L’Uruguay legalizza la marijuana: la coraggiosa scelta di Pepe Mujica rischia di cambiare gli equilibri dell’America Latina

L’Uruguay cambia la storia: nella giornata di ieri la Camera Bassa del Congresso ha approvato una riforma che legalizzerà la coltivazione, la vendita ed il consumo di marijuana, utilizzando modalità finora inedite per la produzione del prodotto e per l’investimento dei ricavi. L’America Latina sta a guardare, cosciente del fatto che l’avventura uruguaiana potrebbe influenzare le politiche adottate dall’intera regione.
Il provvedimento stabilisce con chiarezza che sarà lo Stato a farsi carico della “produzione e regolamentazione” della cannabis: è il primo caso al mondo in cui viene apposto un monopolio di Stato sulla marijuana. I consumatori registrati avranno diritto all’acquisto di 40 grammi al mese, e la possibilità di coltivare privatamente fino a 6 piante di marijuana (previa concessione dell’apposita licenza). La distribuzione del prodotto avverrà privatamente, attraverso farmacie ed attività strettamente controllate dall’ “Istituto di regolamentazione della cannabis”, che si occuperà anche della distribuzione delle licenze ai privati e alle rivendite.
La riforma è stata portata avanti dal “Frente amplio”, vasta coalizione di centro-sinistra che comprende espressioni politiche molto differenti, dai cattolici agli ex tupamaros. Ma la riforma pro-cannabis è stata appoggiata anche da alcuni esponenti del partito conservatore uruguaiano, e da importanti personaggi sudamericani storicamente “avversari” della sinistra, come il liberale e premio Nobel Mario Vargas Llosa. Ovviamente non mancano i detrattori di tutte le fazioni politiche, a conferma di quanto spinosa sia la materia trattata. 
La sensibilità dei popoli sudamericani alla questione della legalizzazione è totalmente diversa da quella europea, per motivi culturali, economici e di legalità. Alcune droghe non sono percepite come amorali dalle popolazioni locali perché parti integranti della vita quotidiana da millenni: è questo il caso della coca in Bolivia, la cui foglia viene tutt’oggi usata dalla popolazione in tantissimi ambiti della vita quotidiana. La droga e la tossicodipendenza costituiscono realtà diversissime da quelle nostrane, ed è necessario più di uno sforzo per carpire appieno le differenze culturali (e a breve anche legislative) che intercorrono tra i due continenti.

Il presidente Mujica, uno dei principali promotori della riforma
I governi sudamericani devono fare i conti anche con l’ingombrante presenza dei narcos, la violentissima mafia della droga. Da decenni i narcotrafficanti sono radicatissimi nel territorio, e rappresentano una delle peggiori piaghe sociali ed economiche dell’America centromeridionale: alcuni Paesi dell’area combattono una vera e propria guerra coi cartelli della droga, sottraendo così energie e denaro allo sviluppo economico. In Messico, la violenza dei narcos riduce il PIL dell’1% all’anno.Ed è proprio questa scomoda presenza uno dei principali motivi per il quale l’Uruguay sta legalizzando la marijuana: essendo una delle droghe maggiormente vendute, essa costituisce per i narcos un’immensa fonte di ricchezza e di influenza sulle popolazioni, divenendo spesso anche un “grimaldello” per il passaggio al consumo di droghe più pesanti. 
Nonostante le casse dell’Uruguay siano da tempo in crisi, lo Stato non guadagnerà un centesimo dalla produzione della cannabis. Il ricavato del nuovo “business” statale sarà infatti reinvestito nella lotta alla tossicodipendenza, e nella produzione di nuovi medicinali anti-cancro. Il governo conta inoltre, attraverso la legalizzazione, di aumentare considerevolmente le sue informazioni sul mercato delle droghe pesanti e sull’esatto numero di tossicodipendenti presenti nel Paese. 
Messico, Salvador, Bolivia, Uruguay: sono solo alcuni degli Stati che si stanno muovendo in direzione della legalizzazione per necessità, dopo aver fallito per decenni nel combattere il problema attraverso il proibizionismo. Messi con le spalle al muro da un contrabbando fortissimo, che causa la morte di decine di migliaia di persone all’anno e che rallenta in maniera massiccia lo sviluppo delle economie locali. Restano leciti i dubbi sulle implicazioni sanitarie di un uso regolare della marijuana: la comunità scientifica è spaccata nel valutare l’impatto del THC sul cervello, e mentre alcuni affermano che la sostanza dia meno dipendenza del tabacco e provochi meno danni di quest’ultimo, altri si soffermano sui consistenti effetti collaterali che essa può provocare nei consumatori, specialmente in quelli più giovani.
Giovanni Zagarella
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Film in uscita nel mese di Giugno 2013 pt.1 – Rubrica Tutti al cinema!

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La seconda parte dell’articolo a questo link: Film in uscita nel mese di Giugno 2013 pt. 2

After Death – Dopo la fine del mondo

(Uscita in sala: 6 Giugno 2013)

Regia: M. Night Shyamalan
Nazione: USA
Genere:  Fantascienza
Il capitano Cypher Raige (Will Smith) e il figlio Kitai (Jaden Smith), rappresentanti di un’umanità futuristica trasferitasi su Nova Prime, si trovano catapultati sulla Terra in seguito a un incidente spaziale. Sul pianeta, abbandonato 1000 anni prima in seguito a delle catastrofi, la vita si è evoluta in modo ostile per gli esseri umani, tanto da costringere padre e figlio a una lotta senza quartiere per la sopravvivenza.

In un film che si preannuncia epico per effetti speciali, ambientazioni e tematiche, la coppia padre-figlio Smith regala una storia a metà tra “Il pianeta delle scimmie” e “Io sono leggenda“: niente di memorabile, certo, ma sicuramente un film gradevole, pieno di azione, che saprà regalarci due ore di coinvolgente divertimento. Da attenzionare, al di là delle prevedibili denunce ecologiste sottese alla trama, l’interpretazione di Jaden Smith che, a soli 15 anni, si trova già ad essere una star di Hollywood. Riuscirà a ripetere l’ottima interpretazione di “La ricerca della felicità” o continuerà sulla falsariga dei duetti con Justin Bieber? Alla Terra l’ardua sentenza.

The Bay
(Uscita in sala: 6 Giugno 2013)

Regia: Barry Levinson
Nazione: USA
Genere: Fantascienza

Una piccola cittadina della costa orientale è sconvolta da una catastrofe: l’acqua, fonte primaria per l’economia della comunità, presenta infatti altissimi tassi di tossicità. Pur di non turbare la quiete degli abitanti, il sindaco decide di far passare il tutto sotto silenzio: un errore che pagherà a caro prezzo, dato che un virus prenderà il controllo degli abitanti della città, trasformandoli in mutanti. 
The Bay affronta tematiche viste e riviste al cinema, sopratutto negli ultimi anni, e la sua rilevanza non sta infatti nella trama, bensì nella tecnica narrativa. Con una scelta affine a quella del celebre “Paranormal Activity” la storia si sviluppa in una concatenazione di filmati amatoriali, chiamate al 911, foto scattate dai cellulari, in una parvenza di realtà in prima persona che conferisce alla tragedia degli infetti una dimensione ancor più angosciante e cinematograficamente produttiva.
Il cast è composto per lo più da doppiatori alla loro prima esperienza dall’altra parte della cinepresa.

Paulette
(Uscita in sala: 6 Giugno 2013)

Regia: Jérome Enrico
Nazione: Francia
Genere: Commedia

Scordatevi ferri, calze e fiere del dolce: da Giugno 2013 le nonne di una volta lasciano spazio a Paulette, nuova “eroina” di una commedia destinata al successo. L’anziana signora (interpretata da Bernadette Lafont, già attrice-feticcio di Francois Truffaut) vive alla periferia di Parigi cercando di sopravvivere con la sua misera pensione, Poi, un giorno, l’idea: vedendo alcuni ragazzi intenti a spacciare intorno al suo palazzo decide di iniziare a vendere cannabis, sfruttando le sue doti di pasticciera per ampliare le potenzialità dell’attività. Il tutto in un susseguirsi di vicende comico-paradossali tipiche della commedia francese e rilanciate, recentemente, da “Quasi amici“.

Addentrandosi nel sottobosco di una Parigi non da cartolina, il quasi esordiente Enrico riesce a cogliere il senso buono e divertente del clima delle banlieues, scosse, in tempo di crisi, da esclalation di violenza e criminalità. E, in attesa di poter vedere la versione integrale, ci accontentiamo di un trailer dal quale si capisce il messaggio: se lo Stato manca, ci si arrangia…

Roberto Saglimbeni