Accorinti e le Forze Armate: era giusto pronunciare quel discorso?

Ventiquattr’ore dopo il controverso discorso del sindaco Renato Accorinti in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Messina stenta a tornare alla normale vita di tutti i giorni. L’opinione pubblica, spaccata tra irriducibili Accorintiani ed inferociti detrattori del sindaco, si sta ancora dando battaglia a suon di articoli ed opinioni, sia sui giornali locali che sui social network. E la polemica non accenna minimamente a calmarsi. 
In aperta polemica con le Forze Militari e con la cerimonia stessa, Accorinti ha pronunciato un appassionato discorso in favore della pace e dello smantellamento degli eserciti, e ha poi posato davanti ai fotografi con in mano una bandiera della Pace adornata con l’articolo 11 della Costituzione. Un gesto dal fortissimo contenuto polemico, che ha spinto il Generale Ugo Zottin ad abbandonare anzitempo la cerimonia e che ha scatenato l’astio di una parte del pubblico. Gli animi si sono scaldati così tanto da obbligare la DIGOS ad intervenire per fermare alcuni “riottosi”, particolarmente innervositi dall’atteggiamento del sindaco.

Nell’analizzare meriti e colpe di Renato Accorinti e del suo discorso va innanzitutto sottolineata la coerenza del Primo Cittadino, che ha agito in piena sintonia con la propria storia personale ed il proprio carattere. Lo “show” messo in piedi ieri era ampiamente pronosticabile già in campagna elettorale: sono stati proprio l’atteggiamento rivoluzionario e la discontinuità dalla vecchia élite politica messinese a permettere ad Accorinti di vincere le elezioni. Il gesto di ieri, che va di pari passo con le altre “particolarità” della sua amministrazione, è un gesto di coerenza con ciò che i cittadini hanno votato. 
La coerenza accorintiana si nota anche nel contenuto del discorso pronunciato. Pace, smantellamento degli arsenali, abbattimento delle frontiere: tutte cose dette, ridette, e che già si conoscevano del pensiero del Primo Cittadino messinese. Se ieri Accorinti avesse lodato le Forze Armate ed il loro ruolo nella società contemporanea, come ci si aspettava che facesse, i media locali ed i suoi avversari avrebbero ugualmente gridato allo scandalo.

Il fatto che Accorinti sia stato coerente non implica, però, che le sue gesta vadano apprezzate in toto. La giornata di ieri serviva anche a ricordare il sacrificio dei tanti soldati italiani morti durante le due guerre mondiali: tempi in cui la leva obbligatoria e la follia delle nazioni mandarono al macello decine di milioni di uomini, molti dei quali italiani e siciliani. Nonostante un omaggio iniziale ai “morti per la libertà”, le successive parole e gesta di Accorinti hanno completamente oscurato il messaggio che la commemorazione voleva lanciare. A dimostrazione di come la sede ed il momento non fossero quelli adatti per pronunciare un discorso di tale fattura.
Pur comunicando un messaggio giusto, estremamente positivo e coerente con la propria storia personale, il sindaco ha sbagliato nelle modalità e nei metodi di comunicazione dello stesso, trasformando un rito puramente formale in uno scontro tra opinioni ed idee differenti. Allo stesso modo appaiono assurde e fuori luogo le critiche di Giampiero D’Alia, che ha addirittura parlato di “provocazione demenziale e inopportuna”, tradendo il suo eccessivo coinvolgimento nelle ultime elezioni comunali, che hanno visto il suo schieramento sconfitto proprio da quello di Renato Accorinti. Non bisogna tuttavia sorprendersi: quello visto ieri nient’altro è che Renato Accorinti, coi suoi pregi ed i suoi difetti mai nascosti, ma anzi esposti e resi ben visibili ai cittadini che lo hanno votato. E che lo hanno voluto a Palazzo Zanca.


Giovanni Zagarella

Annunci