlio autistico

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia.

Echolilia è un progetto dal valore documentario, carico di emozioni e assolutamente mozzafiato. È stato realizzato dal fotografo statunitense Timothy Archibald, che ha prodotto uno dei migliori servizi sull’autismo, mostrando suo figlio Elia attraverso una toccante serie di scatti.
Le immagini di  Elia raccontano i suoi sentimenti e l’introspettiva interiore del bambino. Sembrano mettere in luce tutte le sue debolezze e la sua spensieratezza, enfatizzando particolarmente questa condizione umana.
Si tratta di una fotografia documentaria veramente intima, onesta, emotiva, struggente, cruda e soprattutto molto bella.
C’è una bellezza innegabile nel modo di mostrare la vita quotidiana di Elia, dove sono i dettagli che danno un senso alla narrazione di una storia dal sapore agrodolce.
Il risultato è l’immedesimazione non soltanto con gli occhi del fotografo, ma anche con il papà di questo bambino. Ciò dà una visione particolareggiata di un argomento complesso come l’autismo.
S. Alessandra Severino: Flickr