Kurt Cobain, l’alieno a fumetti

When I was an alien cultures weren’t opinions” gridava l’inizio di Territorial Pissings in Nevermind. Questo in parte spiega il titolo di “Kurt Cobain – Quando ero un alieno“, la graphic novel che ha preso vita dall’idea di Danilo Deninotti e Toni Bruno e che ci propone un’immagine insolita del frontman dei Nirvana, nelle librerie dal 14 novembre.

Al posto del capellone spettinato con la camicia a quadri c’è un bambino biondo pieno di fantasia che, come suggerisce il titolo, crede di essere un alieno e che, prima o poi, volerà in luoghi lontani con un’astronave.
In una serie di immagini sui toni del grigio, quella che sembrava essere la pura fantasia di un bambino si rivela sempre più reale. L’adolescenza, l’avvicinarsi alla musica, l’incontro con i futuri compagni di avventura Dave Grohl e Krist Novoselic, oltre a quello con storici gruppi come Melvins e Sonic Youth che segneranno per sempre la sua creatività: questo è il percorso di Kurt che intanto inizia a perdersi, a diventare, appunto, l’alieno che noi conosciamo.
La storia ripercorre la vita di Kurt Cobain, quindi, prima del successo, prima di diventare un idolo per qualcuno, o semplicemente l’ennesimo rocker depresso e drogato per qualcun altro.

Potrebbe sembrare riduttivo leggere nella fretta di qualche tavola l’esistenza di un personaggio di così grande importanza per la storia del rock: lungi dall’accostamento con le più impegnative biografie che tentano di ricostruire la storia del mito, in questo libro si ritrova la più sensibile vita di un ragazzo difficile, alieno e alienato, che fa a botte con il mondo, come ogni adolescente. Un Kurt molto più vicino al nostro pianeta di quanto non pensasse egli stesso.

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Il fotografo Mario De Biasi, uno dei padri del fotogiornalismo Italiano

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia

Mario De Biasi, uno dei padri del fotogiornalismo italiano, si è spento ieri (27 maggio) a Milano.

Dopo aver letto la sua biografia, a fine articolo trovate una bellissima intervista (documentario) a Mario De Biasi realizzata da Virginia Zullo.
Fotografo polivalente, dopo la giovinezza trascorsa a Belluno si trasferisce a Milano; con la rivista Epoca nel 1953 ha iniziato la propria carriera in veste di fotoreporter, durata fino agli anni ’80. Durante questo trentennio ha effettuato reportages da diversi paesi. Tra questi si ricordano quello sulla rivolta d’Ungheria del 1956, le immagini della New York negli anni Cinquanta e ritratti come quelli di Marlene Dietrich, Brigitte Bardot e Sofia Loren.
Ha esposto nella mostra “The Italian Metamorphosis, 1943-1968” e una sua opera è stata utilizzata come manifesto ufficiale della manifestazione; nel 1994 la sua foto “Gli italiani si voltano” (in cui è ritratta, di spalle, una giovane Moira Orfei) è stata esposta al museo Guggenheim di New York.

De Biasi si è occupato prevalentemente di cinema, architettura e natura, ha tenuto negli anni mostre e workshop. Diversi libri ha pubblicato e ne ha ricevuto premi e riconoscimenti (fra questi, il Premio Saint Vincent per il Giornalismo, nel 1982 e, nel 2003, il titolo di Maestro della Fotografia Italiana, massima onorificenza della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (che, lo stesso anno, gli ha dedicato una monografia). Il 7 dicembre 2006, su proposta dell’Assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, il Comune di Milano gli conferisce la sua massima onorificenza, l’Ambrogino d’oro, con la seguente motivazione: “Bellunese di nascita, ma vissuto quasi sempre a Milano, Mario De Biasi è uno dei decani del fotogiornalismo italiano. Quando inizia la sua ‘ricognizione’ fotografica nella Milano del Dopoguerra è capace di far comprendere l’evoluzione dei costumi e il dinamismo della metropoli. Con le sue immagini offre una chiave di lettura di una città che in quasi sessant’anni subisce trasformazioni tanto significative da renderla spesso irriconoscibile. Da autentico milanese d’importazione, De Biasi, amando profondamente la nostra città, ha saputo interpretare ogni suo piccolo mutamento, ogni magico istante, tutte le realtà più genuine e le luci di una Milano che non ha età.
Nel 2007 queste immagini furono esposte e nacque Forma – Centro Internazionale della Fotografia di Milano – la mostra Racconti d’acqua e di vita – Fotografie di Mario De Biasi dal 1948 ad oggi.
Si spegne il 27 maggio 2013 all’età di 89 anni, nella clinica milanese in cui era in cura già da tempo. Proprio poche settimane prima in occasione del Photoshow 2013 di Milano gli era stato dedicato il “Premio alla Carriera” per la sua capacità di raccontare i grandi eventi, ma anche per la sensibilità e la delicatezza con cui si è sempre accostato alle piccole realtà che ha incrociato nel suo cammino.

BLOW UP – MARIO DE BIASI – prima parte

BLOW UP – MARIO DE BIASI – seconda parte