Torino – Servizio Fotografico sulla Manifestazione dei Forconi del 09/12/2013

Eccovi una carrellata di immagini della manifestazione dei forconi a Torino del 9 Dicembre 2013. Le foto si commentano da sole ma se voleste approfondire vi rimando a questi articoli:
Le foto che state per vedere sono state gentilmente offerte da Mirko Isaia: se voleste vedere per intero i suoi lavori potete trovarli sul suo profilo flickr.

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Forconi: Disagi in tutto il paese, scontri a Torino, ferito un carabiniere, attaccati anche i giornalisti

E’ partita la protesta dei “Forconi” e lo scenario non è proprio dei migliori.

Questa mattina si sono svolte manifestazioni e presidi in tutta Italia e la situazione si è subito fatta incandescente.
A Torino il centro della città è stato preso d’assalto e negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine un carabiniere è stato ferito ad una gamba.
Agli scontri pare abbiano preso parte anche degli ultras della Juventus che si sono uniti ai manifestanti. Il presidio si è poi diretto verso la stazione di Porta Nuova bloccando la circolazione ferroviaria per circa un’ora.

Aggrediti i giornalisti e gli operatori tv: Un gruppo di manifestanti si è scagliato contro dei cronisti con insulti, minacce e spintoni e una stazione mobile di Sky è stata distrutta. Scontri anche davanti al palazzo della Regione Piemonte dove è si è scatenata una sassaiola ai danni degli agenti di polizia che erano di guardia.

Presidi anche a Roma dove hanno preso parte alla protesta anche le associazioni Pro Stamina.

Nella notte nella capitale sono stati fermati 5 militanti di Forza Nuova che cercavano il picchetto dei manifestanti.

E sulla preoccupazione espressa dal Viminale riguardo al pericolo di infiltrazioni dei gruppi di estrema destra Mariano Ferro, leader dei Forconi, risponde così: «saremo noi i primi poliziotti e allontaneremo dai presidi eventuali gruppi estremisti, che fanno solo il gioco del sistema. Purtroppo è un pericolo reale- ammette poi Ferro – ma a questo penseranno le forze del’ordine».
Traffico bloccato anche nel centro di Firenze mentre a Bologna i manifestanti chiedono di parlare con i dirigenti di Equitalia.
“Siamo cittadini stanchi” -dicono gli organizzatori della protesta che, in seguito, si sono recati al palazzo comunale e hanno bloccato lo svolgimento del consiglio.
Disagi e blocchi autostradali si registrano in quasi ogni regione d’Italia ma a parte gli avvenimenti di Torino la situazione nel resto del paese pare essere sotto controllo.

Antonio Saggese

Vi consigliamo di dare un’occhiata al Servizio Fotografico sulla Manifestazione del 09/12/2013

Tensioni nella capitale: disoccupati campani irrompono nella sede del Pd

Intorno alle 14 di questo pomeriggio una cinquantina di persone, tra disoccupati e cassaintegrati napoletani, sono entrate nel quartiere operativo del partito democratico al largo del Nazzareno, nel centro di Roma.
«L’obbiettivo era occupare la sede del Pd – hanno spiegato gli autori del gesto –  per far sentire la nostra voce. Questa situazione è inammissibile».

Alla base delle rivendicazioni dei manifestanti c’è la mancata risoluzione della vertenza che interessa circa 3mila persone, i cosiddetti disoccupati Bros (il progetto Bros prevedeva un sussidio di sostegno per quei soggetti che hanno difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro) che proprio nella giornata di oggi doveva essere discussa in un tavolo interistituzionale nella sede del Ministero del Lavoro.

Un incontro tra Comune, Provincia, Regione e ministero in cui si sarebbero pianificate delle strategie di reinserimento per i migliaia di ex corsisti Bros, che dal 2011, da quando è diventato presidente della regione Campania Stefano Caldoro. Poi il nulla di fatto del ministero e la rabbia dei disoccupati,circa ottocento, che in pullman hanno raggiunto Roma per urlare la propria disperazione.
La situazione, dopo qualche colluttazione tra i manifestanti e chi in quel momento occupava la sede del Pd è tornata alla normalità, ma il bilancio della giornata racconta di manifestanti feriti, tra cui anche molte donne, due agenti contusi e 46 finiti in commissariato per accertamenti.

Antonio Saggese

Libia: le milizie sparano razzi sulla folla, decine di morti e 400 feriti

La Libia piomba di nuovo nel caos. Nella giornata di ieri, Tripoli è stata scossa da nuovi scontri tra manifestanti ed esercito, che hanno causato 32 morti ed almeno 390 feriti. I numeri, diramati dal Ministero della Salute libico, non sono definitivi e sono in aumento. 
I manifestanti hanno marciato ieri sulla capitale libica, chiedendo il definitivo scioglimento delle milizie che ancora imperversano per la città: anche dopo la caduta di Muammar Gheddafi, infatti, le bande armate che avevano combattuto la guerra civile sono rimaste unite, si sono rifiutate di consegnare le armi e hanno spesso avanzato richieste di indipendenza. I dimostranti chiedevano che venisse applicata la legge n°27, che prevedeva l’assorbimento delle milizie all’interno dell’esercito regolare o, in caso di rifiuto, il loro scioglimento. La manifestazione aveva carattere pacifico – come più volte sottolineato dagli stessi manifestanti – ma questo non ha impedito il verificarsi di violenti scontri. 
Arrivati davanti al quartier generale di una milizia tripolina, i manifestanti sono stati subito affrontati dai soldati ed intimiditi. I militari hanno dapprima sparato per aria, poi hanno aperto il fuoco sulla folla utilizzando mitragliatrici pesanti, lanciarazzi e persino un cannone anti-aereo. Dopo l’iniziale fuga, una parte dei manifestanti si è armata ed è tornata indietro per combattere i miliziani; la battaglia è stata fermata dall’arrivo dei carri armati dell’esercito, che hanno cercato di separare i due gruppi mentre ormai la situazione degenerava. 
La giornata di ieri ha dimostrato che i miliziani libici, sospettati di violenze, rapimenti e traffico d’armi, sono ormai incontrollabili. Gli ospedali della città sono nel caos a causa dell’arrivo continuo di feriti, e l’intera città sembra in preda al panico; lo stesso portavoce del Ministro della Salute ha parlato di “confusione totale”. Gli eventi di ieri, sommati ad altre manifestazioni e scontri in tutto il Paese, fanno capire come la situazione della sicurezza sia critica in tutta la Libia, e che il governo di Tripoli ed il premier Ali Zeidan non sono capaci di mantenere il controllo di un Paese allo sbando.

Giovanni Zagarella

La Grecia reagisce al fascismo, ‘decapitata’ Alba Dorata

Pavlos Fyssas, il rapper ucciso lo scorso 17 Settembre da Alba Dorata

Il cambio di rotta era nell’aria. Che la Grecia, nell’affannoso tentativo di uscire dalle secche della crisi, non potesse trascinare con sé la zavorra di Alba Dorata sembrava ogni giorno più ovvio: la violenza, il terrore, l’ignoranza di questo neofascismo paramilitare erano per Atene un pessimo biglietto da visita. Ma l’omicidio di Pavlos Fyssas, rapper 34enne, e le minacce di dimissioni di massa (vi ricorda qualcuno?) hanno fatto sì che quello che resta dello Stato di Diritto, travolto dalla miseria e dalla fame del popolo, desse un ultimo, letale colpo di coda. Nella notte tra ieri ed oggi sono infatti finiti in manette il leader di Alba Dorata, Nikos Michaloliakos, il portavoce Ilias Kasidiaris e 36 militanti, tra i quali ben 13 parlamentari su 18 (2 sono attualmente in latitanza). Un colpo mortale alla testa del gruppo, che nei mesi scorsi sembrava destinato a prendere le redini della Grecia con una svolta autoritaria.

Sono state le minacce di dimissioni a spingere il governo e la polizia ad agire contro Alba Dorata, i cui esponenti erano già sospettati di essere i mandanti dell’omicidio del giovane rapper. In un momento in cui una crisi istituzionale avrebbe di fatto ostacolato l’arrivo degli aiuti economici dall’UE la miopia politica di Alba Dorata stava facendo rischiare troppo il premier Samaras. Azione giudiziaria o repressione politica? Probabilmente entrambe: un’ultima alleanza di forze democratiche nel tentativo di salvare la Grecia.

Michaloliakos esegue il saluto romano a un raduno di neofascisti

In attesa dei processi i militanti di Alba Dorata si stanno radunando in queste ore sotto le sedi della polizia, e non è difficile che si arrivi a scontri. 

Fonti dei servizi segreti, riportate in queste ore sui quotidiani, segnalano infatti come siano stati individuati numerosi campi di addestramento di Alba Dorata in tutto il paese, nonché di come vi siano le prove del coinvolgimento diretto di esponenti di spicco del partito in  violenze perpetrate in questi mesi ai danni delle minoranze etniche. Di certo, ad Atene, la situazione rimane tesa. Ma, per la prima volta dopo anni, la Grecia sembra abbastanza forte da fare fronte comune contro una vera e propria minaccia interna.
Roberto Saglimbeni