Darkman, anti-eroe e introspezione psicologica – Recensione Film

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Darkman è sino ad oggi uno degli esperimenti meglio riusciti di cinecomic, genere filmico ritornato in auge e diventato molto popolare negli ultimi tempi.
Darkman a.k.a.Peyton Westlake.
Ideato e diretto dal grande Sam Raimi, che ricordiamo per film come “La Casa” del 1981 (The Evil Dead) e “L’armata delle tenebre”, si cimenta ancora nei film di genere ma stavolta non parliamo di horror, ma di cinecomic. 
La pellicola di Raimi risale al 1990, quindi un anno dopo Batman di Tim Burton, dal quale per certi versi è stato influenzato. 
Raimi inizialmente aveva intenzione di girare un film su Batman o The Shadow, ma non essendo riuscito ad ottenere i diritti su questi decide di creare il proprio cinecomic, senza prender spunto da alcun fumetto precedentemente pubblicato: egli crea il proprio supereroe, la sua genesi, i cattivi e la sceneggiatura. Il risultato è una storia originale che si discosta dai canoni classici dei comic-books e per i toni usati è vicino a Spawn. In seguito ad un paio di sequel per il piccolo schermo, verrà ideata una trasposizione a fumetti di Darkman.
Locandina originale.
La trama è semplice. Darkman è l’oscura storia di uno scienziato, Peyton Westlake, dedito agli studi di tessuti e in particolare alla creazione di una pelle che possa essere usata sugli individui che  hanno subito ustioni o casi che richiedano l’intervento di tali tessuti. Il crimine è ben coperto dai ceti più abbienti, i quali sfruttano a loro vantaggio la malavita per agevolazioni nei loro confronti. In particolare, un influente industriale è ben dentro queste losche operazioni. Ma un giorno dei documenti relativi ai suoi rapporti con la criminalità organizzata finiscono nelle mani sbagliate. Julie, la ragazza di Peyto,n viene in possesso di questi documenti e per questo Durant, capo di una banda di malavitosi, va a far visita al laboratorio di Peyton e lo sfigura, immergendogli il viso in un acido e facendo esplodere l’intero laboratorio. 
Peyton sopravvive all’esplosione uscendone ustionato in tutto il corpo e sfigurato. Si risveglierà in una clinica in cui viene sottoposto a particolari trattamenti, che fanno aumentare di molto le dosi di adrenalina che ha nel sangue: così facendo diviene insensibile al dolore ma inizia a soffrire di disturbi alla personalità divenendo una persona iraconda. Nonostante ciò in particolari occasioni riesce a mantenere la lucidità che è propria dello scienziato: fuggito dalla clinica, cerca di riformare uno pseudo-laboratorio nel quale riesce a continuare le proprie ricerche, ed attraverso l’uso dei tessuti di sua invenzione, riesce a creare dei volti umani. La pelle creata in laboratorio purtroppo regge soltanto di notte, in assenza di luce; di giorno resiste solo 99 minuti , per poi liquefarsi.

Ingegno, forza e vendetta sono le forze motrici che lo spingono a lottare contro coloro i quali hanno distrutto la sua vita, e nel tentativo di riottenerla, attraverso l’uso delle sue maschere riesce a mettere uno contro l’altro i suoi nemici.
Infine si renderà conto di non essere più lo scienziato di una volta ma di essere diventato qualcos’altro e che quindi non è più possibile ritornare alla precedente situazione di idillio. Non sarà più Peyton ma Darkman, un anti-eroe cinico, le cui azioni non sono spinte dagli stessi principi ricorrenti nei supereroi, ma dalla vendetta, un senso di rivalsa nei confronti di una determinata classe e sistema.
Prima copertina della trasposizione a fumetti.
Chi ha visto La Casa rimarrà estasiato dai particolarissimi movimenti di macchina operati da Raimi in Darkman, come per il tono serio, ma al tempo stesso velato di ironia e di scherzo che ben si addicono a tale genere filmico. Raimi non giunge mai all’eccesso di uno dei due termini, a differenza dei Batman di Nolan, che vengono caratterizzati da tempi eccessivamente lunghi o dialoghi a senso unico che snaturano il personaggio stesso: Raimi bilancia perfettamente tempi e sequenze narrative, così facendo il film risulta fluido e piacevole.
 Lo spettatore viene gettato in un mondo in cui è presente un “vendicatore” che non usa le canoniche maschere del fumetto, ma i volti della gente, che si cela tra le masse e colpisce il male dall’interno.
È decisamente più umano, più vulnerabile alle debolezze e alla fine non si fa troppi problemi ad uccidere. 
Decisamente un film da guardare, si discosta da ciò a cui siamo abituati a vedere in sala e che nonostante sia del 90 è tecnicamente avanti a pellicole che oggi sono molto popolari.
– Köröshi