Uccise la moglie nel 1990, salvato dalla prescrizione

Una sentenza che farà discutere quella del tribunale di Pescara, che ha “salvato” dal carcere Giulio Morrone. L’uomo, marito di Teresa Bottega, scomparsa nel 1990, era stato formalmente incriminato dopo che la sua confessione a un parroco, nella quale testimoniava di aver ucciso la moglie, era stata rivelata dal curato a un terzo che poi l’avrebbe inoltrata agli investigatori, portando così alla riapertura di un vero e proprio “cold case”. Oggi, tuttavia, la sentenza lo libera dalla giusta punizione detentiva in quanto il giudice, non riconoscendo l’aggravante dei futili motivi, ha fatto sì che il reato, incredibile a udirsi, cadesse in prescrizione, nonostante il PM avesse chiesto per Morrone 16 anni.
La confessione di Morrone, resa ai PM, è di una crudezza sconcertante:”Avevamo litigato per l’ennesima volta, le ho stretto le mani intorno al collo e ha smesso di respirare. L’ho lasciata lì, ho accompagnato il bambino a scuola e poi sono tornato a riprenderla. Ho messo il corpo in un cesto, l’ho caricato nel bagagliaio, ho guidato a lungo e a un certo punto mi sono fermato a Bombeno, non so perchè, non ricordo molto ma il cartello sì. Poi ho buttato il cesto in un canale o in un torrente e me ne sono andato”. Tutto questo, tuttavia, non è bastato per evitare l’ennesima barbarie della giustizia nostrana, che è riuscita ad evitare il carcere a un uomo che in modo efferato ha posto fine alla vita della moglie, fingendo poi che la stessa fosse fuggita all’estero o chissà dove con un altro uomo. Le indagini, ora, si concentrano sulla ricerca del corpo: purtroppo il colpevole resterà sostanzialmente impunito.
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