‘1934’ di Alberto Moravia – Recensione Libro

“È possibile vivere nella disperazione e non desiderare la morte?”

Lucio, un trentenne antifascista laureatosi con una tesi su Kleist, si pone proprio questa domanda durante le sue vacanze a Capri, dove ha intenzione di tradurre alcuni racconti dell’autore tedesco e riflettere sulla condizione di eterno dolore a cui l’uomo è destinato. Il suo bizzarro progetto è quello di “stabilizzare la disperazione”, ovvero renderla una banale consuetudine a cui l’uomo dovrà arrendersi, senza cadere nella ‘trappola’ del suicidio.

Le intricate riflessioni di Lucio sono però interrotte, fin dal viaggio in traghetto verso Capri, dalla presenza di una ragazza, che sembra osservarlo con curiosità e sconforto. L’uomo è immediatamente attratto sia dall’aspetto fisico della giovane – si tratta di una minuta ragazza tedesca dai capelli rossi – che dal suo sguardo colmo di malinconia. Lucio tenta invano di avvicinarsi alla donna e parlarle; lei, tuttavia, sembra non volere altro che il silenzio, colmo di giochi di sguardi dal significato incerto. Questo gioco di occhiate, silenzi e turbamenti farà nascere tra i due un amore tanto vivo quanto funesto. Beate (così si chiama la ragazza, come scoprirà il protagonista dopo mille tentativi di avvicinamento) è come Lucio molto appassionata a Kleist, tanto che arriva a chiedere all’uomo, con taciturni ed ambigui stratagemmi, di compiere un folle gesto, imitando l’autore tedesco: un suicidio a due, così come Kleist ed Enrichetta Vogel avevano fatto nel 1811.

Moravia esplora la mente del protagonista che, impaurito ma al tempo stesso affascinato dall’insolita proposta, vorrebbe scoprire qualcosa di più sulla vita della ragazza. E non è il solo, Lucio, a voler conoscere le motivazioni che hanno spinto Beate a questo audace progetto: il lettore, tra uno sguardo sfuggente della ragazza e un pensiero tormentato dell’uomo, non può fare altro che chiedersi, per pagine e pagine, quale mistero si nasconda dietro gli occhi tristi di lei. La narrazione subisce all’improvviso una totale svolta quando, nel momento più inaspettato, appare una gemella di Beate, a lei opposta per quanto riguarda il carattere ma fisicamente identica. Lucio, ritrovando in lei i tratti dell’amata, imparerà a conoscerla e, di conseguenza, a conoscere Beate. Nella seconda parte del romanzo l’identità delle due donne e la loro evidente opposizione sarà continuamente messa in dubbio, fino ad arrivare a un tragico quanto inaspettato epilogo.

Moravia riesce, dietro a riflessioni filosofiche e tormentati pensieri, a catturare continuamente l’attenzione del lettore con piccoli particolari o indizi, che non fanno altro che accrescere il senso di mistero ed inspiegabilità tipico di tutto il romanzo. L’autore è poi molto abile nel fondere più generi letterari, senza per questo risultare dispersivo o pesante: 1934 potrebbe essere considerato un libro storico per i molti richiami al fascismo e al nazismo, fra tutti il titolo, ovvero l’anno della notte dei lunghi coltelli; un libro filosofico per le numerose riflessioni sulla vita e sulla morte, sulla disperazione e sul piacere; un romanzo erotico per quanto riguarda gli incontri, veri o soltanto immaginari, tra Lucio e le due gemelle; e, perché no, anche un thriller per certi versi, data la continua suspense che Moravia riesce a creare.

La vera bellezza del romanzo sta nelle pagine dense di pensieri che, pur ripetendosi, travolgono il lettore. Chi legge infatti non può fare altro che immedesimarsi in Lucio e chiedersi: “io, al posto suo, cosa avrei fatto?”