Angry Birds Go! : Il gioco dove il più ricco vince

Il nuovo gioco di corse di Rovio, Angry Birds Go!, non ancora in commercio salvo per la Nuova Zelanda, non ha mezze misure: le micro – o dovrei dire macrotransazioni – arrivano a superare addirittura i 100$ per una vettura sbloccabile.
Il titolo è un free-to-play e presenta un sistema di compravendite che sfrutta due valute, l’una ottenibile in game e l’altra con soldi reali.
Purtroppo le auto più potenti potranno essere ottenute soltanto attraverso il proprio portafogli e il giocatore che decidesse di saltare questo passaggio upgradando la macchina che più gli piace sarà sempre svantaggiato rispetto al player pagante; la Big Bang Special Edition, ad esempio, costa ben 125$.

Cosa ne pensate di tutto ciò? Siamo davvero arrivati al punto in cui i videogiochi e gli utenti sono diventati nientemeno che un succoso frutto da spremere fino all’ultima goccia?
È corretto privare il giocatore della soddisfazione di sbloccare oggetti e utensili con impegno e perseveranza proponendogli – anzi obbligandolo – a spendere ancora e ancora?
Il mondo videoludico si sta incupendo sempre di più.
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Ubisoft snobba l’ottimizzazione dei propri titoli su PC

L’associate producer di Assassin’s Creed IV: Black Flag, Sylvain Trottier, ha recentemente dichiarato che, a suo parere, l’ottimizzazione su PC è marginale in quanto non si dispone di un hardware fisso come nelle console.

Le nuove piattaforme sono molto più vicine ai PC, quindi i miei ingegneri hanno potuto fare la ricerca e lo sviluppo su PC, e sapevamo che la cosa avrebbe funzionato facilmente con le console next-gen. Certo, serviva adattarla, ma funzionava tutto“, dichiara il producer.
È sempre una questione di compromessi riguardo gli effetti, l’aspetto che ha e le performance che richiede al sistema. Su PC, solitamente non devi preoccuparti delle performance, perché l’idea è che se non sta andando abbastanza veloce, compri una GPU più prestante. Quando lavori sulle console, invece, non puoi avere questo tipo di approccio […]“.
Dalle parole di Trottier, quindi, i PC gamer possono trarre le dovute considerazioni, tenendo presente che non si tratta di un’oasi nel deserto ma che le discutibili politiche di Ubisoft verso il pubblico vengono più o meno apertamente condivise anche da altri noti publisher.
Non c’è da stupirsi se, a fronte di dichiarazioni come queste, l’appeal dell’azienda franco-canadese verso il pubblico pcista diminuisca ancor di più e i software di filesharing si riempiano di versioni piratate di giochi davvero malamente ottimizzati come gli Assassin’s Creed, Far Cry o i nuovi Splinter Cell.