Il lato oscuro dell’antichità: Coribanti, Baccanti, culti di Dioniso

La popolazione greca non era esclusivamente dedita alla religione tradizionale e ufficiale, per la quale si allestivano imponenti parate e feste che raccoglievano la cittadinanza. Esistevano bensì sette e gruppi che si dedicavano ai culti più sfrenati e, ai nostri occhi, scandalosi. Questo particolare lato della grecità, anche se spesso accennato, non è mai studiato e compreso e dovere: elencherò le tre correnti/gruppi che meglio fanno capire il carattere di questi culti.
Coribanti: erano divinità minori al seguito di Cibele, la Dea Madre, dea che a partire dal II millennio a.C. si fece sempre più strada nelle civiltà indoeuropee. Inventori della danza orgiastica, i Coribanti si riunivano per ballare al suono di strumenti a fiato e tamburi che riproducevano un ritmo ipnotizzante: la danza e le orge sfrenate insieme servivano a purificare e ad avvicinarsi al dio. L’autolesione rappresentava il culmine del rito. Il culto della Dea Madre/Cibele/Magna Mater si diffuse in numerose zone del Mediterraneo e anche a Roma dove fu vietato in epoca imperiale. Catullo ci racconta nel carme LXIII di come il giovane Attis, preso dal delirio sacro, si fosse evirato durante un rito. 
Baccanti: ce ne parla anche Euripide nell’omonima tragedia. Le Baccanti erano donne seguaci di Dioniso che, in preda al furore, danzavano sfrenatamente e si radunavano nei monti vestendo pelli di animali e suonando vari strumenti per accompagnare le danze (anche esse cadenzate e ipnotizzanti). Quando l’estasi divina arrivava al culmine, per entrare a contatto con Dioniso, laceravano e mangiavano a mani nude l’animale sacro. Nella tragedia di Euripide una baccante dilania addirittura il proprio figlio. 
Culti vari di Dioniso: dio controverso, al quale si fa risalire l’origine della tragedia e al quale si ricollegano culti e riti sfrenati sia in Grecia che a Roma. Durante le cerimonie in suo onore, come anche in quelle sopracitate, lo scopo era quello di raggiungere l’estasi ballando e suonando. Grazie a un rito di iniziazione si passava ad essere un vero e proprio adepto, il quale riteneva di essere posseduto dal dio. A differenza del culto della Magna Mater, a Roma, questo fu sospeso in epoca repubblicana e ripreso in età imperiale: ci giungono numerose testimonianze sulle orge bacchiche svoltesi tra gli strati alti della popolazione.
Dioniso, dio oscuro ed espressione più cruda della civiltà antica, rimane un mistero da svelare: perché per secoli esso fu adorato in segreto e in maniera così sfrenata? Forse esso rappresentava una valvola di sfogo e  la libertà di abbandonarsi, per un po’, alla follia.
Giulia Bitto